Leopardi · Lettera n. 680

Mittente
Melchiorri, Giuseppe
Destinatario
Leopardi, Giacomo
Data
13 marzo 1825
Luogo di partenza
Roma
Luogo di arrivo
Recanati
Note alla data
Roma 13. Marzo 1825.
Lingua
italiano, latino, greco antico
Incipit
Caro Giacomo. La tua lettera mi ha consolato grandemente
Explicit
Addio, caro Giacomo, perdona il tedio che devi prenderti per me, ed alla mia dapocaggine, ed al tuo facile ingegno attribuisci questa seccatura. Addio, addio.
Regesto

Melchiorri riferisce i ringraziamenti di De Romanis per i commenti riservati alla sua epistola da Leopardi: l'editore chiede che il recanatese indichi i punti dei suoi versi che necessitano di correzione, in vista di una ristampa.
Il marchese si è procurato l’edizione dei Caratteri di Teofrasto, avendo preferito l'edizione Schneider di Lipsia a quella Corray di Parigi, anche su consiglio di Bunsen, e intende spedirla al cugino quanto prima.
Le Annotazioni sopra la Cronica di Eusebio sono state inviate sia a Niebuhr che ad altri studiosi quali Cancellieri e Antici.
Melchiorri riferisce inoltre che Bunsen ha parlato di Leopardi al Segretario di Stato, ottenendo la promessa che gli sarà concesso il primo impiego adatto vacante.
Peppino racconta di essere venuto in possesso del facsimile di una lunga epigrafe latina scoperta in Asia Minore contenente una legge imperiale romana sul calmieramento dei prezzi di beni e servizi, fino ad allora inedita. Di questo reperto descrive a Leopardi il contenuto della legge, l'importanza paleografica e lessicale del testo, e il progetto editoriale in corso: una lettura pubblica e stampa negli Atti dell’Accademia, con un prodromo economico-commerciale di Luigi Cardinali e una dissertazione dello stesso Melchiorri. A questo proposito, Peppino rivolge a Leopardi la richiesta specifica di supplire alle lacune testuali del documento epigrafico, indicate numericamente nel manoscritto. Invita Leopardi a intervenire con libertà interpretativa, senza eccessivo scrupolo, per colmare i vuoti nel testo.

Note

Risponde alla l. di Giacomo Leopardi del 6 marzo 1825 [BL 678].
1. Ecco ciò che Niebuhr scrisse di Leopardi nella seconda edizione del Fl Merobaudis Carminum panegyricique Reliquiae ex membranis Sangallensibus: «Eruditissimi quorum inventa profero, sunt Bluhmius, iam inter iurisconsultos nobilitatus, et comes Iacobus Leopardius Recanatensis Picens; quem Italiae suae jam nunc conspicuum ornamentum popolaribus meis esse nuntio, in diesque cum ad majorem claritatem perventurum esse spondeo; ego vero qui candidissumum praeclari adolescentis ingenium non secus quam egregiam doctrinam valde diligiam, omni ejus honore et incremento laetabor».
2. Come riportato da BL (p. 2214, n. 2), Aldo Duro avanza l'ipotesi che «Baus» possa identificare la persona di William John Bankes, viaggiatore e collezionista inglese.

Testimoni
  • Napoli, Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III, C.L. XXV.192, c. doc.192

    Vedi immagini

    Originale, manoscritto autografo.
    Fogli sciolti, cc. 1r-2v.
    Lettera firmata, firma autografa, indirizzo presente, timbro postale, segni di piegatura, correzioni, segno di sigillo.
    Elementi non verbali: [Assenti].

    Note: Autografo.
    Il testimone consta di un bifolio.
    Il testo si dispone sulle cc. 1r-2r.
    Si segnala qualche cassatura a testo.
    A c. 2v è presente l'indirizzo e si rilevano, sulla stessa carta, i segni dei timbri postali di invio [ROMA], e di ricezione: MACERATA | 15 MARZO.
    Il sigillo ha causato, all'atto dell'apertura, una lacerazione al margine destro della carta.

Edizioni
Bibliografia
  • Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
Nomi citati

Scheda di Ilaria Cesaroni | Ultima modifica: 05 gennaio 2026
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/680