Leopardi · Lettera n. 342

Mittente
Leopardi, Giacomo
Destinatario
Trissino, Leonardo
Data
[23 ottobre 1820]
Luogo di partenza
Recanati
Note alla data
23. 8.bre 1820. Data a c. 1r
Invio / ricezione
La lettera è stata inviata, ma non ricevuta
Lingua
italiano
Incipit
Quasi appena ho risposto alla sua leggiadrissima de’ 6 di Settembre favoritami questi giorni passati dal March. Ricci, mi giunge l’altra dei 29.
Explicit
V. S. mi continui la cordialità, e se non l’è grave, anche il favore delle sue lettere.
Regesto

La risposta confezionata dal poeta riscontra i contenuti della lettera del 29 settembre [BL 336] e contiene numerosi spunti di riflessione di notevole interesse. Il primo, caratteristico del carteggio in esame, riguarda la salute: rispetto ad altri casi analoghi, però, in cui Leopardi si era “limitato” a dare notizia del proprio malessere e dell’impossibilità di dedicarsi alle applicazioni della mente quanto avrebbe voluto, in questo caso il giudizio del recanatese appare dotato di un peso specifico molto maggiore. Leopardi coglie inoltre l’occasione di mostrare ossequio nei confronti di Ippolito Pindemonte per eliminare l’ombra di quel sentimento negativo, di quella “gelosia”, che Trissino aveva evocato come manifestata dall’autore veronese nei confronti del ben più giovane Leopardi. Il paradossale elogio della propria piccolezza è continuato, poi, da Leopardi, anche nel terzo e ultimo punto della lettera: quello in cui dà riscontro alla richiesta di Antonio Cesari, mediata da Trissino, di avere in dono una copia delle Canzoni pubblicate a Roma nel 1818. Il poeta infatti lamenta la concreta impossibilità di dar seguito al desiderio dell’Abate per tre motivi: il primo, di ordine funzionale, consiste nella difficoltà di far pervenire per posta lettere e libri nel Lombardo-Veneto (difficoltà già sperimentata, e proprio per le Canzoni in esame, anche con lo stesso Trissino); il secondo, nuovamente di tipo valutativo, fa leva sulla scarsezza dell’opera e sulla conseguente inutilità, per il richiedente, di possederne un esemplare, tantopiù dopo l’abbandono e la riprovazione da parte dell’autore; il terzo, sicuramente il più concreto e reale dei tre, chiama in causa infine l’esaurimento delle copie da destinare ai doni, fatto che di per sé avrebbe comunque escluso la possibilità di un invio anche nel caso in cui si fosse trattato di un’opera formalmente approvata da Leopardi.

Note

Risponde alla lettera di Trissino del 29 settembre 1820 [BL 336]. La lettera non giunse mai a destinazione, come denunciato dal conte vicentino nella lettera del 7 febbraio 1821 [BL 376].
Un po’ indelicato, potrebbe apparire quanto confessato successivamente dal poeta a proposito del lavoro di Pindemonte, e cioè il non sapere cosa fosse stato o meno pubblicato dopo «quel saggio che stampò alcuni anni prima del mio». In effetti, all’altezza temporale della lettera in esame, lo scrittore veronese non aveva ancora ultimato la traduzione dell’opera omerica, completata soltanto nel 1822 e data alle stampe nel biennio 1822-1823, in due volumi, a Livorno, dai torchj di Glauco Masi e in Verona dalla Società tipografica editrice. Era però comparso, già nel 1809, il “saggio” di cui alla lettera leopardiana, stampato parimenti a Verona, presso il Gambaretti, col titolo Traduzione de’ due primi canti dell’Odissea e di alcune parti delle Georgiche. Con due epistole una ad Omero l’altra a Virgilio. Dal catalogo della Biblioteca di Casa Leopardi non risulta che questo volumetto appartenesse alla collezione familiare, così come non compare la citazione dell’omonima plaquette ristampata in Modena, per gli eredi di Bartolomeo Soliani, nel 1811; è però probabile che con la sua dichiarazione il poeta si riferisse proprio a una di queste due piccole pubblicazioni, che egli aveva sicuramente veduto e che poteva aver confrontato con la propria versione, naturalmente facendo uscire sconfitta quest’ultima dal paragone («la sua traduzione si potrebbe paragonare alla mia così bene come una gemma a un ciottolo»).
Il “saggio” di traduzione del primo canto dell’Odissea, venne diviso in due quaderni della Parte Italiana de «Lo Spettatore» pubblicati il 30 giugno e 15 luglio 1816.

Testimoni
  • Recanati, Biblioteca privata Leopardi, Lettere autografe, 85, cc. 1r-2r
    Minuta, manoscritto autografo.
    Fogli sciolti, mm 180 x 122.

    Note: Autografo.
    Il foglio esibisce la filigrana di un disegno non facilmente riconoscibile (A[...]?).
    La minuta è conservata entro una coperta con annotati estremi cronologici, destinatario ed eventuali osservazioni.
    Il testo, che si estende nelle cc. 1r-2r di un bisoglio, condivide il supporto con la minuta di una lettera a Giulio Perticari, presente a c. 2v. A c. 2r, a sinistra in basso, si legge l'indicazione del destinatario della lettera di mano di Giacomo Leopardi: «Co. Leonardo Trissino. | Vicenza.». [Fonte: Manus]
    Anche questa lettera leopardiana, purtroppo, non giunse mai a destinazione e ad oggi risulta dispersa; se ne conserva, però, la minuta autografa allestita da Leopardi come base per la stesura definitiva del messaggio.

Edizioni
Bibliografia
  • Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
  • Marozzi 2023 = Gioele Marozzi, Percorsi nell'Epistolario di Giacomo Leopardi. La storia e le carte riemerse, Macerata, eum, 2023 (Leopardiana)
Nomi citati

Scheda di Ilaria Cesaroni | Ultima modifica: 25 settembre 2025
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/342