Leopardi · Lettera n. 380

Mittente
Leopardi, Giacomo
Destinatario
Trissino, Leonardo
Data
19 febbraio 1821
Luogo di partenza
Recanati
Luogo di arrivo
Vicenza
Lingua
italiano, latino
Incipit
Dall’ultima sua cortesissima dei 9. del corrente dove m’avvisa della perdita di due lettere mie,
Explicit
Tuttavia, se anche non potrò mostrarmi colle opere, sarò certo coll’animo | Suo perpetuo e sincerissimo Servitore ed Amico
Regesto

Nella prima parte della l., il poeta risponde esplicitamente all’ultima del corrispondente, richiamandola tuttavia con un piccolo refuso nella data, ricordata come 9. (febbraio) invece di 7. L’occasione del riscontro muove subito da un tema assai sentito: quello delle lettere smarrite. Richiamando le parole del conte vicentino che si dichiarava mortificato per aver perso, insieme alle missive, anche eventuali comandi leopardiani, il poeta si scusa a sua volta per eventuali mancate risposte, affrettandosi a sottolineare di aver sempre dato riscontro ai messaggi del corrispondente e imputando il mancato recapito non a volontà o superficialità, ma unicamente alle poste. La seconda parte della lettera di Leopardi riprende, invece, i temi trattati da Trissino nella sua del 29 settembre [BL 336] il poeta scrive che anche Recanati aveva assistito al passaggio di truppe – anche in questo caso, con ogni probabilità, connesse con l’intento di contrastare gli animi liberali e costituzionali che attraversavano la penisola.

Note

Risponde alla l. di Leonardo Trissino del 7 febbraio 1821 [BL 376].
Leopardi formula una riflessione amara che riprende e stravolge l’Orazio delle odi politiche che aprono il terzo libro dei Carmina. Con il ritmo incalzante delle sue strofi alcaiche, infatti, l’autore latino aveva inteso celebrare l’uomo giusto e tenace, i cui principi non vengono scalfiti dalla corruzione e dalle circostanze avverse; Leopardi, invece, osserva con sguardo disincantato e deluso l’apatia del suo popolo, disposto a piegare la testa incapace di reagire al pericolo, di mettere in discussione la realtà, di riprendere in mano il proprio futuro.
Su questa affilata riflessione si interrompe il carteggio leopardiano con Trissino. Brevi cenni torneranno, sempre da parte di quest’ultimo, nelle lettere scambiate con altri corrispondenti.

Testimoni
  • Reggio Emilia, Archivio di Stato di Reggio Emilia, Archivi Privati, Prospero Viani, b. 21A, mz. 38.
    Copia, manoscritto di altra mano.
    Fogli sciolti.

    Note: Apografo di mano di Paolina Leopardi e di un copista di Casa Leopardi.
    L’originale viaggiato di questa lettera, purtroppo, risulta attualmente disperso, ma si conserva memoria del messaggio leopardiano grazie a una copia tratta dalla minuta, a sua volta irreperibile. Il testimone apografo che trasmette il testo è di per sé piuttosto interessante perché mostra chiaramente l’intervento di due persone nelle circostanze di allestimento: a Paolina Leopardi si deve la trascrizione del destinatario della lettera e della data di quest’ultima; a un’altra mano, per più elementi grafici sovrapponibile a quella che, molti anni prima, nel 1817, aveva trascritto la Lettera di Giacomo Leopardi al Ch. Pietro Giordani sopra il Dionigi del Mai, conservato nel Banco Rari 342.17 (inserto 1) della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

Edizioni
Bibliografia
  • Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
  • Marozzi 2023 = Gioele Marozzi, Percorsi nell'Epistolario di Giacomo Leopardi. La storia e le carte riemerse, Macerata, eum, 2023 (Leopardiana)

Scheda di Ilaria Cesaroni | Ultima modifica: 25 settembre 2025
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/380