Fortini · Lettera n. 852

Franco Fortini a Giovanni Giudici, 29 maggio 1976

Caro Giovanni, grazie del libro e della dedica: non ho dimenticato quegli anni e, qua e là rileggendo, li ho trovati in queste pagine. Anzi mi pare che le più vecchie e le più recenti vadano bene d'accordo: il passo, un po' dinoccolato, è sempre il tuo.
Io vorrei tu fossi certo della considerazione molto grande che io faccio del tuo lavoro, soprattutto poetico. Se ti vedo poco e ho qualche difficoltà a parlarti; se posso, fra i denti, lasciarmi andare perfino a un epigramma (l'ultimo finiva: «… giù, bambino / picci piccino.») è perché sono fazioso e settario e non concedo agli altri volentieri quella agilità che nego a me stesso. Tu sei, a tuo modo, coerente; e anch'io. Le divergenze non sono politiche, sono ideologiche o di concezione del mondo. Tu concedi la contraddizione a tutti, io no.* Questo non mi impedisce di volerti bene. Voglimene anche tu e vivi meglio che puoi. tuo

*Non si tratta di giudizi morali ma solo psicologici.