Leopardi · Lettera n. 931

Mittente
Leopardi, Giacomo
Destinatario
Puccinotti, Francesco
Data
5 giugno 1826
Luogo di partenza
Bologna
Luogo di arrivo
Macerata
Note alla data
Bologna 5 giugno 1826.
Lingua
italiano
Incipit
Mio caro Puccinotti. Credi a me che se nell'ultima lettera
Explicit
Scrivimi, ed amami di cuore, e, se ti posso servire, adoprami.
Regesto

Leopardi rincuora il Puccinotti, spiegando che l’uso del 'voi' e non del 'tu' è stato puramente casuale; allo stesso modo, la mancata sottoscrizione della lettera è indizio di familiarità con l’interlocutore che non ha bisogno di una firma per riconoscere che si tratta di una sua corrispondenza. La lettera poi procede riprendendo i punti sollevati da Puccinotti nella sua del 29 maggio [BL 926], soffermandosi in particolare modo sull’opera di Goethe, e più in generale dei testi tedeschi, tanto originali quanto oscuri e confusionari, pieni di «principii così bizzarri, mistici, e da visionario». L’accenno poi al lavoro di Caterina Franceschi, di gran lunga nota e ammirata da Leopardi, innesca una riflessione ben più profonda sullo stato della letteratura in Italia. A detta di Leopardi, bisognerebbe esortare la Franceschi, e con lei il resto dei letterati, ad abbandonare la poesia e coltivare la prosa e, dunque, la filosofia. Non è il XIX un secolo in grado di far poesia, tanto da ridurla in scherzo e sterile passatempo letterario; al contrario, occorre dedicarsi alle «cose gravi e filosofiche», le sole garanti di una rigenerazione letteraria e civile. Lo scambio si conclude con l’accenno di Leopardi al suo ms. delle Operette Morali, ora a Milano, nella speranza che la censura ne approvi la pubblicazione.

Note

La lettera risponde a quella del Puccinotti del 29 maggio 1826 [BL 926].
Leopardi non fa un ritratto così edificante di Giacomo Ricci, come si legge nella lettera a Paolina del 1 marzo 1826 [BL 852].
La stessa «oscurità» e stranezza qui imputati a Goethe, era riferita a Byron in Zib. 223-225 (23-24 agosto 1820) e Zib. 1848 (5 ottobre 1821). Entrambi sono il frutto di una poesia moderna, sentimentale e non immaginativa, ovvero ispirata dalla natura, come spiega in Zib. 734-735.
Per le letture di Puccinotti di Goethe e Byron, vedi BL 926. Diversi i pensieri riservati a Goethe e Byron, già menzionati nelle prime pagine dello Zibaldone tra il 1819 e il 1820 [per una datazione, PRIORE 2020]; i due autori appaiono citati insieme in Zib. 261-262 (4-5 ottobre 1820), dove il «caldissimo» Werther viene opposto al «freddissimo» Byron, e Zib. 4479 (1 aprile 1929). In quest’ultimo passo, Leopardi tratta del «L’imaginazione ha un tal potere sull’uomo […], i suoi piaceri gli sono così necessari, che, anche in mezzo allo scetticismo di una società invecchiata, egli è pronto ad abbandonarvisi ogni volta che gli sono offerti con qualche aria di novità. – Verissimo. Il successo delle poesie di Lord Byron, del Werther, del Genio del Cristianesimo, di Paolo e Virginia, Ossian ec., ne sono altri esempi. E quindi si vede che quello che si suol dire, che la poesia non è fatta per questo secolo, è vero piuttosto quanto agli autori che ai lettori» (corsivi miei). L’impossibilità di fare poesia, e di tradurla [come si spiega nella nota zibaldoniana 4506], si lega alla necessità di Leopardi di costruire una poetica dove prosa e versi coincidono, come per altro si legge nel Timandro e Eleandro, con il fine urgente − linguistico, letterario e politico» − di fornire «libri italiani dilettevoli ed utili», dove la filosofia non fosse scissa dalla letteratura, la «maniera buona di scrivere» dai «soggetti, importanti nazionali» [LEOPARDI 2021: 97], progetto che in parte viene realizzato con le Operette Morali.
Da qualche mese, Leopardi aveva consegnato il ms. delle Operette Morali allo Stella, con la clausola che, in caso non venisse accettato, gli fosse restituito [BL 906]. Da parte sua, l’editore, che aveva ricevuto le carte intorno al maggio 1826 [BL 916] e ben consapevole degli ostacoli che la censura avrebbe posto, consiglia a Leopardi di pubblicare un saggio nel «Nuovo Ricoglitore», prima dell’edizione integrale «in piccola forma» [BL 925].

