Leopardi · Lettera n. 493
- Mittente
- Leopardi, Carlo Orazio
- Destinatario
- Leopardi, Giacomo
- Data
- 9 gennaio 1823
- Luogo di partenza
- Recanati
- Luogo di arrivo
- Roma
- Note alla data
- Recanati 9. [gennaio] 1823.
- Lingua
- italiano
- Incipit
- Mio caro Buccio. Coll'ordinario passato devi aver ricevuto una mia breve lettera, che ti avrà spiegato tutto ciò per cui stavi in pena.
- Explicit
- voglimi bene, come sei obbligato per i nostri patti; io te lo voglio anche al di sopra.
- Regesto
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Carlo, augurandosi che Giacomo abbia nel frattempo ricevuto la breve lettera del 6 gennaio 1823 [BL 490], nella quale lo informava dei disguidi postali all’origine delle recenti difficoltà di comunicazione, mette subito in guardia il fratello circa i consigli paterni che di lì a poco avrebbe ricevuto. Monaldo, infatti, si apprestava a dissuadere Leopardi dall’accettare l’incarico di traduzione delle opere di Platone propostogli da Filippo De Romanis. Carlo chiarisce a Giacomo il motivo reale, rimasto sottinteso nelle parole del padre: il timore che tale impegno potesse trattenerlo lontano da casa per un periodo ancora più lungo, come Monaldo stesso aveva confidato, sfogandosi con i familiari. In aperto contrasto con tali propositi paterni si colloca Carlo, il quale richiama anzi un patto stabilito fra i due fratelli di non lasciarsi sfuggire alcuna occasione che consentisse loro di allontanarsi dal paese natale.
Carlo passa quindi a esprimere il proprio entusiasmo per Clorinda Corradi, alla quale ha dedicato un sonetto, trascritto nella presente lettera insieme a una serie di quesiti grammaticali di cui sollecita il parere del fratello. La Corradi aveva infatti da poco ricoperto il ruolo di primadonna nello spettacolo L’Italiana in Algeri, al quale egli aveva assistito. Il riferimento a tale interesse riporta Carlo a menzionare Marietta Antici, da lui definita «la sola e cara mia anima». In chiusura, il conte Leopardi manifesta il proprio cordoglio per la prematura morte di Giuseppe, cameriere di casa Antici, e saluta Giacomo con l’affetto consueto. - Note
Segue la l. di Carlo Leopardi del 6 gennaio 1823 [BL 490]; nella presente lettera, redatta senza l’urgenza imposta dall’imminente arrivo del corriere postale, il fratello del poeta può soffermarsi con maggiore ampiezza sulle questioni più recenti che hanno coinvolto entrambi.
1. Monaldo, in una l. del 10 gennaio 1823 [BL 495], dettagliava a Giacomo, anche con l'ausilio di calcoli minuziosi sul guadagno giornalierio, il consiglio di non accettare la proposta dell'editore De Romanis di tradurre le opere di Platone; com'è evidente dalla presente l., però, non si trattava affatto di consigli disiteressati, quantopiù della taciuta volontà paterna di far tornare il figlio a casa il prima possibile.
- Testimoni
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Recanati, Biblioteca privata Leopardi, [segnatura ignota / non disponibile]
Originale, manoscritto autografo.
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Recanati, Biblioteca privata Leopardi, [segnatura ignota / non disponibile]
- Edizioni
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- Leopardi 1934-1941, lettera n. 463, Vol. II, pp. 225-228
- Leopardi 1998, lettera n. 493, Vol. I, pp. 616-619
- Leopardi 2025, lettera n. 40, pp. 46-49
- Bibliografia
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- Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
Scheda di Ilaria Cesaroni | Ultima modifica: 10 gennaio 2026
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/493