Fortini · Lettera n. 315

Italo Calvino a Franco Fortini, 28 maggio 1957

Caro Fortini,
mi dicono di scriverti perché ti lagni con noi che Asia maggiore non ha avuto la risonanza che meritava. È infatti una delle tante esperienze tristi del ‘56 quella che i libri che in qualche modo toccano la politica non vengano recensiti e discussi dalla stampa italiana. La politica nei giornali entra come "notizia" o come servizi giornalistici veri e propri. Là dove il libro vuole approfondire gli argomenti del giornale, il giornale gli volta le spalle. Per Asia maggiore abbiamo fatto un lancio ancor superiore a quello che siamo soliti fare a tutte le nostre novità italiane e certo non puoi incolpare noi di negligenza. È un fenomeno generale, purtroppo. Della "Stampa" è inutile parlarne: il direttore non vuole recensioni e gli articoli dei collaboratori letterari (tranne, credo, Bo) restano dei mesi ad aspettare e poi vengono respinti (Antonicelli è il più malmenato da questa situazione).
Vedo nella tua lettera e in una precedente un accento d’amarezza. Ottima cosa: viviamo un’epoca buia, non c’è assolutamente nulla che vada bene e non c’è da consolarsi che nel pensiero della brevità della vita. In questa situazione io sto benissimo, devo dire, e mi abbandono finalmente a una totale misantropia, che scopro corrispondere pienamente alla mia vera natura.
Tu invece mi sembri ancora ansioso di chissacché. Ah, ah! Andrà sempre peggio.
Ho scritto un libro, quello di cui ti parlavo: Il barone rampante, in cui forse sono in parte riuscito ad esprimere questi concetti. È venuto un libro bruttissimo, in confidenza, come appunto doveva essere. Te lo manderò, benché tu non mi mandi i tuoi libri di poesie. Adesso scrivo un altro lungo racconto, tutto diverso, qualcosa tra Henry James e Silvio Guarnieri.
Più le cose del mondo vanno male, meglio si scrive! (meglio nel senso che si scrive e non si ha altro a che pensare, non nel senso che si scrive bene o utilmente. La letteratura è morta). Evviva!

Tuo Calvino

Siamo alla fine di maggio e continua a piovere. Ah, ah!