Leopardi · Lettera n. 926
- Mittente
- Puccinotti, Francesco
- Destinatario
- Leopardi, Giacomo
- Data
- 29 maggio 1826
- Luogo di partenza
- Macerata
- Luogo di arrivo
- Bologna
- Note alla data
- Macerata 29 Maggio 1826 [precede la firma]
- Lingua
- italiano
- Incipit
- Leopardi carissimo Replico tardi all'ultima tua affettuosissima
- Explicit
- Tu che hai nimicissimo il freddo ne soffrirai non poco. Addio.
- Regesto
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A più di un mese dal precedente scambio, Puccinotti risponde a Leopardi, giustificando il suo ritardo con il desiderio di inviare, insieme alla lettera, una prova di traduzione di Cicerone di Caterina Franceschi. Tentativo poi fallito, a causa del labor limae che la donna riserba al suo testo prima di sottoporlo a Leopardi. Del resto, continua con ironia il Puccinotti, forse influenzato dalla sua confessione di ambizione di scalare le gerarchie accademiche, Leopardi sembra aver smorzato il suo affetto per l’amico, come dimostrerebbe il passaggio dal «dolce Tu» al più freddo e distaccato 'Voi', impiegato nell’ultima lettera [BL 891]. Il medico continua poi informando Leopardi della sua lettura del saggio delle Operette Morali, apparso sull’«Antologia». Puccinotti appare entusiasta dell’opera dell’amico e lo mette in guardia dalle polemiche che i suoi testi potranno suscitare, prevedendo che le discussioni tra Classicisti e Romantici «trincieranno in due parti» Leopardi per portarlo a sostegno della loro causa, senza però cogliere la vera ragione sottesa alle Operette. Un senso che, al contrario, il Puccinotti sembra cogliere bene, come appare dalle sue riflessioni sul misero vero e sul riso che affida alle righe epistolari. La lettera si chiude con un accenno alle recenti letture del Puccinotti, dedicate all’opera di Byron, e a un estratto dalle memorie di Goethe, autore che dice amare, ma macchiato dal servizio presso il Duca di Weimar.
- Note
La lettera risponde a quella leopardiana del 14 aprile [BL 891].
Il seguito alla proposta di Leopardi di affidarle il volgarizzamento del De Amicitia per l’impresa ciceroniana dello Stella, Caterina Franceschi, come appare dalla lettera, sembra essersi messa subito all’opera [cfr. BL 891].
Francesco Puccinotti aveva confessato a Leopardi di ambire a ben più di una cattedra di patologia a Macerata nella lettera del 2 aprile 1826 [BL 883].
Come è noto dalla corrispondenza precedente, Puccinotti lamentava il mancato arrivo del fascicolo dell’«Antologia» del gennaio 1826, dove era apparso il saggio delle Operette [BL 883]. In nessuna delle lettere scambiate in questo torno di mesi, tuttavia, Leopardi fa cenno al timore circa il parere di Giordani; è più che probabile che questa preoccupazione di Leopardi sia antecedente alla consegna del manoscritto delle Operette allo stesso Giordani [BL 820] e che risalga al periodo in cui il Puccinotti ebbe modo di leggere e di discutere con Leopardi dell’opera, quando entrambi si trovavano ancora a Recanati, intorno alla primavera del 1825. Quanto detto, sembra essere confermato dall’accenno al Parini, ovvero Della Gloria, composta nel luglio-agosto del 1824, ma non apparsa nel saggio [lo stesso si è detto per BL 883] e alla domanda sulle ragioni di inversione tra l’ultimo dialogo, il Dialogo di Timandro e di Eleandro, e il primo, il Dialogo di Torquato Tasso e del suo genio familiare. Di altri «dialoghi» composti da Leopardi ne dà inoltre notizia il Puccinotti a Luca Mazzanti, altro corrispondente leopardiano da Recanati, in una lettera del 4 maggio 1826 [BL 911]. Sarà poi lo stesso Leopardi ad assegnare la responsabilità della scelta a Giordani nella successiva corrispondenza con il Puccinotti [BL 931].
