Leopardi · Lettera n. 495

Mittente
Leopardi, Monaldo
Destinatario
Leopardi, Giacomo
Data
10 gennaio 1823
Luogo di partenza
Recanati
Luogo di arrivo
Roma
Note alla data
Recanati 10 del 1823.
Lingua
italiano
Incipit
Mio caro Figlio. Ho ricevuto la cara vostra dei 4, e ho piacere che abbiate ricuperato dalla posta il noto pacchetto di denaro.
Explicit
Penso a queste freddure, perchè fuori di casa tutto diventa un pensiere.
Regesto

Ricevuta la l. del 4 gennaio [BL 487], Monaldo offre al figlio alcuni consigli per la cura delle dolorose «piaghette» comparse su mano e piede. Anche i fratelli di Giacomo ne avevano sofferto e avevano trovato giovamento dall’applicazione di «china polverizzata», soprattutto se associata al riposo e al mantenimento del calore. La l. prosegue quindi con una serie di articolate considerazioni del conte recanatese sugli svantaggi economici connessi all’impresa, proposta dall’editore De Romanis, di tradurre l’intera opera di Platone nell’arco di tre anni. Monaldo, calcolando con precisione la mole del lavoro a partire da un’edizione platonica in suo possesso (quella curata da Marsilio Ficino: Platonis, Opera omnia, Marsilio Ficino interprete graeco-latino. Lugduni, 1590, in-f.), giunge alla conclusione che l’accordo non risulterebbe affatto vantaggioso sotto il profilo economico; inoltre, il progetto avrebbe vincolato il poeta per un triennio, e un impegno temporale di tale entità avrebbe richiesto un compenso sensibilmente più elevato. La principale preoccupazione del conte recanatese, qui solo accennata, risiede nel timore di sapere il figlio lontano da casa per altri tre anni; per questa ragione egli manifesta a Giacomo la speranza che, almeno, il lavoro possa essere svolto da Recanati. Suggerisce pertanto di non legarsi a un contratto formale e di condurre l’impresa, qualora decidesse di assumerla, facendo affidamento sulla reciproca buona fede propria e dell’editore De Romanis. Intraprendere un progetto di tale portata implicava, inoltre, la necessità di procurarsi una buona edizione delle opere platoniche su cui confrontare il proprio lavoro: quella conservata nella biblioteca domestica risultava infatti poco maneggevole a causa del «carattere minutissimo» e del formato in sesto. La l. si chiude infine con un ulteriore suggerimento relativo alla cura dei geloni.

Note

Risponde alla l. di Giacomo Leopardi del 4 gennaio 1823 [BL 487].
1. In una l. del 9 gennaio 1823 [BL 493], Carlo chiarisce a Giacomo il reale motivo sotteso alle parole del padre: il timore che l’impegno della traduzione delle opere platoniche potesse trattenere il figlio lontano da casa per un periodo ancora più lungo, come lo stesso Monaldo aveva confidato, sfogandosi con i familiari. In aperto contrasto con le intenzioni paterne, Carlo assume una posizione opposta, richiamando anzi un accordo precedentemente stabilito tra i due: quello di non lasciarsi sfuggire alcuna occasione che consentisse loro di allontanarsi dal paese natale.

Testimoni
  • Recanati, Biblioteca privata Leopardi, [segnatura ignota / non disponibile]
    Originale, manoscritto autografo.
Edizioni
Bibliografia
  • Damiani 1988 = Rolando Damiani, La complicità di una comune origine. In margine al carteggio tra Giacomo e Monaldo Leopardi, in «Lettere italiane», XL, 3, 1988, pp. 402-414
  • Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
Nomi citati

Scheda di Ilaria Cesaroni | Ultima modifica: 10 gennaio 2026
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/495