Leopardi · Lettera n. 468

Mittente
Leopardi, Giacomo
Destinatario
Leopardi, Monaldo
Data
9 dicembre 1822
Luogo di partenza
Roma
Luogo di arrivo
Recanati
Note alla data
L'indicazione della data è ribadita, di mano di Paolina Leopardi, nell'angolo destro in alto di c. 1r («1822 9 xbre»). La data topica e cronica è posposta alla firma.
Lingua
italiano
Incipit
Carissimo Signor Padre. Tutte le lettere ch'io ricevo da casa mia, e specialmente le sue, mi consolano e mi rallegrano sopra ogni altra cosa
Explicit
solamente ne la posso pregare, perch'io abbia la consolazione di renderle qualche servigio secondo le mie forze.
Regesto

Dopo aver adempiuto ad alcuni incarichi affidatigli dal padre — tra cui le visite di cortesia alla contessa Mazzagalli e al conventuale Trachini — Leopardi ne informa Monaldo. Analogamente, riferisce di aver mostrato al cugino Melchiorri la descrizione della medaglia antica inviata dal conte recanatese, fornendogli ulteriori chiarimenti: Melchiorri aveva infatti discusso la questione con Alessandro Visconti, definito «il primo numismatico di Roma», e aveva confrontato il reperto con le monete catalogate nelle opere di Jean Vaillant e Joseph Hilarius Eckhel. Il poeta si impegna inoltre a reperire la bibliografia dei classici latini e greci curata da Edward Harwood e le notizie relative all’apocrifo di san Girolamo richieste da Monaldo [cfr. BL 467].
Un’ampia riflessione è dedicata all’ambiente culturale romano: nella città eterna, osserva Leopardi, poesia, filologia e «la scienza del cuore umano» risultano assenti, soppiantate dallo studio esclusivo dell’antiquaria. Gli eruditi romani, pur dediti all’archeologia, ignorano le lingue latina e greca. A colpirlo negativamente è anche l’assenza di qualsiasi notorietà personale: abituato a una certa fama poetica, Leopardi constata come a Roma il suo nome lasci tutti completamente indifferenti. Tra gli uomini di cultura frequentati, ricorda alcune conversazioni con Francesco Cancellieri, giudicato «insopportabile», mentre ben diversa è l’opinione espressa su Angelo Mai, descritto come «gentilissimo con tutti», del quale era appena uscita l’edizione del De re publica di Cicerone (Bourlié, Roma 1822) e stava per essere pubblicata la seconda edizione del Frontone. Tra le personalità incontrate di recente figura anche Luigi Marini, direttore generale dei Catasti.
Leopardi informa inoltre il padre che l’opera sulla zecca recanatese era conosciuta a Roma grazie a una recensione apparsa sulle «Effemeridi Letterarie» e che una copia ne era stata consegnata a Reinhold. Proprio presso la casa del ministro d’Olanda aveva avuto modo di conoscere numerose personalità straniere di rilievo, tra cui il filologo Wilhelm Tiersch.
La lettera si chiude con i consueti saluti alla famiglia e con l’augurio rivolto al padre di un «minor numero di incomodi» in vista del prossimo incarico da gonfaloniere.

Note

Risponde alla l. di Monaldo Leopardi del 6 dicembre 1822 [BL 467].
1. L'edizione del Frontone del Mai è la seguente: M. Cornelii Frontonis et M. Aurelii Imperatoris Epistulae. L. Veri et Antonini Pii et Appiani Epistularum Reliquiae. Fragmenta Frontonis et scripta grammatica. Editio prima romana plus centum epistulis acuta ex codice rescripto Bibliothecae Pontificiae Vaticanae curante Angelo Maio Bibliothecae eiusdem praefecto, in Collegio urbano apud Bourlieum, Romae 1823.
2. Le questioni di cui Marini parlò con Leopardi riguardavano l’ammenda di ottomila scudi inflitta a Monaldo nel 1801 e successivamente revocata. Quanto a Luigi Marini, Carlo Antici nutriva la speranza che il direttore del Catasto potesse procurare un impiego al nipote; Leopardi, tuttavia, preferì non riferire questa possibilità al padre.
3. L'opera di Monaldo cui si fa riferimento è Notizie della zecca, e delle monete recanatesi, Morici e Fratini, Recanati 1822.

Testimoni
  • Recanati, Biblioteca privata Leopardi, Lettere autografe, 98, cc. 1r-2v
    Originale, manoscritto autografo.
    Fogli sciolti, mm 265 x 190.
    Lettera firmata, firma autografa, indirizzo presente, timbro postale, segni di piegatura, segno di sigillo.
    Elementi non verbali: [Assenti].

    Note: Autografo.
    Filigrana: giglio doppio (c. 2).
    Inviata a Monaldo Leopardi, la lettera rimase tra le carte dell'archivio di Casa Leopardi dove è conservata ancora oggi.
    Il testo si dispone su tutte le carte.
    La traccia del sigillo giallo di chiusura è visibile anche al recto. [Fonte: Manus]

Edizioni
Bibliografia
  • Bellucci 1985 = Novella Bellucci, In nome del padre. Riscontri retorici di un conflitto nelle lettere di Giacomo Leopardi a Monaldo, in «Quaderni di Retorica e Poetica», I, 1, 1985
  • Damiani 1988 = Rolando Damiani, La complicità di una comune origine. In margine al carteggio tra Giacomo e Monaldo Leopardi, in «Lettere italiane», XL, 3, 1988, pp. 402-414
  • Palmieri 1993 = Pantaleo Palmieri, La lingua degli affetti: parole al padre, in Lingua e stile di Giacomo Leopardi. Atti dell'VIII Convegno internazionale di studi leopardiani, Firenze, Olschki, 1994, pp. 473-492
  • Tellini 1995a = Gino Tellini, Lo stile della dissimulazione, in L’arte della prosa. Alfieri, Leopardi, Tommaseo e altri, Firenze, La Nuova Italia, 1995, pp. 145-154
  • Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
  • Marozzi 2023 = Gioele Marozzi, Percorsi nell'Epistolario di Giacomo Leopardi. La storia e le carte riemerse, Macerata, eum, 2023 (Leopardiana)
Nomi citati

Scheda di Ilaria Cesaroni | Ultima modifica: 05 gennaio 2026
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/468