Fortini · Lettera n. 885

Franco Fortini a Giovanni Giudici, 18 ottobre 1978

Caro Giovanni, è molto divertente e riassuntivo e di gran fuoco e smalto formale. Non mi sento ferito, per quel tanto che mi riguarda. Però la parola interlocutore mi identifica forse un po' troppo con il Genio Giustiziere. Voglio dire: chi ti conosce, ci conosce, dice: Ah, Fortini. E allora le tre strofe autoapologetiche (Mia patria … mio errore) lo sono un po' troppo e ne nasce la caricatura, non di me, ma di troppi. [La strofe "In perfetta posizione" è, anche formalmente, proprio brutta. Quei ben piumati si stanno suicidando, altro che storie, anche per colpa mia e tua. Se siamo tutti e due un brusio, se la parola classe te la perdoni solo nel doppio senso – allora venga un Giustiziere, non un Interlocutore, e ci faccia star zitti.]
Con una grande, grande ammirazione per la tua opera di poeta; senza ombra di sospetto e accettando le differenze di temperamento e di storia; solo intervenendo, come con questa lettera, quando è in ballo il rapporto poesia-verità – ti abbraccia il tuo