Leopardi · Lettera n. 811

Mittente
Papadopoli, Antonio
Destinatario
Leopardi, Giacomo
Data
4 gennaio 1826
Luogo di partenza
Napoli
Luogo di arrivo
Bologna
Note alla data
Di Napoli alli 4 di Gennajo 1826 [anno sottolineato]
Lingua
italiano
Incipit
Mio caro Amico. Per le lettere che mi scrive la Contessa intendo che
Explicit
se mi credi buono ad alcuna cosa scrivimi, e sta certo della mia inalterabile amicizia.
Regesto

Papadopoli si dice rammaricato di sapere dalla contessa Anna Pepoli che lo stato di salute di Leopardi non è migliorato e che anzi, al contrario, il poeta continua a essere preda di una profonda malinconia. Non potendo aiutare l’amico se non con le parole, considerata la sua lontananza, Papadopoli consiglia di consultare il medico Giacomo Antonio Tommasini. Impaziente di conoscere novità dell’ambiente letterario, Papadopoli, che si trova isolato in una Napoli dove non sembrano arrivare notizie, chiede dell’edizione di Daniello Bartoli a cura di Pietro Brighenti e dei lavori leopardiani, accennando alla stampa di Cicerone, alla traduzione di Teofrasto ed esortando l’amico a pubblicare quanto prima i suoi «dialoghi», ovvero le Operette Morali.

Note

La lettera segue quella leopardiana del 19 dicembre 1825; si conferma ancora il tramite di Anna Pepoli che spesso aggiorna il giovane Papadopoli su quanto accade a Bologna e sul conto di Giacomo.
Appena accennata la malattia di Papadopoli, l'epilessia; il tema ricorrerà poi abbastanza di frequente nel corso dello scambio epistolare con Leopardi, con cui Papadopoli sembra essere affine, non solo per comunione d'anime, ma anche per il cattivo stato di salute che li affligge sin dalla più tenera età.
Leopardi continua a seguire le bozze del primo volume dell’opera bilingue di Cicerone, dedicato alle epistole, scrivendo il manifesto e curando i dettagli da vero e proprio editore, come mostra l’attenzione per la posizione delle note nell’edizione che discute insieme a Antonio Fortunato e al figlio, Luigi Stella [cfr. BL 819]; si aggiunga che Leopardi sta, nel frattempo, portando avanti altri lavori per lo Stella: dalla raccolta dei Moralisti greci al commento a Petrarca.
Papadopoli è interessato alla lettura del gesuita Daniello Bartoli, tanto da chiedere notizia circa un’edizione curata da Pietro Brighenti, forse per i tipi della sua Stamperia delle Muse, che non vedrà, tuttavia, mai la luce [BL 832].
Sia il volgarizzamento di Teofrasto che i 'dialoghi', le Operette Morali, sono opere recanatesi, di cui Leopardi deve aver parlato al Papadopoli durante la loro frequentazione a Bologna; come Leopardi si premurerà di avvertire, il manoscritto delle Operette si trova a Firenze, nelle mani di Pietro Giordani, nel tentativo di trovare loro una destinazione tipografica.

Testimoni
  • Napoli, Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III, C.L. XXV.234, cc. 1r-2v

    Vedi immagini

    Originale, manoscritto autografo.
    Fogli sciolti.
    Lettera firmata, indirizzo presente, timbro postale, segni di piegatura, correzioni, segno di sigillo.

    Note: Il testo si dispone su cc. 1rv; bianche la seconda metà della c. 1v e la c. 2r.
    Alla c. 2v si legge l’indirizzo; sulla stessa carta si rilevano i segni del sigillo in ceralacca arancione che ha lacerato parte del margine superiore, senza inficiare il testo. È inoltre presente il timbro postale di ricezione: «BOLOGNA | 13 GEN», il resto non è leggibile.
    Filigrane: assente.

Edizioni
Bibliografia
  • Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
  • Marozzi 2023 = Gioele Marozzi, Percorsi nell'Epistolario di Giacomo Leopardi. La storia e le carte riemerse, Macerata, eum, 2023 (Leopardiana)
Nomi citati

Scheda di Ilaria Burattini | Ultima modifica: 20 gennaio 2026
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/811