Leopardi · Lettera n. 714
- Mittente
- Leopardi, Giacomo
- Destinatario
- Papadopoli, Antonio
- Data
- 6 agosto 1825
- Luogo di partenza
- Milano
- Luogo di arrivo
- Bologna
- Note alla data
- Milano 6 Agosto 1825
- Lingua
- italiano
- Incipit
- Sig. Conte pregiatissimo | Sebbene io non posso ancora darle notizia certa
- Explicit
- più sincero, più fermo, nè uno che l'ammiri più intimamente del suo
- Regesto
-
Leopardi non sapendo quando avrebbe fatto ritorno a Bologna, invia questa lettera ad Antonio Papadopoli, confessando all'amico di esser caduto di nuovo nella sua «vecchia e consueta malinconia». A questi sentimenti si deve sommare l'incapacità da parte di Leopardi di declinare l'invito di Antonio Fortunato Stella, il celebre editore verso il quale si sente riconoscente per la possibilità offertagli di lasciare Recanati e trasferirsi a Milano, a dirigere la «sua impresa», ovvero la ristampa delle opere di Marco Tullio Cicerone. Di stanza in una città deserta, continua poi Leopardi, unica occasione di fuga è offerta dagli incontri con Vincenzo Monti, Carlo Pepoli e Paolo Costa, che ricorda con affetto il giovane Papadopoli. Nel salutarlo, Leopardi chiede al suo destinatario di ricordarlo al conte Carlo Pepoli e alla sorella Nina, la contessa Anna Pepoli, senza però mostrare questa lettera perché, a suo giudizio, «pessimamente scritta».
- Note
Questa è la prima lettera pervenutaci del carteggio Leopardi-Papadopoli. Leopardi deve aver conosciuto il giovane Papadopoli durante il suo soggiorno di appena nove giorni a Bologna, nel luglio 1825. Dal canto suo Papadopoli, nella cerchia dei liberali classicisti bolognesi, considerò sin da subito Leopardi un punto di riferimento per i suoi studi.
Leopardi è invitato dall'editore Stella, nel giugno 1825, a Milano per curare l’edizione delle opere di Cicerone [cfr. BL 693; 696]. Malgrado l’entusiasmo iniziale, Leopardi, appena fatta tappa a Bologna, è in dubbio se proseguire il suo viaggio, anche a causa del suo precario stato di salute. Una volta giunto a Milano, come si può leggere anche dalla lettera al Papadopoli, si acuirà ben presto il dissidio tra il desiderio di tornare a Bologna e la «buona creanza» nei confronti dello Stella [cfr. BL 724]. Bisognerà aggiungere, inoltre, che l’intenzione prima di Leopardi era quella di restare a Milano «non più che un mese circa», come scrive, ancora a Bologna, a Monaldo il 26 luglio [BL 709].
Come nota Rolando Damiani, Leopardi fa accenno al solo incontro d’importanza di Leopardi a Milano, ovvero quello con Vincenzo Monti, senza però soffermarsi sulle difficoltà del colloquio, causate dalla sordità del poeta [cfr. LEOPARDI 2006: 1340 e BL 734].
Non solo in questo scambio epistolare, Leopardi è solito esplicitare la sua insofferenza per Milano, nonché lamentarsi della solitudine che vive in città, come si legge per esempio nella lettera a Brighenti dell’8 agosto 1825 [in BL 716]. Certo è che Leopardi si trova nella capitale milanese nel mezzo dell’estate, quando la maggior parte delle personalità intellettuali si trovava nella residenza di campagna; come si legge anche nella corrispondenza successiva, datata al 19 agosto [BL 720].
È probabile che Leopardi scriva al Papadopoli anche perché certo di trovare nel giovane, oltre che un’anima affine, anche un aiuto nel caso di un trasferimento a Bologna, come si accenna già nella lettera a Carlo Antici del 3 agosto 1825 [BL 712].
- Testimoni
-
-
Venezia, Archivio privato Arrivabene Valenti Gonzaga, Lettere di Giacomo Leopardi, 1, cc. 1r-2v
Originale, manoscritto autografo.Fogli sciolti, mm 242 x 187.Lettera firmata, indirizzo presente, timbro postale, segni di piegatura, segno di sigillo.
Note: Le 16 lettere inviate da Leopardi al Papadopoli confluirono inizialmente nell’archivio privato Papadopoli-Aldobrandini, fonte cui attinse Prospero Viani. In seguito al matrimonio dell’erede della famiglia, le carte vennero annesse alla collezione Arrivabene Valenti Gonzaga. Alcuni degli autografi entrarono, per dinamiche ancora oggi ignote, nel mercato antiquario.
Il testo si dispone sulle cc. 1r-2r.
Alla c. 2v sono presenti l'indirizzo, i timbri e la traccia del sigillo arancione (visibile anche sul recto), che ha causato un piccolo strappo nel lato sinistro al centro all'atto dell’apertura della lettera.
Filigrane: c. 1: sigla D.I.C; c. 2: angelo con cartiglio A.S.ILARIO. [fonte MANUS]
-
Venezia, Archivio privato Arrivabene Valenti Gonzaga, Lettere di Giacomo Leopardi, 1, cc. 1r-2v
- Edizioni
-
- Leopardi 1849, lettera n. 211, vol. I, pp. 348-350
- Leopardi 1856, lettera n. 211, vol. I, pp. 286-287
- Leopardi 1892a, lettera n. 211, vol. I, pp. 367-369
- Leopardi 1923-1924, lettera n. 327, vol. II, pp. 11-12
- Leopardi 1934-1941, lettera n. 680, vol. III, pp. 182-183
- Leopardi 1949, lettera n. 347, pp. 552-553
- Leopardi 1998, lettera n. 714, vol. I, pp. 918-919
- Leopardi 2006, lettera n. 357, pp. 541-542
- Bibliografia
-
- Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
- Marozzi 2023 = Gioele Marozzi, Percorsi nell'Epistolario di Giacomo Leopardi. La storia e le carte riemerse, Macerata, eum, 2023 (Leopardiana)
Scheda di Ilaria Burattini | Ultima modifica: 20 gennaio 2026
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/714