Leopardi · Lettera n. 462

Mittente
Leopardi, Carlo Orazio
Destinatario
Leopardi, Giacomo
Data
29 novembre 1822
Luogo di partenza
Recanati
Luogo di arrivo
Roma
Note alla data
Recanati 29 Nov.e 1822.
Lingua
italiano
Incipit
Ho ricevuto questa stessa sera la tua lettera, e mi metto subito a scriverti.
Explicit
Credimi che non si può aver più premura di quella che ho per te. Ti abbraccio e ti bacio con tutto l'affetto.
Regesto

La profonda tristezza provocata dalla partenza di Giacomo, affettuosamente soprannominato «Buccio», si manifesta, nel fratello Carlo, con la comparsa di stati febbrili e confusionari, e di un forte dolore fisico, oltreché emotivo. Tale immenso sconforto è affidato alle pagine di questa lettera, nella quale Carlo confessa di vivere come «un sepolto vivo», e di non essere in grado di attribuire un reale senso alla vita.
Il tono accorato delle confessioni sul proprio stato d’animo, tuttavia, non trova riscontro nella seconda parte della lettera, dove il conte Leopardi ridimensiona con distacco le difficoltà sollevate da Giacomo riguardo all’ambiente romano, giudicato anzi «comfortable» per la vivacità delle strade, la ricchezza del panorama architettonico e le occasioni di socialità.
In chiusura, Carlo chiede a Giacomo di firmarsi, nelle lettere successive, con il nome di «Sofia Ortis»: l’intento è quello di portare avanti un gioco letterario ed evitare l’imbarazzo con l’addetto postale, già avvertito ma ancora in attesa di ricevere qualcosa dalla presunta mittente.

Note

Risponde alla lettera di Giacomo del 25 novembre 1822 [BL 458].
1. L'allusione all'unico motivo che, un tempo, rendeva meno tediosa la vita di Carlo a Recanati («io qui conosceva benissimo che non avrei potuto reggervi per parecchie ore, quantunque sai se vi stava volentieri») è da giustificare con la presenza di Marietta Antici, di cui il conte Leopardi era innamorato; la donna, infatti, soggiornava nel paese per periodi più o meno lunghi con la propria famiglia. Suo padre Carlo Teodoro, infatti, era di origine recanatese, ma si era trasferito a Roma in seguito al matrimonio con la nobile romana Marianna Mattei.
2. La richiesta a Giacomo di firmarsi «Sofia Ortis» serviva anche, come afferma Genetelli, «per corrispondere segretamente, cioè più liberamente, al di fuori del controllo dei sospetti familiari»; l'autore aggiunge che «anche Monaldo, a un certo punto, il 16 ottobre 1826, propone il ricorso al nome fittizio, per comunicare in modo riservato con Giacomo, aggirando nel caso la moglie Adelaide» [Genetelli 2016, p. 140].
2. L'autografo della l. è in casa Leopardi.

Edizioni
Bibliografia
  • Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
Nomi citati

Scheda di Ilaria Cesaroni | Ultima modifica: 18 dicembre 2025
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/462