Leopardi · Lettera n. 504

Mittente
Leopardi, Giacomo
Destinatario
Leopardi, Carlo Orazio
Data
[22 gennaio 1823]
Luogo di partenza
Roma
Luogo di arrivo
Recanati
Note alla data
Roma 22 Gennaio 1823.
Lingua
italiano
Incipit
Caro Carlo. Sono in piedi, e posso dir guarito, dopo duecent'ore giuste di letto.
Explicit
Ma questo è il più raro nella nostra amicizia, che l'uno di noi non dubita che l'altro possa mai dubitare di lui. Ti bacio.
Regesto

Dopo essersi ristabilito dalla convalescenza dovuta ai geloni ai piedi, Giacomo è finalmente in grado di riferire a Carlo in modo più dettagliato sulla propria esperienza a Roma. In primo luogo affronta il tema del progetto di traduzione integrale delle opere di Platone, un’impresa che non intende intraprendere, poiché richiederebbe troppo tempo e sarebbe remunerata in maniera esigua. Giacomo ha inoltre altri progetti: per garantirsi maggiore autonomia, dovrebbe assumere l’incarico di cancelliere del Censo, posizione a cui potrebbe accedere grazie all’intercessione di Francesco Cancellieri, oppure trovare un mecenate straniero disposto a condurlo con sé.
Il poeta confida al fratello che a Roma non si muove nei panni del letterato, ma in quelli dell’«erudito o grecista», poiché questo rappresenta l’unico modo per farsi conoscere; in tal senso, scrive articoli di filologia e frequenta circoli di stranieri, nei quali è indispensabile una buona padronanza del francese. La città ha offerto a Giacomo l’opportunità di rafforzare la propria «insensibilità» verso sé stesso, al punto da percepire i propri mali come se appartenessero a un’altra persona. Il recanatese rinnova infine al fratello l’affettuoso invito a farsi sentire e a raccontargli le proprie vicende.

Note

Segue la l. di Giacomo a Carlo Leopardi del 18 gennaio 1823 [BL 501].
1. Il turpiloquio è frequente nelle conversazioni tra i due; come ricordato da Damiani [Leopardi 2006, p. 1277], il turpiloquio «è un segnale della ribellione, concertata con il fratello, al linguaggio di Monaldo e Adelaide».
2. L'amarezza causata dal soggiorno romano, ben percepibile nelle parole espresse da Giacomo al fratello in questa l., torna in un pensiero dello Zibaldone del 1° dicembre 1828: «Andato a Roma, la necessità di conviver cogli uomini, di versarmi al di fuori, di agire, di vivere esternamente, mi rese stupido, inetto, morto internamente [...] quello stato fu forse il più penoso e il più mortificante che io abbia passato nella mia vita [...] perdetti quasi affatto ogni opinione di me medesimo, ed ogni speranza di riuscita nel mondo e di dar frutto alcuno nella mia vita».
3. Luigi Marini divenne direttore generale dei Catasti nel 1817. Fu membro di numerose accademie e costituì nella sua abitazione una biblioteca assiduamente frequentata da Leopardi assieme al cugino Melchiorri. Nel rapporto tra Leopardi e Marini (ben ricostruito in Bellucci, Trenti 1998, pp.71-72), tuttavia, vennero a inserirsi elementi di ordine personale e familiare definitivamente compromettenti: tra questi, il tentativo di collocamento del poeta come Cancelliere del Censo, e, successivamente, il progetto del matrimonio fra Paolina Leopardi e Marini stesso.

Testimoni
  • Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 14344, cc. 32r-33v
    Originale, manoscritto autografo.
    Fogli rilegati, mm 267 x 190.
    Indirizzo presente, timbro postale, segni di piegatura, segno di sigillo.
    Elementi non verbali: [Assenti].

