Fortini · Lettera n. 83
Franco Fortini a Elio Vittorini, [25 maggio 1948]
Caro Elio, credevo saresti venuto, poi non ho saputo più nulla. In breve: di tanto in tanto fo qualcosa per le traduzioni francesi: prossimamente ricomincerò a mandar roba a Lachenal (speriamo paghino, poi) , continuo a scrivere diverse cose. Vittorio Foa che è un cervello politico sta combinando a Torino con Balbo ecc. per un settimanale operaio-sindacale-culturale, molto bene fatto e vorrebbe lo facessi con lui, distaccandomi la Olivetti a Torino. La cosa mi piace ma non son troppo persuaso del mio posto in una iniziativa politica senza il fiancheggiamento di amici come te. Adriano Olivetti al quale avevo indicato la possibilità di una piccola pubblicazione periodica letteraria, mi ha fatto comprendere che sarebbe disposto ad aiutarci. Ma vorrei sapere che cosa ne pensi. Ho parlato con Steiner, che farà qualcosa per noi. Perché non vieni qui? O almeno, perché non mi scrivi di quel che fai? Ho sempre pensato che sei di un nobile e feroce egoismo di … creatore, come di usa dire; ma io penso che spesso i libri scritti e da scrivere non tengono troppa compagnia, in vecchiaia. Mi dicono che c’è un premio Saint Vincent con Ungaretti, te, la Ginzburg, Ulisse e altri. Per un libro del ’38. Visto che potrò aspettare fino alla morte un tuo scritto su l’Agonìa (ho avuto una varia e abbastanza buona stampa) pensi che debba chiedere a Einaudi di mandare il libretto? O puoi farlo tu stesso? Come mai non so più nulla dei quaderni Einaudi? Visto che l’ultimo del POLI non esce, potresti girare "Vergogna della Poesia" alla Rassegna? – Insomma, sto preparando un altro volumetto di versi e penso sia pronto per la fine dell’anno; e un libro di discorso teorico di estetica e saggi. – Possibile che non si possa far più nulla? Steiner mi diceva bene delle riunioni degli intellettuali di partito. Tu non c’eri. E ora ti dico: "Bada, che se il modo di essere e di scrivere, ma soprattutto di essere, tuo e dei nostri due o tre amici e mio, già del "Poli", non sarà coerente, in qualche modo, alle premesse della rivista e dei nostri libri, si potrà dire che il POLI eccetera fu uno sbalzo d’umore del letterato Vittorini, amante di situazioni drammatiche fra il ‘43 e il ‘47 e di alcuni ragazzi amanti di situazioni drammatiche, baruffe chiozzotte di letterati in abbraccio finale e vogliamoci bene, rossi e neri, nella Santa Verità Della Letteratura". Tante cose affettuose a Ginetta, anche da parte di Ruth che la ricorda sempre. E tanti auguri per la causa, tuo affezionato
Franco