Leopardi · Lettera n. 667
- Mittente
- Antici, Carlo Teodoro
- Destinatario
- Leopardi, Giacomo
- Data
- 23 gennaio 1825
- Luogo di partenza
- Roma
- Luogo di arrivo
- Recanati
- Note alla data
- Roma li 23 Gen.°: 1825
- Lingua
- italiano, latino, tedesco, francese
- Incipit
- Nepote carissimo. Appena mi giunse la graditissima vostra dei 15,
- Explicit
- Credo di avervi fatto piacere con questo articoletto teutonico, e se l'infame mio carattere non lo vieta, ne intenderete non solo il senso, ma ogni parola. Addio.
- Regesto
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Accettata la richiesta di anticipare per Leopardi i soldi per la stampa dell'Eusebio, Antici prega Leopardi di consegnare il denaro a Francesco Bufarino, specificando, però, di trattenerne la somma per l'ultimo volume dell'opera omnia giordaniana a cui è associato. Il marchese esprime qualche giudizio sull'autore piacentino, del quale legge gli articoli pubblicati sulla «Antologia»; tra questi, vi è una «breve elogio» delle Canzoni leopardiane, accompagnato all'annuncio di una prossima esegesi del libro. La presentazione giordaniana di una qualsiasi opera al pubblico letterario ne avrebbe, secondo Antici, assicurato all'autore una certa fama. Così era stato per Cesare Arici, di cui Giordani aveva scritto La pastorizia di Cesare Arici, pubblicato sulla «Biblioteca Italiana» nel 1816 [cfr. BL 107]. Nonostante i pareri positivi suscitati dalle Canzoni, Antici esorta il nipote scrivere più che altro della «degradazione d'Italia» a causa dell'«irreligione», e ad orientare il suo ingegno e talento verso la promozione della morale religiosa, abbandonando la ricerca della gloria effimera in favore di un obiettivo spirituale e duraturo.
Successivamente, il marchese esprime soddisfazione e compiacimento nel sapere che Leopardi sta dedicando il suo tempo alla traduzione di opere scelte da autori classici greci, i quali, ad eccezione degli epicurei, rappresentano un esempio di virtù.
Da ultimo, si rivolge con modestia ai complimenti del nipote circa la traduzione delle Omilie di Monsignor Salier [cfr. BL 661], a suo dire immeritati per la poca energia investita nel lavoro a causa dei doveri familiari. Chiosando con un ammonimento in tedesco (cfr. infra "Note") e un detto in francese ("Ma ognuno faccia il proprio mestiere, e tutto andrà per il verso giusto"), Antici saluta il nipote. - Note
Risponde alla l. di Giacomo Leopardi del 15 gennaio 1825 [BL 661].
Un riferimento alla recensione delle Canzoni leopardiane si ha nella l. del 13 ottobre 1824 inviata da Brighenti al poeta recanatese: nella l., infatti, si legge «Molto mi piace sentire che un Giordani scriverà nell'Antologia intorno le vostre Canzoni: così saranno fatte conoscer bene e presto in Italia, dove i libri stentano negli anni ad essere conosciuti». Lo scritto Pietro Giordani al più caro degli amici: sui Canti del Leopardi stampati in Bologna nel 24 uscirà negli Scritti editi e postumi, IV.
La citazione oraziana "Sconterai, o Romano, innocente, le colpe dei tuoi antenati, finché non avrai restaurato i templi" è estrapolata dai Carmina (III, VI, vv. 1-2); con questi versi, Orazio richiama i Romani al dovere di restaurare i templi e ripristinare la pietà religiosa verso gli dèi, considerandoli presupposti fondamentali per la salvezza della città. Nel contesto più ampio del carme, si sottolinea che l'abbandono dei culti tradizionali e la corruzione morale hanno causato la decadenza della società romana.
La seconda citazione latina proviene, invece, da Virgilio (Eneide, IV, v. 620); la frase, riportata a supporto della propria tesi, significa "Imparate la giustizia, essendo stati ammoniti, e a non disprezzare gli dèi".
Per le righe in tedesco ci si affida alla traduzione eseguita da Moroncini: «Sono convinto che voi nell'intelligenza della lingua tedesca abbiate già fatto importanti progressi. Me ne rallegro assai, e come prima prova vi chiedo che traduciate lo splendido dramma del Goethe Ifigenia in Tauride in bei versi italiani. È un'opera di prim'ordine, e certo la più perfetta del teatro tedesco. Traspira la più sublime semplicità greca e la più nobile moralità». Confrontando tale ammonimento con la l. BL 672, però, ci si accorge che Antici si era confuso, in quanto Giacomo, in quel periodo, si dedicava allo studio dell'inglese, e non del tedesco.
- Testimoni
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Napoli, Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III, C.L. XXV.20, c. doc.20
Originale, manoscritto autografo.Fogli sciolti, cc. 1r-2v.Lettera firmata, firma autografa, indirizzo presente, timbro postale, segni di piegatura, segno di sigillo.
Note: Autografo.
Il testimone consta di un bifolio.
Il testo della lettera si dispone sulle cc. 1r-2v.
Non si segnalano interventi significativi a testo, se non la sottolineatura di «operette morali» a c. 1v.
A c. 2v. è presente l'indirizzo e si rilevano, sulla stessa carta, i segni dei timbri postali di ricezione, di cui è possibile leggere anche la data, malgrado l’inchiostro consumato: MACERATA | 25 GEN.
È presente la traccia del sigillo di chiusura che ha provocato una lacerazione ai margini della carta.
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Napoli, Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III, C.L. XXV.20, c. doc.20
- Edizioni
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- Leopardi 1934-1941, lettera n. 633, vol. III, pp. 123-124
- Leopardi 1998, lettera n. 667, vol. I, pp. 850-852
- Bibliografia
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- Pestelli 2009 = Corrado Pestelli, Carlo Antici e l'ideologia della Restaurazione in Italia, Firenze, Firenze university press, 2009
- Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
Scheda di Ilaria Cesaroni | Ultima modifica: 12 maggio 2025
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/667