Leopardi · Lettera n. 820

Mittente
Leopardi, Giacomo
Destinatario
Papadopoli, Antonio
Data
16 gennaio 1826
Luogo di partenza
Bologna
Luogo di arrivo
Napoli
Note alla data
Bologna 16 Gennaio 1826
Lingua
italiano
Incipit
Mio caro e prezioso Amico. Ti ringrazio dell'amorosa tua lettera dei 4.
Explicit
Voglimi bene, come spero che tu facci, e adoprami per tuo. Ti abbraccio e ti bacio con tutta l'anima. Addio addio.
Regesto

Dopo averlo ringraziato per la sua lettera del 4, Leopardi confessa il suo stato di salute e il suo umore non dei migliori; d’altra parte, però conserva poche speranze nei confronti dei medici, anche se si tratta del celebre Tommasini, di cui non potrebbe sostenere le spese. Crede che tutto migliorerà con la nuova stagione, una volta trascorso l’ «infernale» inverno bolognese. Passa poi ad informare l’amico: Anna Pepoli ha saldato, a suo nome, il conto per il volume di Dalle Celle; Brighenti, che sta mettendo su una sua stamperia, ricambia i saluti; i suoi 'Dialoghi' - le Operette - si stamperanno presto: al momento sono nelle mani di Giordani a Firenze e, non facendosene nulla lì, li invierà allo Stella a Milano; sta per uscire il Cicerone, mentre il volgarizzamento di Teofrasto è solo appena iniziato, avendo molti altri impegni di cui occuparsi per conto dello Stella. Appena dopo la partenza del Papadopoli, come si apprende dalla stessa lettera, Leopardi ha tradotto il Manuale di Epitteto, «lavoruccio» verso cui prova, per sua stessa confessione, un «affetto particolare». La lettera si chiude con un’esortazione al Papadopoli di prendersi cura di sé.

Note

La lettera risponde alla leopardiana del 4 gennaio 1826 [B 811]; anche in questo caso, appare evidente il ruolo di mediatrice della contessa Anna Pepoli.
La stamperia di Pietro Brighenti cui allude Leopardi sarà la stessa Stamperia delle Muse, presso cui verranno poi stampati anche i Versi leopardiani nel 1826. L'edizione del Bartoli, tuttavia, non verrà mai portata a termine.
Leopardi continua a lavorare a distanza, da Bologna, come si legge nel carteggio con lo Stella, alle bozze del primo volume delle opere di Cicerone dedicato alle lettere, malgrado i disservizi delle poste.
C.F. Dupuis è autore dell'Abrégé de l’Origine de tous les cultes (Agasse, Paris, 1798).
Il volume di Giovanni Delle Celle, cui la lettera si riferisce, è il Volgarizzamento inedito di alcuni scritti di Cicerone e Seneca fatto da Giovanni delle Celle ed alcune lettere dello stesso. Testo di lingua pubblicato dall’Ab. Giuseppe Olivieri, Ponthenier, Genova,1825).
Sebbene l'accenno impreciso, tre operette morali (Dialogo di Timandro e Eleandro; Dialogo di Cristoforo Colombo e Pietro Gutierrez e il Dialogo di Torquato Tasso e del suo Genio Familiare), saranno pubblicati di lì a poco nel fascicolo di gennaio, num. 61, dell'«Antologia» [ma cfr. lettera a Vieusseux del primo marzo 1826, BL 853]; il riferimento a Milano, deve sotto intendere un riferimento all’editore Stella, con il quale poi avvierà l'edizione complessiva delle Operette Morali nel 1827. Già nell’ottobre del 1825, Leopardi aveva proposto allo Stella di stampare una «Collezione di operette morali di vari autori greci» [BL 752]; all’interno di questo progetto, che subirà degli aggiustamenti nel tempo, sarebbero entrati a far parte anche i volgarizzamenti dei Caratteri di Teofrasto, di Isocrate e di Epitteto. Solo nel febbraio 1826 Leopardi invierà il suo volgarizzamento del Manuale di Epitteto allo Stella, pensando di pubblicarla insieme alla Comparazione delle sentenze di Bruto e Teofrasto, prosa già apparsa a corredo dell’edizione bolognese delle Canzoni del 1824 [cfr. lettera a Stella del 22 Febbraio 1826, BL 849].
Tra gli «altri noiosissimi lavori» per lo Stella, bisognerà ricordare il commento di Leopardi al Petrarca; lo stesso Leopardi definirà questa suo lavoro «certo il più noioso che io abbia trovato in vita mia» [BL 819].

Testimoni
  • Roma, Archivio privato Raffaele Garofalo, E.VI.5, 9 Giacomo Leopardi, cc.1rv

    Vedi immagini

    Originale, manoscritto autografo.
    Fogli sciolti, mm 238 x 189.
    Lettera firmata, indirizzo presente, timbro postale, segni di piegatura, segno di sigillo.

    Note: Le 16 lettere inviate da Leopardi al Papadopoli confluirono inizialmente nell’archivio privato Papadopoli-Aldobrandini; alcuni degli autografi entrarono poi nel mercato antiquario. L'originale, finito nella mani di una anonima Signore, giunse «nelle mani di Luigi Banzi di Bologna, dal quale con ogni probabilità venne inserita nel circuito del collezionismo privato, dal quale venne acquistata all'asta, presso Christie's, da Raffaele Garofalo, entrando a far parte della raccolta dell'importante chirurgo e studioso romano».

    La lettera è conservata all'interno di una cartellina in cuoio con impresso in oro, sul fronte: GIACOMO LEOPARDI | LETTERA | AL | CONTE ANTONIO PAPADOPOLI | BOLOGNA 16 GENNAIO 1826. Insieme alla lettera sono contenute inoltre trascrizioni dattiloscritte di altre lettere.
    Il testo si dispone su c. 1r.
    Su c.1v si leggono: l'indirizzo di spedizione e i timbri postali; sono evidenti anche le tracce del sigillo di chiusura.
    Filigrana: assente.
    Si segnala, nello spazio della sovraccarta, un’annotazione a inchiostro non leopardiana. [fonte MANUS]

Edizioni
Bibliografia
  • Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
  • Marozzi 2023 = Gioele Marozzi, Percorsi nell'Epistolario di Giacomo Leopardi. La storia e le carte riemerse, Macerata, eum, 2023 (Leopardiana)
Nomi citati

Scheda di Ilaria Burattini | Ultima modifica: 20 gennaio 2026
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/820