Leopardi · Lettera n. 831

Mittente
Leopardi, Giacomo
Destinatario
Bunsen, Christian Karl Josias : von
Data
1 febbraio 1826
Luogo di partenza
Bologna
Luogo di arrivo
Roma
Note alla data
Bologna I Febbraio 1826
Lingua
italiano
Incipit
Signore ed Amico pregiatissimo. Rispondo alla gentilissima sua dei 27 Gennaio.
Explicit
Segua ad amarmi come l'amo, la venero, e sono e sarò eternamente tutto suo con tutto l'animo
Regesto

Sfumata anche la possibilità di ottenere un impiego presso la Vaticana, Leopardi è costretto a declinare, almeno per il momento, la proposta di Bunsen di una cattedra a Bonn o a Berlino, a causa del suo stato di salute piuttosto cagionevole e sofferente dei climi rigidi. Intanto informa di una prossima stampa della sua traduzione del Manuale di Epitteto, per poi accennare al progetto di traduzione di classici greci che sarebbe stata intrapresa a Bologna, poi però interrotta. La lettera si chiude con un riferimento alla scarsa qualità del lavoro di Le Clerc su Platone.

Note

La lettera risponde a quella di Bunsen del 27 gennaio 1826 [BL 827].
Leopardi si era dedicato alla composizione del Manuale di Epitteto tra il novembre e il dicembre 1825; la traduzione, preceduta da un preambolo, avrebbe dovuto far parte della scelta dei Moralisti greci, progetto editoriale nato con lo Stella che, tuttavia, non vedrà mai la luce.
Si noti l'inversione di parere nei confronti di Roma: se durante il suo soggiorno, tra il novembre 1822 e l'aprile 1823, Leopardi aveva denunciato lo scarso livello degli studi filologici, ora il panorama viene ribaltato, a scapito di Milano e di Bologna.
La collezione torinese di classici greci, edita da Pomba e progettata da Carlo Boucheron, in realtà non sarà mai stampata. Leopardi ne parlava in toni poco edificanti già in alcuni scambi epistolari precedenti con Monaldo e il cugino Melchiorri, e più tardi con lo Stella e il Brighenti [BL 477, 583, 689, 693]. Con lo stesso Brighenti [BL 686, 689], Leopardi trattava di una raccolta di classici latini, forse un progetto affine a questo dedicato ai classici greci di cui si fa accenno nella presente.
Si ricordi che Leopardi aveva in mente, come è evidente sin già dai primi scambi epistolari con il Bunsen, di tradurre le opere di Platone [BL 713].

Testimoni
  • Berlin, Geheimes Staatsarchiv Preuβischer Kulturbesitz, VI. HA, FA Bunsen, v., Karl Josias, B Nr. 92, cc. 1r-2v

    Vedi immagini

    Originale, manoscritto autografo.
    Mm 240 x 190.
    Firma autografa, indirizzo presente, timbro postale, segni di piegatura, segno di sigillo.

    Note: Questa lettera, insieme ad altre 15, rimase nell'archivio di famiglia Bunsen, fino alla cessione del figlio al Preussische Geheimes Staatsarchiv di Berlino, dove il nucleo epistolare si trova ancora oggi conservato.

    Il testo si dispone sulle cc. 1r-2r; Nell'angolo sinistro superiore di c. 1r è segnato a matita il numero «12».
    A c. 2v è presente l'indirizzo, insieme ai timbri postali e al sigillo marrone.
    Filigrana (c. 2): JESI [fonte MANUS]

Edizioni
Bibliografia
  • Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
  • Marozzi 2023 = Gioele Marozzi, Percorsi nell'Epistolario di Giacomo Leopardi. La storia e le carte riemerse, Macerata, eum, 2023 (Leopardiana)
Nomi citati

Scheda di Ilaria Burattini | Ultima modifica: 20 gennaio 2026
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/831