Fortini · Lettera n. 1081
Franco Fortini a Giovanni Giudici, 20 febbraio 1989
L'incontro
Ghiaccia la pioggia tra luci violette
incontro a un capolinea, a una beatrice?
O, a notte folta, finzioni dilette
di un cine infame, Excelsior, Fenice?
Con le mie voglie in me solo costrette,
com'ero giovane! Come felice!
Uno, che fui e che ora è vento, andava
per le vie di sua cieca anima schiava,
quando, schiusa la bocca sopra i corti
canini radi acuti, ecco una donna
– adusata, o mi parve, agli angiporti –
sull'ampio culo ben tesa la gonna
venirmi incontro a passi lenti e forti
di sé feroce facendo colonna,
di petto immenso e capo altero e come
grevi di bestia sui cigli le chiome.
Con due unghie puntate a mezza vita
m'arrestò, mi squadrò, sorrise appena.
Poi disse: "Tu non meriti salita
tanto al membro ti è flebile la vena.
Esci dal sogno, carne mal fornita,
stolida di vecchiezza e di error piena."
tacque e sparì come va nave in ombra.
E il suo furore la mente mi ingombra.
Se la mente mi ingombri, immagine empia
di un me che contro me sempre si avventa,
secca è ancor la lingua, arde la tempia.
Là nella valle che il nulla tormenta
portami al sangue che la vita adempia,
Ecate cara scarmigliata e lenta!
E un nome avevi, o dea di crine e d'ira,
Carla o Zaira, Isolina o Diomira.
nov. 88
20.2.89
Caro Giovanni,
solo tre giorni fa mi sono comprato in libreria (quei disgraziati non me l'hanno ancora mandato!) il Festbuch cui tu hai voluto contribuire con quella tua nota puskiniana; che mi conferma nell'idea che le versioni d'autore sono atti critici anzi autocritici per aprirsi una via e sfuggire alla anxiety of identity. Grazie e abbiti questo inedito che, come capisci, ti deve (immeritatamente) qualcosa.
Tuo