Leopardi · Lettera n. 758
- Mittente
- Leopardi, Giacomo
- Destinatario
- Leopardi, Monaldo
- Data
- 24 ottobre 1825
- Luogo di partenza
- Bologna
- Luogo di arrivo
- Recanati
- Note alla data
- Bologna 24 Ottobre 1825.
- Lingua
- italiano
- Incipit
- Carissimo Signor Padre. Risposi lungamente alla sua dei 6 del corrente, dopo la quale non ho veduta altra lettera di costà.
- Explicit
- Scrivo oggi medesimo al Zio Carlo costà.
- Regesto
-
Leopardi, non avendo ricevuto risposta alla lettera del 10 ottobre [BL 744], attribuisce il silenzio a disguidi postali e sollecita il padre a scrivergli, chiedendo notizie dei familiari. Fornisce quindi aggiornamenti sulle proprie prospettive di impiego: fallita la candidatura alla segreteria dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, riferisce l’interessamento del Governo pontificio, tramite Della Somaglia e Bunsen, a trovargli un incarico, e chiede se il padre ne sia già informato per mezzo di Carlo Antici.
- Note
Segue la l. di Giacomo Leopardi del 10 ottobre 1825 [BL 744].
1. Nella lettera del 21 ottobre i fratelli di Giacomo lasciano trasparire un probabile stato di malumore di Monaldo, dal quale attendevano la condivisione di un foglio per redigere una lettera comune; tale aspettativa fu tuttavia rapidamente disattesa a causa di un’indisposizione del padre. Carlo Leopardi, infatti, scrive quanto segue: «Per due ordinarj siamo stati burlati dall'aspettativa in cui eravamo, che Babbo ci dasse la sua lettera, per scriverti unitamente, come ha fatto le altre volte. Ma non è stato di umore, e nemmeno si è potuto sapere se in questi ordinarj egli ti ha scritto».
2. La lettera di Bunsen, datata 5 ottobre, comunicava l’intenzione del Governo pontificio di destinare Leopardi a un impiego nella capitale, quale docente di Eloquenza latina e greca presso l’Università, in sostituzione di Luigi Maria Rezzi: «Sappia dunque che il C.S. di SS. mi dice essere stato il posto di Segretario dell'Accademia già promesso da gran tempo e conferito ad un terzo, di maniera che non ostante la di lui raccomandazione l'affare non era più combinabile. S. Emza ha dunque cambiato di pensiere, e desidera impiegare l'insigne genio del Sig. Conte Leopardi nella Capitale stessa. Benchè S.E. finora non si sia spiegato perfettamente sopra la maniera in cui vorrebbe effettuare il Suo progetto, mi pare che si tratta di offrire al Sig. Conte la Cattedra di Eloquenza latina e greca combinata (Rezzi essendo divenuto cieco e quasi moribondo) di aggiungervi, forse, per rendere la carica più onorevole ed utile, il Vice Rettorato dell'Università. Questo ultimo punto però in particolare si deve ignorare, prevedendosi una immansa opposizione dagli Avv.i Concistoriali ed un Prelato che apparteneva al loro ordine [...] Quello perciò che S. Emza mi ha incaricato di dire in suo nome al Sig.r Conte è "che non accetti nessuna proposizione che potesse venirgli dalla Toscana o d'altrove, avendo il Governo Pontificio fissati i suoi riguardi sopra la di lui persona per impiegarlo degnamente"». L'autografo di questa l. è conservato alla Biblioteca Nazionale di Napoli (Carte Leopardi, busta XXV).
- Testimoni
-
-
Recanati, Biblioteca privata Leopardi, Lettere autografe, 126, c. 1r-v
Originale, manoscritto autografo.Fogli sciolti, mm 262 x 189.Lettera firmata, firma autografa.
Note: Autografo.
Inviata a Monaldo Leopardi, la lettera rimase tra le carte dell'archivio di Casa Leopardi dove è conservata ancora oggi.
Filigrana: colomba con ala spiegata, testa rivolta in avanti e zampe su monte a tre cime, il tutto inscritto entro cerchio.
Il testo si dispone sia al recto che al verso.
A c. 1v si legge l'indirizzo. [Fonte: Manus]
Un nuovo accertamento documentale effettuato da Marozzi ha permesso di tracciare qualche linea più precisa circa la conservazione della missiva, che BL registra conservata alla Biblioteca Apostolica Vaticana. Lo studioso riporta, invece, l'indicazione che segue: «già Moroncini e Flora avevano segnalato l’autografo collocandolo correttamente a Recanati tra le carte appartenenti alla raccolta domestica, ma nel 1998, probabilmente per un refuso di stampa,
l’Epistolario curato da Brioschi e Landi proponeva una segnatura del tutto diversa, assegnando la missiva in esame al codice Vat. Lat. 10026 della Biblioteca Apostolica Vaticana, che contiene invece corrispondenza attiva di Pietro Giordani. Tale notizia venne successivamente recuperata anche nel volume delle Lettere di Damiani, ma una ricognizione nell’archivio della famiglia Leopardi ha permesso di rinvenire il manoscritto tra le carte familiari, confermando la
tradizione dei primi editori» [Marozzi 2023: p. 147].
-
Recanati, Biblioteca privata Leopardi, Lettere autografe, 126, c. 1r-v
- Edizioni
-
- Leopardi 1849, lettera n. 227, vol. I, pp. 368-369
- Leopardi 1856, lettera n. 227, vol. I, pp. 387-388
- Leopardi 1892a, lettera n. 349, vol. II, pp. 38-39
- Leopardi 1923-1924, lettera n. 349, vol. II, pp. 38-39
- Leopardi 1934-1941, lettera n. 729, vol. III, pp. 234-235
- Leopardi 1949, lettera n. 370, pp. 580-581
- Leopardi 1988b, lettera n. 49, pp. 105-106
- Leopardi 1997, lettera n. 30, pp. 76-77
- Leopardi 1998, lettera n. 758, vol. I, pp. 977-978
- Leopardi 2006, lettera n. 379, p. 572
- Leopardi 2025, lettera n. 106, pp. 117-118
- Bibliografia
-
- Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
- Marozzi 2023 = Gioele Marozzi, Percorsi nell'Epistolario di Giacomo Leopardi. La storia e le carte riemerse, Macerata, eum, 2023 (Leopardiana)
Scheda di Ilaria Cesaroni | Ultima modifica: 21 gennaio 2026
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/758