Testimoni
  • Roma, Archivio privato Raffaele Garofalo, E.VI.5, 10 Giacomo Leopardi, cc. 1r-2v

    Vedi immagini

    Originale, manoscritto autografo.
    Fogli sciolti, mm 212 x 156.
    Firma autografa, indirizzo presente, timbro postale, segni di piegatura, segno di sigillo.

    Note: Inviata a Francesco Puccinotti, la lettera rimase di proprietà degli eredi del medico marchigiano, fino a quando venne donata, con altri 12 autografi, a Francesco Maria Torricelli, che ne curò l'edizione [cfr. Leopardi 1934-1941, III, 225, n. 1]. Successivamente la lettera entrò nel circuito del collezionismo privato: prima in possesso di Clemente Benedettucci, la lettera venne acquistata dal celebre chirurgo e collezionista romano Raffaele Garofalo. Per le vicende dell’acquisizione e una descrizione del testimone: cfr. MAROZZI 2023.
    Della lettera si trova una copia apografa di mano di Pierfrancesco Leopardi conservato presso Casa Leopardi.

    Il testo della lettera si dispone su cc. 1r-2r.
    Su c. 2v sono evidenti i segni delle piegature, i timbri postali e la traccia del sigillo di chiusura. Al centro, sulla destra, si legge il timbro della collezione Garofalo.
    Filigrana: C A P R A.

    Come evidenzia Gioele Marozzi: «a c. 1r, nell’angolo sinistro in alto, si nota la presenza di un segno realizzato a inchiostro rosseggiante da mano non leopardiana, interpretabile come un «2» successivamente trasformato in «8» attraverso un’appendice aggiunta con un inchiostro differente. Ad oggi i numeri due e otto non trovano corrispondenza nell’ordinamento della lettera entro il carteggio Leopardi-Puccinotti – questa è infatti la quarta delle tredici missive –, ma poiché note analoghe a quella appena descritta sono presenti anche in altri autografi di leopardiane al medico urbinate, è possibile ipotizzare che si tratti di appunti utilizzati per attribuire, peraltro con continui ripensamenti, un assetto cronologico ai vari manoscritti
    leopardiani, alcuni dei quali presentano una datazione composta solamente da giorno e mese, senza esplicita menzione dell’anno» [cfr. MAROZZI 2023; fonte MANUS]

Edizioni
Bibliografia
  • Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
  • Priore 2020 = Roberta Priore, Le prime cento pagine dello Zibaldone di pensieri di Leopardi: studio critico per una datazione, in «L'Ellisse», XV/2, 2020, pp. 71-101
  • Leopardi 2021 = G. Leopardi, Disegni Letterari, a cura di F. D’Intino, D. Pettinicchio, L. Abate, Macerata, Quodlibet, 2021
  • Leopardi 2022 = G. Leopardi, Pensieri, a cura di E. Russo, Milano, Mondadori, 2022
  • Marozzi 2023 = Gioele Marozzi, Percorsi nell'Epistolario di Giacomo Leopardi. La storia e le carte riemerse, Macerata, eum, 2023 (Leopardiana)
Nomi citati

Scheda di Ilaria Burattini | Ultima modifica: 22 gennaio 2026
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/931