Fortini · Lettera n. 935
Franco Fortini a Giovanni Giudici, 28 maggio 1980
Caro Giovanni, rileggo su "Sul Porto" il tuo Da un banco. Posso darti un consiglio? Contro il paleocomunista potrebbe far credere che i sorridenti padreterni ti credano tale e che tu accetti ironicamente quella qualifica. Non la meriti davvero, non sei mai stato un paleocomunista ma semmai un comunista moderno. Dovresti correggere. A fortiori, eviterei quel Mia patria è il mondo intero, quasi alla lettera ritornello di un canto anarchico, poco conciliabile col comunismo, paleo o neo. E mio ideale è la decenza? Ma non è vero! Lo dico a tuo onore. Capisco che sia un ideale per il personaggio dell'ultimo banco ecc. ma non puoi non sapere che la parola è diventata un luogo etico-letterario, mala traduzione di decency, con Montale. Ora, in quel punto del poemetto, che vibra di sdegno e d'enfasi, è questo il senso che sembra darsi a decenza o quello piccolo-borghese del personaggio? Sta [a] te, non al lettore, scegliere… tuo
Franco Fortini
P. S. Il Varchi muore nel 1565 e il Tasso a Sant'Anna ci va quattordici anni dopo. Purtroppo neanche uno dei Cruscanti che lo tormentarono, né degli altri Trombadori e Pecchioli d'allora, mi risulta bisillabo di cognome. E anch'io sono trisillabo...
Il Luca Lenzini mi ha detto che deve rivedere e compilare quel suo scritto. Poi te lo manderà. È un giovane che merita.