Leopardi · Lettera n. 518
- Mittente
- Leopardi, Giacomo
- Destinatario
- Leopardi, Monaldo
- Data
- 15 febbraio 1823
- Luogo di partenza
- Roma
- Luogo di arrivo
- Recanati
- Note alla data
- 15 Febbraio 1823 [BL trae il testo da Leopardi 1849]
- Lingua
- italiano
- Incipit
- Carissimo Sig. Padre Ho ricevuto la Sua affabilissima degli 11 corrente
- Explicit
- Mi conservi il Suo amore, come sarà eterno verso Lei quello del
- Regesto
-
Leopardi risponde a una l. non conservata nella quale il padre giustificava il proprio silenzio con il desiderio di non costringere il figlio a replicare, esponendolo a un eccessivo affaticamento fisico. In realtà, con ogni probabilità, Monaldo era ancora preoccupato per il progetto di edizione delle opere di Platone, che avrebbe potuto trattenere Giacomo lontano da Recanati per un periodo prolungato, e aveva inoltre intuito che Carlo avesse fornito al fratello ulteriori informazioni in merito; per tali ragioni, il conte recanatese perseverava nel suo silenzio.
Nella l. non conservata, tuttavia, Monaldo riferiva che tra le iniziative previste nel suo ruolo di gonfaloniere figurava la costruzione di un nuovo teatro a Recanati, destinato a sostituire quello edificato nel 1719. La realizzazione del progetto era subordinata all’approvazione della famiglia Antici, poiché l’area individuata per l’edificazione del nuovo teatro coincideva con un’ala del palazzo recanatese di proprietà della famiglia. Monaldo temeva che donna Marianna, da sempre influente sulle decisioni del marito, avrebbe negato a Carlo Antici la possibilità di accettare la proposta. Leopardi, così, rassicura il padre sull'accoglienza positiva del progetto da parte di entrambi gli zii. Il poeta, inoltre, riferisce le lodi di Carlo circa «lo splendido ricevimento» organizzato da Monaldo, in veste di gonfaloniere, per accogliere il delegato del governo pontificio. In chiusura, Giacomo ragguaglia Monaldo sulle condizioni metereologiche romane, addolcite dall'avvicinarsi della primavera. - Note
Risponde a una l. di Monaldo Leopardi dell'11 febbraio 1823 che non è al momento nota.
1. Leopardi, intuìti i sospetti di Monaldo circa le informazioni che Carlo gli passava, cerca di addolcire il padre utilizzando espressioni affettuose.
2. Moroncini aggiunge qualche informazione sul progetto del nuovo teatro recanatese commentando come segue: «Dopo i fasti del vecchio Teatro recanatese, detto prima "de' Nobili" e poi "de' Condomini" (inaugurato ai primi del gennaio 1719); e specialmente dopo l'"Operona" in cui aveva trionfato la Corradi, venne in mente ad alcuni notabili della città, primo tra essi Monaldo, l'idea di far sorgere un nuovo teatro di maggiore capacità e decoro; per la cui costruzione lo stesso Monaldo scrisse il Manifesto-programma, con la data 8 febbraio '23». Moroncini inoltre appunta una informazione anche alla buona accoglienza del progetto da parte dei coniugi Antici: «l'Antici ne scrisse al cognato, sottoscrivendo per due palchi, ad onta della perdita dei quattro palchi che aveva nel teatro vecchio».
3. Circa l'autografo, ad oggi disperso, Ferretti ne attribuiva la proprietà alla marchesa Sofia Della Valle di Casanova, residente a Pallanza, in provincia di Verbania. A corredo di tale informazione, si aggiunge quanto spiegato da Marozzi: «Soltanto pochi anni dopo [la notizia riportata da Ferretti], Flora lamentava l’infruttuosità delle proprie ricerche presso i marchesi pallanzesi, ma non specificava la ragione del mancato risultato, se cioè esso dipendesse dall’impossibilità di entrare in contatto con la famiglia o da un’assenza dei due manoscritti nella loro collezione. Lo studio degli strumenti di corredo attualmente esistenti per l’archivio Della Valle di Casanova, versato nell’Archivio di Stato di Verbania nel 1999, induce a ritenere più verosimile la prima ipotesi. Secondo l’inventario redatto da Chiara Bassani nel 1998, infatti, nella busta n. 3 del fondo appartenente ai marchesi, intitolata Autografi raccolti da Federico della Valle di Casanova riuniti in un quaderno rilegato in pelle, dovevano essere contenute due lettere di Leopardi, risalenti al 15 febbraio 1823 e al 23 marzo 1839 [sic]. Al netto dell’evidente refuso presente nella seconda data [ci si sta riferendo, infatti, alla l. del 23 marzo 1833], di due anni posteriore alla morte del poeta, è possibile riconoscere nelle indicazioni fornite dalla redattrice dell’inventario proprio i due manoscritti in esame, che dunque dovevano far parte della collezione verbanese ancora nel 1998. Purtroppo, quando l’anno successivo le carte vennero consegnate all’Archivio di Stato, proprio la busta n. 3 fu annotata come mancante senza ulteriori informazioni; di conseguenza, nonostante la notizia di Ferretti fosse fondamentalmente corretta, le due missive leopardiane risultano al momento disperse» [Marozzi 2023, pp. 139-140].
- Edizioni
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- Leopardi 1849, lettera n. 169, vol. I, pp. 275-276
- Leopardi 1856, lettera n. 169, vol. I, pp. 291
- Leopardi 1892a, lettera n. 233, vol. I, pp. 410-411
- Leopardi 1923-1924, lettera n. 233, vol. I, pp. 410-411
- Leopardi 1934-1941, lettera n. 488, vol. II, pp. 255-256
- Leopardi 1949, lettera n. 251, p. 396
- Leopardi 1988b, lettera n. 25, pp. 69-70
- Leopardi 1997, lettera n. 15, p. 49
- Leopardi 1998, lettera n. 518, vol. I, pp. 650-651
- Leopardi 2006, lettera n. 260, pp. 388-389
- Leopardi 2025, lettera n. 59, p. 66
- Bibliografia
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- Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
- Marozzi 2023 = Gioele Marozzi, Percorsi nell'Epistolario di Giacomo Leopardi. La storia e le carte riemerse, Macerata, eum, 2023 (Leopardiana)
Scheda di Ilaria Cesaroni | Ultima modifica: 12 gennaio 2026
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/518