    Note: Autografo, senza firma.
    Filigrana: giglio doppio.
    La lettera è conservata all'interno di un codice che presenta la seguente legatura: coperta in tessuto, cartonato con piatti rivestiti in tessuto verde bottiglia e punte e dorso rinforzati in pergamena; sul piatto anteriore, in basso a sinistra, due stemmi; sul dorso, cartiglio incollato con la segnatura del manoscritto e, subito sotto, la stessa segnatura impressa a inchiostro. Sul contropiatto anteriore, cartiglio con la segnatura del manoscritto. Sul contropiatto posteriore, cartiglio del laboratorio di restauro vaticano, su cui si legge: «Registro n. 8» e subito sotto la data «29 GEN. 1999» stampigliata a inchiostro blu. Il codice contiene 18 lettere a Monaldo e Carlo, una nota di libri, una lettera di Adelaide Antici a Carlo Antici e un estratto di altra lettera in duplice copia. Una annotazione premessa ai manoscritti specifica la provenienza delle carte: «Questi autografi, dati da Mons. Alessandro Avoli all’Istituto Massimo alle Terme di Roma l’8 giugno 1906, furono dal P. Giovanni B. Scarpellino S. I., Rettore dello stesso Istituto, donati alla Biblioteca Vaticana il 12 gennaio 1948, per i buoni uffici del P. Pietro Tacchi Venturi S. I.»; i dettagli sono confermati dalla busta che conteneva i documenti, legata entro il codicetto in ultima posizione e corredata dalle seguenti note: «Autografi di Giacomo Leopardi – consegnatimi | da Mons.r Alessandro Avoli il giorno 8 giugno 1906» cui segue la sigla dello Scarpellino e l’annotazione a lapis «Autografi | Lettere | Leopardi». Poiché tutte le note sulla provenienza parlano di autografi leopardiani, non è chiaro se attraverso questa strada siano giunte in Biblioteca anche la lettera di Adelaide Antici e le due copie di un estratto di lettera (probabilmente indirizzata a Monaldo Leopardi ma di mittente ad oggi ignoto). Al tempo stesso, restano parzialmente sconosciute anche le circostanze che condussero le lettere autografe e la lista di libri nelle mani di Alessandro Avoli, sebbene si possa ipotizzare che esse siano state cedute da Teresa Teja Leopardi, ereditaria delle carte del secondo marito, Carlo Leopardi.
    Il testo si dispone su tutte le carte.
    A c. 33v si legge l’indirizzo.
    A c. 32r si legge un’annotazione a lapis violetto nell’angolo in alto a sinistra: «p. 104 | molte parti no.» [e in effetti nella lettera sono evidenziate delle parti non pubblicate attraverso delle parentesi quadre e l’annotazione «no»] cui segue, poco sotto, a lapis, «Viani I, 210». Nello spazio della sovraccarta si legge l’annotazione «22 Genn.o 1823», relativa alla datazione e si vede il simbolo «V». A c. 33v, nell’angolo in basso a sinistra, si nota quella che sembrerebbe una precedente cartulazione o un numero d’ordine: «3». [Fonte: Manus]

Edizioni
Bibliografia
  • Antona-Traversi 1930a = Camillo Antona-Traversi, Carlo e Luigi Leopardi (Documenti inediti e rari), Trieste, Edizioni C.E.L.V.I, 1930
  • Vian 1966 = Nello Vian, Annunzio, in «Giornale Storico della Letteratura italiana», CXLIII, fasc. 443, 1966, pp. 470-471
  • Giuliano 1994 = Antonio Giuliano, Giacomo Leopardi e la restaurazione, Napoli, Accademia di Archeologia Lettere e Belle Arti, 1994 (Memorie dell’Accademia di Archeologia Lettere e Belle Arti in Napoli, 8)
  • Bellucci, Trenti 1998 = Leopardi a Roma, a cura di Novella Bellucci e Luigi Trenti, Milano, Electa, 1998, pp. 71-72
  • Buonocore 1998 = Marco Buonocore, Le lettere di Giacomo Leopardi presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, in Leopardi a Roma, a cura di Novella Bellucci e Luigi Trenti, Milano, Electa, 1998, pp. 374-379
  • Panajia 2002 = Alessandro Panajia, Teresa Teja Leopardi. Storia di una scomoda presenza nella famiglia del poeta. Con un inedito di Giacomo Leopardi, Pisa, ETS, 2002 (CollanaOro, 14)
  • Abbate 2016 = Carteggi leopardiani inediti. Prospero Viani e la famiglia Leopardi, a cura di Lorenzo Abbate, Macerata, eum, 2016 (Leopardiana. Testi, 1)
  • Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
  • Marozzi 2023 = Gioele Marozzi, Percorsi nell'Epistolario di Giacomo Leopardi. La storia e le carte riemerse, Macerata, eum, 2023 (Leopardiana)
Nomi citati

Scheda di Ilaria Cesaroni | Ultima modifica: 10 gennaio 2026
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/504