Leopardi · Lettera n. 572
- Mittente
- Melchiorri, Giuseppe
- Destinatario
- Leopardi, Giacomo
- Data
- 9 luglio 1823
- Luogo di partenza
- Roma
- Luogo di arrivo
- Recanati
- Note alla data
- Roma 9. Luglio 1823.
- Lingua
- italiano, greco antico
- Incipit
- Caro Giacomo. Mi dispiace di dovertelo dire, ma hai pure il gran torto.
- Explicit
- Ricòrdati del Giordani.
- Regesto
-
Una serie di ll. non ricevute da entrambi aveva reso la comunicazione tra Leopardi e Melchiorri frammentaria, e a causa di ciò si erano create, tra i due, alcune incomprensioni, poi chiarite.
Con questa l., però, Melchiorri non comunica al cugino buone notizie: gli stamponi delle Annotazioni sopra la Cronica di Eusebio, che dovevano essere riveduti da Giacomo prima della pubblicazione sulle «Effemeridi Letterarie», erano dispersi da qualche tempo. Il marchese li aveva consegnati a un vetturale di Treia, ma della merce si erano perse le tracce. A questo si aggiungeva un altro fatto: le condizioni di salute di Papa Pio VII, peggiorate a seguito di una brutta caduta, stavano comportando l'annullamento degli accordi con Capaccini per l'impiego da cancelliere promesso a Leopardi. L'eventuale morte del Papa, infatti, avrebbe portato all'azzeramento di qualsiasi progetto di incarico con lui concordato. Da ultimo, Melchiorri comunica a Giacomo che Angelo Mai si era indebitamente appropriato della scoperta, da parte del poeta, della parte centrale dell'orazione di Libanio, 'υπὲρ τῶν ἱερῶν; il Mai aveva pubblicato la sezione mancante in appendice al Frontone. - Note
Risponde alla l. di Giacomo Leopardi del 27 giugno 1823 [BL 570].
1. L'opera di Reiske citata da Melchiorri è la seguente: Libanii sophistae Orationes et Declamationes, ad fidem codicum mspt. recensuit et perpetua adnotatione illustravit Jo Jacobus Reiske, Sumptibus et Litteris Richteri, Altenbugi 1791-1797, 4 voll.
2. Angelo Mai aveva pubblicato la parte mancante dell'orazione di Libanio da cinque codici conservati nella Vaticana, anziché, come afferma Melchiorri, dal codice barberiniano.
3. Era stato l'abate Rezzi a conferire a Leopardi l'incarico di redigere un catalogo dei codici greci della Biblioteca Barberiniana, un lavoro che il poeta non avrebbe potuto portare a termine poiché il suo stesso promotore, guardingo nei confronti di chi studiava i manoscritti della biblioteca, ne aveva interrotto il prosieguo. In realtà, Leopardi aveva accettato la proposta di Rezzi proprio perché sperava di imbattersi nella scoperta di codici antichi, come era successo al Mai. E i lavori di scavo tra le carte, accompagnati alla stesura del catalogo, avevano portato il recanatese a imbattersi in una orazione di Libanio, 'υπὲρ τῶν ἱερῶν, di cui, fino a quel momento, risultava perduta la parte centrale. Leopardi aveva così iniziato a copiarla, ma in condizioni di estrema difficoltà, dovendo prestare attenzione a non farsi scoprire da Rezzi, che vigilava attento sul lavoro di chi circolava in biblioteca.
- Testimoni
-
-
Napoli, Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III, C.L. XXV.173, c. doc.173
Originale, manoscritto autografo.Fogli sciolti, cc. 2r-v.Lettera firmata, firma autografa, indirizzo presente, timbro postale, segni di piegatura, segno di sigillo.Elementi non verbali: [Assenti].
Note: Autografo.
Il testimone consta di un bifolio (cc. 2r-v).
Il testo si dispone sulla c. 1r-v.
Non si segnalano interventi significativi a testo.
A c. 2v è presente l'indirizzo e si rileva, sulla stessa carta, il timbro postale di invio [ROMA].
Il sigillo, all'atto dell'apertura, ha provocato una lacerazione al margine destro della carta.
-
Napoli, Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III, C.L. XXV.173, c. doc.173
- Edizioni
-
- Leopardi 1934-1941, lettera n. 541, vol. III, pp. 18-19
- Leopardi 1998, lettera n. 572, vol. I, pp. 728-729
- Bibliografia
-
- Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
Scheda di Ilaria Cesaroni | Ultima modifica: 09 giugno 2025
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/572