Leopardi · Lettera n. 438

Mittente
Melchiorri, Giuseppe
Destinatario
Leopardi, Giacomo
Data
4 maggio 1822
Luogo di partenza
Roma
Luogo di arrivo
Recanati
Note alla data
Roma 4. Maggio 1822.
Lingua
italiano, latino, greco antico
Incipit
Car.mo Cugino. Vi scrissi nell'ultima mia ricapitatavi da Galamini,
Explicit
Scusate la mia importunità, ed attribuitela soltanto al desiderio di profittare de' vostri amichevoli consigli. Saluti a tutti. Amatemi, e credetemi di tutto cuore
Regesto

In una l. non conservata, e ricevuta da Melchiorri il 28 aprile, Leopardi aveva fornito al cugino alcune nozioni sull'iscrizione apposta all'epigrafe di cui il marchese aveva richiesto informazioni. Il poeta aveva poi evidentemente consigliato a Melchiorri di non spedire a GIuseppe Acerbi il suo opuscolo Esame del saggio d'osservazioni sopra Pausania del Ch. Sig. Nibby, e il marchese acconsente, promettendo di non farlo. Sulla scia della precedente l. domanda ancora a Leopardi notizie su un'ulteriore epigrafe greca scolpita in un cippo sepolcrale e qualche informazione sull'autore anonimo di un opuscolo intitolato Tito Livio interprete di se stesso, dove viene presa di mira la figura di un cavaliere maceratese. Melchiorri riferisce a Leopardi che l'autore della canzone pubblicata nelle «Effemeridi Letterarie» è Melchiorre Missirini, e il prologo alla canzone è a firma dell'editore Filippo De Romanis, direttore della rivista.

Note

Risponde a una l. di Giacomo Leopardi di aprile 1822 ad oggi non nota.
1. Ennio Quirino Visconti (1751-1818) era uno dei massimi esponenti dell'antiquaria romana; era stato editore delle Iscrizioni greche Triopee ora Borghesiane con versioni ed osservazioni (Paglierini, Roma, 1794), e veniva citato da Leopardi nella Prefazione alle Iscrizioni greche Triopee.
2. Con Pietro Ercole Visconti, Melchiorri intraprenderà, nel 1823, l'impresa di edizione del De Lingua Latina di Varrone, per la quale chiederà a Leopardi di inviare loro un incunabolo dell'opera conservato nella biblioteca domestica recanatese. Il poeta acconsentì alla richiesta, ma Monaldo seguì attentamente gli sviluppi del prestito librario: il conte, infatti, domandò insistentemente, anche anni dopo l'invio, di riavere il testo indietro. Il progetto di edizione dell'opera varroniana non andò poi in porto.

Testimoni
  • Napoli, Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III, C.L. XXV.165, c. doc.165

    Vedi immagini

    Originale, manoscritto autografo.
    Fogli sciolti, cc. 1r-2v.
    Lettera firmata, firma autografa, indirizzo presente, timbro postale, segni di piegatura, segno di sigillo.
    Elementi non verbali: [Assenti].

    Note: Autografo.
    Il testimone consta di un bifoglio (cc. 1r-2v).
    Il testo si dispone sulle cc. 1r-2r.
    Si segnalano alcune cassature a testo a c. 1v.
    A c. 2v è presente l'indirizzo e si rilevano, sulla stessa carta, i segni dei timbri postali di invio [ROMA], e di spedizione, leggibile malgrado l'inchiostro ampiamente consumato: MACERATA | 6 MAG.

Edizioni
Bibliografia
  • Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
Nomi citati

Scheda di Ilaria Cesaroni | Ultima modifica: 17 maggio 2025
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/438