Leopardi · Lettera n. 846

Mittente
Leopardi, Carlo Orazio
Destinatario
Leopardi, Giacomo
Data
18 febbraio 1826
Luogo di partenza
Recanati
Luogo di arrivo
Bologna
Note alla data
18 Febb.° 1826.
Lingua
italiano, francese
Incipit
Caro Buccio mio. Si è subito fatto quanto tu volevi, e spero che contemporaneamente alla presente ne avrai la prova.
Explicit
Ti saluto e ti abbraccio per tutti, e ti domando, col tuo amore, quella fiducia nel nostro, che è il desiderio di chiunque ama.
Regesto

Carlo informa anzitutto Giacomo della favorevole accoglienza riservata in famiglia al Martirio de’ Santi Padri, dichiarandosi persuaso che l’abbazia di Farfa evocata nell’opera alluda in realtà alla camera del fratello e alla biblioteca domestica. Esprime quindi, con accenti di particolare trasporto, il profondo affetto che lo lega a lui, affermando di non riconoscere più altro amore o amor proprio al di fuori di tale sentimento.
Si scusa poi per il silenzio, spiegando di essere stato trattenuto da varie occupazioni e di aver tuttavia incaricato Paolina di darne notizia. La lettera assume quindi il tono di uno sfogo, in cui Carlo lamenta la persistente condizione di sofferenza determinata dalla «non vita» trascorsa a Recanati. Conclude con un’intensa dichiarazione di nostalgia nei confronti del fratello.

Note

Risponde alla l. di Giacomo Leopardi del 13 febbraio 1826 [BL 840].
1. Il Martirio de' Santi Padri costituisce un falso attribuito al Trecento. Nella Premessa, datata 24-25 gennaio 1825, l’anonimo editore afferma di aver tratto il testo da un codice manoscritto conservato presso la biblioteca del Monastero di Farfa. L’idea di collocare il presunto manoscritto a Farfa fu suggerita al poeta dal cugino Giuseppe Melchiorri, proposta che egli accolse. In una lettera del 22 gennaio 1825 indirizzata allo stesso Melchiorri, Leopardi chiedeva infatti ulteriori informazioni utili a rendere più verosimile la finzione editoriale: «Mi ricordo d'averti mostrato una volta in Roma una mia traduzioncella, fatta sullo stile del trecento, con arcaismi a bella posta, per farla passare come antica. Ti dimandai se tu conoscevi qualche biblioteca di codici poco nota, dalla quale io potessi dire e fingere di avere copiata e tratta quella traduzioncella. Tu mi nominasti la biblioteca della Badia di Farfa. Vorrei ora che tu me ne dessi qualche notizia, cioè mi dicessi se in questa biblioteca vi sono codici, se è poco visitata, e qual è il suo preciso nome» [BL 666]. Melchiorri, che non riuscì ad accontentare subito il cugino [cfr. BL 668], alla fine fu in grado di soddisfare le sue richieste [cfr. BL 670]. Per un approfondimento sulla scelta dell'ubicazione farfense si veda Bellucci, Trenti 1998, pp. 196-198.

Testimoni
  • Recanati, Biblioteca privata Leopardi, [segnatura ignota / non disponibile]
    Originale, manoscritto autografo.
    Fogli sciolti.
Edizioni
Bibliografia
  • Bellucci, Trenti 1998 = Leopardi a Roma, a cura di Novella Bellucci e Luigi Trenti, Milano, Electa, 1998, pp. 196-198
  • Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
Nomi citati

Scheda di Ilaria Cesaroni | Ultima modifica: 16 febbraio 2026
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/846