Leopardi · Lettera n. 726

Mittente
Antici, Carlo Teodoro
Destinatario
Leopardi, Giacomo
Data
30 agosto 1825
Luogo di partenza
Roma
Luogo di arrivo
Milano
Note alla data
Roma 30 ag:° 1825
Lingua
italiano
Incipit
Caro Nepote. Riscontro la vostra graditissima dei 20 ricapitatami dal Sig.r Olmi, che per altro non mi trovò in casa.
Explicit
State sano, e conservatemi il vostro affetto. Vi saluto cordialmente in nome di mia Moglie e dei miei Figli, e con leale attaccamento mi ripeto
Regesto

Ribadendo il suo affetto e il desiderio di contribuire al benessere del nipote, Carlo Antici riferisce a Leopardi che sarà Bunsen a informarlo dell'attribuzione o meno dell'incarico di segretario presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna. L'esito della questione avrebbe dovuto poi essere comunicato a Niebuhr, con tanto di ringraziamenti per l'assistenza costante prestata al poeta.
Per assicurare qualche conforto a Monaldo, già speranzoso per il matrimonio prossimo tra Paolina e Andrea Peroli, il marchese lo aveva informato circa l'andamento positivo delle faccende impiegatizie relative a Giacomo, e lo aveva fatto inoltrandogli la l. di Della Somaglia a Bunsen [cfr. BL 718].
Prega il nipote, poi, di parlare con il fratello Carlo, così da intervenire nella questione familiare che aveva di recente coinvolto Luigi Leopardi provocando un certo scompiglio fra le mura domestiche [cfr. BL 548].
Da ultimo, Antici affronta il discorso relativo all'edizione delle opere di Cicerone: Invernizzi è disposto a ricevere l'edizione curata da Ernesti solo dopo una accurata indagine sulle varianti poste di sua mano ai manoscritti. Il marchese chiede poi informazioni circa l'identità del letterato che avrebbe intrapreso il lavoro approntato da Invernizzi, supponendo potesse trattarsi di Pier Luigi Mabil, traduttore dell'opera di Tito Livio.

Note

Risponde alla l. di Giacomo Leopardi del 20 agosto 1825 [BL 722].

1. Monaldo, il 30 agosto 1825, ringrazia così Antici di avergli inoltrato la l. di Della Somaglia a Bunsen: «Di Giacomo cosa vi dirò? Tutto mi riesce nuovo, ma in tutto riconosco il vostro squisito cuore, che mille prove mi fanno riguardare come un dono amplissimo della provvidenza alla mia famiglia ed a me. A qualunque esito, il biglietto del Seg.rio di stato è un monumento di onore, e una caparra di solido bene. Se poi se ne conseguirà l'intento Giacomo dovrà essere lietissimo, ed io non meno perchè quel posto gli conviene, ad esclusione di registri e catasti che non fanno assolutamente per lui. Iddio lo faccia e ve ne rimuneri che io nol posso se non con l'amarvi. Immagino bensì che il Segretariato della Accademia di cui non conosco tutta l'importanza, non gli impedirebbe di passare ogni anno alquanti mesi con noi. Altrimenti di quella sole collocazione sarei persuaso, e non lieto».

2. Il letterato che si sarebbe occupato dell'edizione ciceroniana non era Pier Luigi Mabil, ma Francesco Maria Bentivoglio.

Testimoni
  • Napoli, Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III, C.L. XXV.26, c. doc.26

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    Originale, manoscritto autografo.
    Fogli sciolti, cc. 1r-2v.
    Lettera firmata, firma autografa, indirizzo presente, segni di piegatura, segno di sigillo.
    Elementi non verbali: [Assenti].

    Note: Autografo.
    Il testimone consta di un bifoglio.
    Il testo si dispone sulle cc. 1r-2r.
    Non si segnalano interventi significativi a testo.
    A c. 2v compare l'indirizzo, ma non sono presenti i timbri postali.

Edizioni
Bibliografia
  • Pestelli 2009 = Corrado Pestelli, Carlo Antici e l'ideologia della Restaurazione in Italia, Firenze, Firenze university press, 2009, pp. 243-259
  • Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
Nomi citati

Scheda di Ilaria Cesaroni | Ultima modifica: 12 maggio 2025
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/726