Leopardi · Lettera n. 477

Mittente
Leopardi, Giacomo
Destinatario
Leopardi, Monaldo
Data
20 dicembre 1822
Luogo di partenza
Roma
Luogo di arrivo
Recanati
Note alla data
L'indicazione della data è ribadita, di mano di PaolinaLeopardi, nell'angolo destro in alto di c. 1r [«1822 20 xbre»]. L'indicazione topico-cronica è posposta alla firma.
Lingua
italiano
Incipit
Carissimo Signor Padre. Rispondo all'affettuosissima sua de' 16 del corrente,
Explicit
perchè forse mi dovrebbe servire in alcuni lavori; de' quali, se avranno luogo, non mancherò informarla.
Regesto

Dopo aver approvato l’idea di donare agli Antici, in riconoscimento della generosa ospitalità ricevuta, il quadro della Pietà appeso alle pareti della terza stanza della biblioteca, Leopardi passa subito al confronto bibliografico. I libri portati con sé a Roma erano l’opera del Bartoli, Il torto e il diritto del non si può, «il piccolo Luciano greco» e il Don Quijote, utili per esercitarsi rispettivamente nel greco e nello spagnolo. Nulla sapeva invece dell’Omero greco-latino: propone pertanto al padre di informarsi presso Carlo, che probabilmente lo aveva prestato al medico Gaetano Zavagli, appassionato di poesia, insieme a una copia dell’Apparatus medicaminum di Murray.
Si era inoltre informato, senza esito, sull’apocrifo di san Girolamo nell’edizione vallarsiana. Esito parimenti negativo aveva avuto anche la ricerca del repertorio bibliografico dei classici greci e latini di Harwood. Promette quindi di cercare una Vita di Leone X di Paolo Giovio, come richiesto dal padre. Sconsiglia invece Monaldo dall’acquisto dell’edizione del De re publica curata dal Mai, poiché, a suo dire, non presentava nulla di realmente originale o innovativo rispetto ad altre.
Racconta infine al padre di un’edizione del De Lingua Latina di Varrone, curata da Giuseppe Melchiorri e Pietro Ercole Visconti, che tuttavia non avrebbe mai visto la luce; sarebbe dovuta uscire per i tipi di De Romanis o dell’editore torinese Giuseppe Pomba. A questo proposito, chiede a Monaldo, per il tramite di Melchiorri, di potergli fornire gli estremi bibliografici topico-cronici dell’edizione quattrocentesca del De Lingua Latina conservata nella Biblioteca recanatese. Prima dei consueti saluti alla famiglia, Leopardi aggiunge infine qualche parola sul freddo patito in quei giorni.
Un poscritto, con la richiesta di invio di un foglietto inserito tra le pagine della Bibliotheca Graeca di Fabricius, chiude la lettera.

Note

Risponde alla l. di Monaldo Leopardi del 16 dicembre 1822 [BL 476].
1. Sia Monaldo che Giacomo non avevano una buona opinione della Collectio Latinorum Scriptorum cum notis di Giuseppe Pomba, come dimostra una l. spedita a Melchiorri il 29 agosto 1823 [BL 583]: «Mio padre non crede bene di prendere la collezione di Torino, perchè se si considera come collezione de' classici, egli ha già quella di Manheim, ch'è molto più corretta; se si considera come collezione dei Variorum, in questa parte l'edizione di Torino non vale propriamente nulla, come, se vi ricordate, siamo convenuti insieme più volte». Un riferimento alla collana si trova anche in una l. al Brighenti [BL 689]: «credo bene di avvertirvi (se forse aveste intenzione di far molto uso dei classici di Torino) che quella edizione, come voi potrete conoscere osservandola, è tanto pessima quanto bella. La scelta dei testi, quella dei commentarj, la correzione tipografica, ogni cosa è intollerabile. Vi dico sì per sentimento mio, che ho avuto occasione di esaminarla a Roma, e sì per opinione di alcuni insigni filologi forestieri, che me ne parlarono meravigliandosi della cattivissima direzione di quell'impresa».
2. Il testo del Fabricius è il seguente: Jo. Alberti Fabricii Bibliotheca Graeca, sive Notitia scriptorum veterum Graecorum, quorumcunque monumenta integra aut fragmenta edita extant: tum plerorumque e manuscriptis ac deperditis, Sumptu Liebezeit, Hambuirgi 1705-28, 14 voll.
3. Monaldo non perdeva mai di vista i libri dati in prestito e, anche a distanza di molto tempo, ne pretendeva la restituzione. Nel 1826 raccomandava a Giacomo, allora a Bologna, di vigilare attentamente sui volumi usciti in prestito da Recanati e di farsi restituire quanto prima, a nome suo, dal Melchiorri l’opera di Varrone, che egli aveva spedito, come richiesto, nel 1823.

Testimoni
  • Recanati, Biblioteca privata Leopardi, Lettere autografe, 99, cc. 1r-2v
    Originale, manoscritto autografo.
    Fogli sciolti, mm 265 x 190.
    Lettera firmata, firma autografa, indirizzo presente, segni di piegatura, segno di sigillo.
    Elementi non verbali: [Assenti].

    Note: Autografo.
    Filigrana: giglio doppio.
    Inviata a Monaldo Leopardi, la lettera rimase tra le carte dell'archivio di Casa Leopardi dove è conservata ancora oggi.
    Il testo si dispone sulle cc. 1r-2r.
    A c. 2v si legge l'indirizzo. [Fonte: Manus]

Edizioni
Bibliografia
  • Bellucci 1985 = Novella Bellucci, In nome del padre. Riscontri retorici di un conflitto nelle lettere di Giacomo Leopardi a Monaldo, in «Quaderni di Retorica e Poetica», I, 1, 1985
  • Damiani 1988 = Rolando Damiani, La complicità di una comune origine. In margine al carteggio tra Giacomo e Monaldo Leopardi, in «Lettere italiane», XL, 3, 1988, pp. 402-414
  • Palmieri 1993 = Pantaleo Palmieri, La lingua degli affetti: parole al padre, in Lingua e stile di Giacomo Leopardi. Atti dell'VIII Convegno internazionale di studi leopardiani, Firenze, Olschki, 1994, pp. 473-492
  • Tellini 1995a = Gino Tellini, Lo stile della dissimulazione, in L’arte della prosa. Alfieri, Leopardi, Tommaseo e altri, Firenze, La Nuova Italia, 1995, pp. 145-154
  • Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
  • Marozzi 2023 = Gioele Marozzi, Percorsi nell'Epistolario di Giacomo Leopardi. La storia e le carte riemerse, Macerata, eum, 2023 (Leopardiana)
Nomi citati

Scheda di Ilaria Cesaroni | Ultima modifica: 09 gennaio 2026
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/477