Leopardi · Lettera n. 528
- Mittente
- Leopardi, Monaldo
- Destinatario
- Leopardi, Giacomo
- Data
- 10 marzo 1823
- Luogo di partenza
- Recanati
- Luogo di arrivo
- Roma
- Note alla data
- Recanati 10 Feb.° [ma marzo] 1823.
- Lingua
- italiano
- Incipit
- Mio carissimo Figlio. Mi è di grandissima pena sentire dalla cara vostra in corrente la mancanza di lettere nostre
- Explicit
- Vi auguro tutte le benedizioni del Cielo in accompagno di quella che vi dà
- Regesto
-
In Monaldo si era insinuato il timore che la mancata ricezione delle lettere, la cui assenza era stata segnalata da Giacomo, non dipendesse da una sua negligenza nella stesura — poiché egli le inviava con regolarità — bensì da un possibile controllo della corrispondenza in partenza da Recanati. Il conte manifesta compiacimento per la scoperta, da parte del poeta, dell’orazione di Libanio, ma coglie l’occasione per osservare come, in ambito letterario, simili lavori non ricevano sempre un’adeguata ricompensa economica. Al fine di non scoraggiare Giacomo, egli riconosce tuttavia che, non di rado, il «diletto» e l’«onore» costituiscono le gratificazioni più significative.
Il periodo quaresimale comportava specifiche restrizioni alimentari, tra cui il divieto di consumare latticini; nondimeno, tali prescrizioni venivano talvolta mitigate, con soddisfazione dei giovani Leopardi, «annoiati» dall’impossibilità di accedere a cibi più «gustosi». Infine, Monaldo, venuto a conoscenza del pranzo presso Angelo Mai, invita il figlio a riferirne il resoconto. La lettera si conclude con i saluti di alcuni amici recanatesi, quali il dottor Masi e i coniugi Torri, nonché con quelli della famiglia. - Note
Risponde alla l. di Giacomo Leopardi del 7 marzo 1823 [BL 527].
1. Durante il pranzo tenutosi presso l’abitazione di Mai, al quale partecipavano, tra gli altri, personalità quali Giuseppe De Matthaeis e monsignor Marini, rimase ignota l’identità di un abate che il padrone di casa non aveva presentato agli ospiti. Nel corso dell’incontro fu inoltre oggetto di critiche l’orazione funebre pronunciata in occasione delle esequie di Canova, formulate alla presenza dello stesso autore, che vi assisteva in silenzio. Ciononostante, quest'ultimo - Melchiorre Missirini - non serbò risentimento per l’episodio e lo rimosse in breve tempo.
- Testimoni
-
-
Recanati, Biblioteca privata Leopardi, [segnatura ignota / non disponibile]
Originale, manoscritto autografo.
-
Recanati, Biblioteca privata Leopardi, [segnatura ignota / non disponibile]
- Edizioni
-
- Leopardi 1934-1941, lettera n. 497, vol. II, pp. 265-266
- Leopardi 1988b, lettera n. 29, pp. 73-74
- Leopardi 1998, lettera n. 528, vol. I, pp. 664-665
- Leopardi 2025, lettera n. 67, p. 73
- Bibliografia
-
- Damiani 1988 = Rolando Damiani, La complicità di una comune origine. In margine al carteggio tra Giacomo e Monaldo Leopardi, in «Lettere italiane», XL, 3, 1988, pp. 402-414
- Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
Scheda di Ilaria Cesaroni | Ultima modifica: 14 gennaio 2026
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/528