Leopardi · Lettera n. 848

Mittente
Leopardi, Giacomo
Destinatario
Leopardi, Monaldo
Data
20 febbraio 1826
Luogo di partenza
Bologna
Luogo di arrivo
Recanati
Note alla data
Bologna 20 Febbraio 1826. [BL trae il testo da Leopardi 1949]
Lingua
italiano
Incipit
Carissimo Signor Padre. Quando mi giunse la sua dei 12, io aveva già poco prima riscossa finalmente la roba portata da Fusello.
Explicit
e così vedendo il Zio Vito o la sua famiglia, la prego a salutarli in mio nome; come anche il Dott. Masi e il Chirurgo Prosperi, se Ella ne ha occasione. Mi ami, mi benedica e mi creda sempre suo
Regesto

In risposta allo stupore manifestato da Monaldo circa l’assenza di un commercio strutturato dei prodotti alimentari marchigiani [BL 839], Leopardi dichiara di condividerne pienamente l’osservazione e sviluppa ulteriormente la riflessione, prospettando l’opportunità per i produttori locali di collocare le proprie merci anche in altre città, mantenendo prezzi contenuti così da favorirne la competitività. A tal fine, egli suggerisce di sollevare i produttori dall’onere diretto della commercializzazione mediante l’intervento di una figura incaricata specificamente della gestione degli aspetti mercantili. La lettera si conclude con un breve cenno al miglioramento delle condizioni climatiche e con i saluti rivolti ai familiari, allo zio Vito Leopardi e ai medici Masi e Prosperi.

Note

Risponde alla l. di Monaldo Leopardi del 12 febbraio 1826 [BL 839].
1. Vito Leopardi era il fratello di Monaldo. Nato il 9 aprile del 1779, nel 1812 aveva sposato la marchesa Olimpia Melchiorri, vedova di Pietro Basvecchi, e si era trasferito a Roma. La tragica amministrazione domestica portata avanti da Monaldo, da cui Vito si svincolò solo dopo essersi sposato, decretò la fine della loro armonia familiare. Le lettere di Monaldo a Vito, rinvenute da Antona-Traversi in Casa Leopardi, sono 17 in tutto; esse si inseriscono nell’arco cronologico compreso tra il 1802 e il 1808, e sono indirizzate verso la capitale. Il mezzo epistolare era sfruttato dal conte recanatese per aggiornare il fratello sulla famiglia e per ragguagliarlo sulla salute di Giacomo, Carlo e Paolina, ancora piccoli. Dalle missive di Monaldo molto si apprende circa le dinamiche vigenti in Casa Leopardi; esse, infatti, accostano ai racconti goliardici relativi ai primi anni dei figli, le confessioni delle difficoltà connesse alla vita familiare con Adelaide, restauratrice del compromesso patrimonio, ma fredda, austera, ostinata in ogni risoluzione. I rapporti tra Monaldo e il fratello si deteriorarono a partire dal 1811, quando Vito, deciso a prender moglie, vantando dei diritti patrimoniali che, da testamento, non gli spettavano, iniziò a definire il conte un usurpatore, detentore di un maggiorascato immeritato. La lite venne perpetuata fino al 1824, un anno dopo il quale i due ritrovarono un rapporto di reciproca armonia fino al 1843, quando Vito chiese a Monaldo la quota a lui spettante sulla dote materna. Nessuno tra i biografi leopardiani desiderò occuparsi della figura di Vito, ma lo scambio epistolare con il conte recanatese, seppure muto e limitato ai soli primi anni di pace, ha apportato alla storia della famiglia Leopardi nuove acquisizioni documentarie.
2. L'autografo non è stato al momento ritrovato. Della sua storia documentale lasciano traccia alcuni editori dell'Epistolario leopardiano, come Flora e Moroncini, e il quadro completo è poi delineato da Marozzi come segue: la l. è stata «donata, secondo la testimonianza di Moroncini, direttamente dal destinatario a Raffaele de Minicis di Fermo, con cui Monaldo era in stretti rapporti. È lo stesso editore dell’Epistolario, inoltre, a fornire un fondamentale dettaglio sul destino successivo del manoscritto, annotando che "dalle mani del De Minicis l’autografo emigrò successivamente in altre, finché arrivò in possesso dell’antiquario dott. Walter Toscanini, che lo mise in vendita, come dal suo Catalogo del dicembre 1927, ove c’è anche a p. 49 la riproduzione dell’autografo stesso"; un’informazione molto precisa, che trova conferma nella comparsa del documento all’asta presso Sotheby’s il 28 novembre 2012, in occasione della vendita Important manuscripts, letters and memorabilia from the family of Arturo Toscanini, entro la quale la missiva costituiva il lotto 32». [Marozzi 2023: p. 137].

Edizioni
Bibliografia
  • Bellucci 1985 = Novella Bellucci, In nome del padre. Riscontri retorici di un conflitto nelle lettere di Giacomo Leopardi a Monaldo, in «Quaderni di Retorica e Poetica», I, 1, 1985
  • Damiani 1988 = Rolando Damiani, La complicità di una comune origine. In margine al carteggio tra Giacomo e Monaldo Leopardi, in «Lettere italiane», XL, 3, 1988, pp. 402-414
  • Palmieri 1993 = Pantaleo Palmieri, La lingua degli affetti: parole al padre, in Lingua e stile di Giacomo Leopardi. Atti dell'VIII Convegno internazionale di studi leopardiani, Firenze, Olschki, 1994, pp. 473-492
  • Tellini 1995a = Gino Tellini, Lo stile della dissimulazione, in L’arte della prosa. Alfieri, Leopardi, Tommaseo e altri, Firenze, La Nuova Italia, 1995, pp. 145-154
  • Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
  • Marozzi 2023 = Gioele Marozzi, Percorsi nell'Epistolario di Giacomo Leopardi. La storia e le carte riemerse, Macerata, eum, 2023 (Leopardiana)
Nomi citati

Scheda di Ilaria Cesaroni | Ultima modifica: 16 febbraio 2026
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/848