Il commento di Puccinotti alle Operette Morali tradisce la profonda comprensione di quel libro morale, nonché del pensiero leopardiano, arrivando a prevedere, d’altro canto, lo scetticismo del resto della schiera dei letterati che non arriveranno ad apprezzare il «novissimo e utilissimo frutto». Non a caso, una volta pubblicate nel 1827, le Operette Morali, se apprezzate per il loro stile e la loro prosa, saranno oggetto di polemica per la loro «filosofia disperante», come informerà Papadopoli nel febbraio del 1828, alla richiesta di Leopardi di sapere i commenti intorno al suo preziosissimo volume [BL 1217]. Colpisce inoltre il polso del Puccinotti sul panorama letterario, con l’accenno alle due scuole dei Romantici e dei Classicisti. Si noti, inoltre, la lunga parentesi dedicata al «Riso de’ sapienti», a riprendere un tema centrale del sistema leopardiano, e forse ispirata dalla lettura del Timandro e Eleandro. L’operetta, composta nel giugno del 1824 e inclusa nel saggio pubblicato per l’«Antologia» e poi per il «Nuovo Ricoglitore» trattava del riso come unico rimedio all’infelicità («Ridendo dei nostri mali, trovo qualche conforto; e procuro di recarne altrui nello stesso modo»); il tema, che ricorda la celebre lettera al Giordani del 18 giugno 1821 [BL 406] e che sembra trovare una eco anche nella lettera di Carlo dell’ottobre 1825 [BL 753], verrà riproposto poi nell’Elogio degli uccelli, trovando riprese nello Zibaldone e in altri scritti leopardiani.
Tommaso Sgricci è autore de La caduta di Missolonghi. Tragedia divisa in cinque atti improvvisata.
Dalle letture di Byron (Il Corsaro e Child Harold’s Pilgrimage) e ancor più dal commento sull’entrata a servizio di Goethe presso il duca di Weimar, si intravedono le idee politiche di Puccinotti che lo porteranno a partecipare ai moti del '31 e a fuggire da Macerata. Così scrive di sé stesso nelle pagine introduttive alle sue Lettere Scientifiche e Familiari: «Nel 1831 un nuovo Comitato formatosi in Macerata mi nominò Deputato ad un nuovo Governo di Bologna, per oggetti di pubblica istruzione. L’accettare questo ufficio, e l’essermi inviato onde effettuarlo, mi furono tal colpa presso la Corte di Roma, che fui destituito dalla cattedra» in PUCCINOTTI 1877. Sia detto qui per inciso che sempre nel 1831 anche Leopardi fu eletto deputato dell'assemblea del governo provvisorio di Bologna, su decisione del Pubblico Consiglio di Recanati. Leopardi non farà in tempo ad accettare la nomina a causa del rientro degli austriaci nello stato pontificio [BL 1603].
- Testimoni
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Napoli, Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III, C.L. XXV.265, c.1r-v
Originale, manoscritto autografo.Fogli sciolti.Firma autografa, segni di piegatura.
Note: La lettera è conservata in un foglio sciolto (c. 1rv).
Il testo della lettera occupa integralmente c. 1r e, per una buona metà, c. 1v, lasciando pochi margini e uno scarso interlinea. La scrittura è fitta, ma regolare; non si segnalano interventi significativi a testo, se non delle sottolineature da parte dello scrivente.
Si rileva inoltre una riga verticale a matita, apposta in un secondo momento, che isola le righe aventi come argomento le Operette Morali («Finalmente», c.1r - «bellissimo il Parini?», c.1v); una macchia d’inchiostro, forse dovuta a un trascorso di penna, è visibile a coprire la lettera ‘m’ di «quest’ultima» (rigo 12, c. 1r).
Sono assenti: indirizzo, sigillo e timbri postali, forse per smarrimento della busta che doveva contenere il plico di spedizione.
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Napoli, Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III, C.L. XXV.265, c.1r-v
- Edizioni
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- Leopardi 1932a, lettera n. 81, pp. 413-416
- Leopardi 1934-1941, lettera n. 905, vol. IV, pp. 116-117
- Leopardi 1998, lettera n. 926, vol. I, pp. 1168-1170
- Bibliografia
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- Puccinotti 1877 = F. Puccinotti, Lettere Scientifiche e Familiari, Firenze, Le Monnier, 1877
- Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
- Colombo 2022 = Paolo Colombo, «il libro della vera sapienza». Francesco Puccinotti lettore delle Operette Morali, in «RISL - Rivista internazionale di studi leopardiani», 15, 2022, pp. 139-151
- Marozzi 2023 = Gioele Marozzi, Percorsi nell'Epistolario di Giacomo Leopardi. La storia e le carte riemerse, Macerata, eum, 2023 (Leopardiana)
Scheda di Ilaria Burattini | Ultima modifica: 22 gennaio 2026
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/926