Leopardi · Lettera n. 336

Mittente
Trissino, Leonardo
Destinatario
Leopardi, Giacomo
Data
29 settembre 1820
Luogo di partenza
Vicenza
Luogo di arrivo
Recanati
Note alla data
Vicenza 29. settembre 1820.
Lingua
italiano
Incipit
Stimatissimo Signor Conte. Ringrazio sommamente V. S. della lettera del 18.
Explicit
e a’ quali Ella si fa d’appresso con tanto diritto. | Mi confermo sempre allo stesso modo con grandissima estimazione ed ossequio
Regesto

La lettera si apre con formule di grande ossequio e cortesia che esprimono due ordini di sentimenti: da un lato, il grande dispiacere per le cattive notizie sulla salute di Leopardi, amplificato dal pensiero che la condizione negativa non dipenda da specifiche circostanze avverse, ma sia la normalità; dall’altro, il cerimonioso elogio del poeta recanatese, la cui inattività per motivi di salute viene interpretata dal conte vicentino addirittura come una «sciagura» per l’Italia. Alla seconda sezione della lettera il conte vicentino affida preziose informazioni sulla sua quotidianità e riflessioni altrettanto interessanti sullo stato delle arti sue contemporanee. Lo sguardo sulla realtà contemporanea si fa poi più disincantato nella parte finale della lettera, in cui emerge una critica velata ma pur sempre amara alla condizione in cui versava la cultura all’epoca, costretta spesso a patire i contraccolpi di una classe dirigente pronta a difendere in ogni modo i propri privilegi. Coerente, in tal senso, il riferimento al divieto di circolazione imposto alla canzone Ad Angelo Mai, che privava i cultori delle «lettere amene» di un testo di grande spessore. Resta l’amara considerazione che chiude la missiva e riporta il discorso sul piano dell’attualità: l’adagio secondo cui «la situazione del popolo si conosce dalle leggi, che lo comandano», infatti, sembra svelare il pensiero intimo e autentico di Trissino proprio nel momento in cui più forte si faceva sentire l’eco dei moti carbonari.

Note

Risponde alla lettera di Leopardi del 18 settembre 1820 [BL 336].
Che il sentimento, certamente autentico, fosse anche gonfiato dal formalismo epistolare sembra ipotizzabile dalla dinamica relazionale in cui si inserisce l’affermazione del mittente: all’epoca dell’invio della lettera, infatti, Trissino aveva avuto senz’altro occasione di sentire qualcuno tessere le lodi del giovane Leopardi – primo fra tutti, Pietro Giordani che al vicentino presentò le prime due Canzoni del recanatese –, ma con ogni probabilità erano state molto minori le circostanze in cui aveva potuto leggere personalmente scritti leopardiani, come del resto appare dimostrato dal seguito del messaggio, in cui compare un generico riferimento a traduzioni del poeta – evocate da un già affermato Ippolito Pindemonte addirittura geloso del giovane recanatese – che Trissino avrebbe desiderato ricevere in dono.
Il secondo elemento che compare nella parte centrale della lettera, cioè la ripresa dell’elogio leopardiano, riguarda la figura di Antonio Cesari: di rientro dal soggiorno fuori Vicenza, infatti, Trissino aveva incontrato inaspettatamente in casa sua il celebre linguista veronese, che stando alla testimonianza del nobiluomo vicentino fece istanza presso di lui per ottenere una copia delle prime due Canzoni di Leopardi stampate presso Bourlié nel 1818. Stessa richiesta aveva fatto, in precedenza, Ippolito Pindemonte, ma a entrambi era stata data risposta negativa, a causa della rarità dell’opera leopardiana nel regno Lombardo-Veneto. L’occasione di sottolineare il prestigio e al tempo stesso l’irreperibilità della plaquette costituì per Trissino il pretesto per avanzare a Leopardi una richiesta di invio in dono dei propri scritti, e contestualmente per diffondersi – come si è detto – in una digressione di tipo storico-culturale.
Non potrà essere taciuta, a proposito dell'amara considerazione che chiude la missiva, la vicinanza del conte vicentino a personaggi legati al mondo del risorgimento italiano, come il cugino Pietro degli Emili, il già citato Pietro Giordani, e Venceslao Loschi.

Testimoni
  • Napoli, Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III, C.L. XXV.374, c. doc.374. Cc. 1r-2v.

    Vedi immagini

    Originale, manoscritto autografo.
    Fogli sciolti.
    Lettera firmata, firma autografa, indirizzo presente, timbro postale, segni di piegatura, segno di sigillo.
    Elementi non verbali: [Assenti].

    Note: Autografo.
    Il testimone consta di un bifolio (cc. 1r-2v).
    Il testo si dispone su c.1rv e c.2r, lasciando quest'ultima per buona parte bianca.
    Non si segnalano interventi significativi a testo.
    A c. 2v. è presente l'indirizzo e si rilevano, sulla stessa carta, i segni del timbro postale di invio [FERRARA].
    È presente il segno del sigillo che, all'atto dell'apertura, ha provocato una lacerazione al margine della carta.

Edizioni
Bibliografia
  • Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
Nomi citati

Scheda di Ilaria Cesaroni | Ultima modifica: 25 settembre 2025
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/336