Leopardi · Lettera n. 868

Mittente
Leopardi, Giacomo
Destinatario
Leopardi, Paolina
Data
17 marzo 1826
Luogo di partenza
Bologna
Luogo di arrivo
Recanati
Note alla data
Bologna 17 Marzo 1826.
Lingua
italiano
Incipit
Cara Paolina. Ringrazia tanto e poi tanto per mia parte Babbo e Mamma dei nuovi regali che mi mandano,
Explicit
Peppe Melchiorri, che se ne va trionfando e galoppando a Parigi, corriere straordinario del Governo a un cardinale di cui non ho capito il nome che mi ha lasciato scritto.
Regesto

Ai ringraziamenti, da rivolgere a entrambi i genitori, per le forme di formaggio e i salami di fichi spediti a Bologna, si aggiungono quelli al padre Monaldo per aver fornito delle preziose indicazioni su San Gerio, che corrispondeva a San Girio, cui era intitolata la chiesa di Monte Santo. Leopardi confessa poi alla sorella che «l'affar di Urbino», ossia la possibilità di ottenere una cattedra nella città, non era valutabile, perché pagato poco e non adatto a un letterato del suo calibro. Si dice contento che Carlo abbia deciso di tagliarsi le basette, poiché «non erano più di moda» ed erano oggetto di scherno da parte degli stranieri che venivano in vacanza in Italia. A Paolina, inoltre, Leopardi confida la necessità di procurargli il certificato di battesimo dei due fratelli di Angelina Iobbi, ex cameriera di casa Leopardi. Da ultimo, domanda se sapesse qualcosa in merito alla restituzione di una copia del Martirio de' santi padri da parte del governatore Mazzanti: a Giacomo ne era rimasta una sola, e non l'avrebbe data via fintanto che non avesse avuto indietro quella del governatore.

Note

Risponde alla l. di Monaldo, Paolina e Pierfrancesco del 12 marzo 1826 [BL 862].
1. La «crescia» è una tipica torta salata marchigiana.
2. Monaldo aveva eseguito una contraffazione della Vita de Sancto Gerio Franzese, in cui traduceva Della vita, culto e miracoli di San Girio Confessore, specialissimo protettore di Monte Santo nel Piceno (Salvioni, Roma 1776); per questo motivo il conte era informato della vita del santo.
3. La «lettera di Carlo» attesa dal poeta era quella dell'11 marzo 1826 [BL 859].

Testimoni
  • Napoli, Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III, C.L. XXIII.8, c. doc.8

    Vedi immagini

    Originale, manoscritto autografo.
    Fogli sciolti, c. 1r-v.
    Indirizzo presente, timbro postale, segni di piegatura, segno di sigillo.
    Elementi non verbali: [Assenti].

    Note: Autografo.
    Il testimone consta di una carta.
    Il testo si dispone sulla c. 1r-v lasciando quest'ultima per buona parte bianca.
    Si segnalano alcune sottolineature a testo a c. 1r:«esattamente» e «alli 17 genajo 1799 nacque Antonio figlio di Adamo (come siamo tutti)Jobbi e Metilde Alesandrini. alli 8 febrajo 1801 nacque Giovanni; figlio come sopra, sotto (sopra e sotto) la parochia S. Agostino di Recanati e il parocho mala zampa».
    A c. 1v è presente l'indirizzo e si segnalano, sulla stessa carta, i segni dei timbri postali di invio [BOLOGNA] e di ricezione, che l'inchiostro consumato rende illeggibile.

Edizioni
Bibliografia
  • Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
  • Marozzi 2023 = Gioele Marozzi, Percorsi nell'Epistolario di Giacomo Leopardi. La storia e le carte riemerse, Macerata, eum, 2023 (Leopardiana)
Nomi citati

Scheda di Ilaria Cesaroni | Ultima modifica: 16 febbraio 2026
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/868