Leopardi · Lettera n. 256
- Mittente
- Trissino, Leonardo
- Destinatario
- Leopardi, Giacomo
- Data
- 10 settembre 1819
- Luogo di partenza
- Vicenza
- Luogo di arrivo
- Recanati
- Note alla data
- Vicenza 10 settembre 1819.
- Lingua
- italiano
- Incipit
- Pregiatissimo Signor Conte. Una delle maggiori privazioni, fra le molte che provo di trovarmi lontano dal nostro Giordani
- Explicit
- e che non è buono che di rassegnarsi sincerissimamente col più affettuoso ossequio| Suo Obbl.mo Aff.mo Servitore
- Regesto
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La lettera di Trissino cerca di rispondere alle intenzioni dimostrate in precedenza da Leopardi di instaurare un dialogo epistolare amichevole e più personale. Il testo è infatti costellato di aperture e confessioni. La prima riguarda proprio la lontananza di Giordani che causa diverse privazioni allo scrivente, prima tra tutte il non poter ricevere notizie e racconti relativi all’ingegno di Leopardi. Dalle parole di Trissino è possibile poi anche cogliere una prima spia fornita al corrispondente circa il proprio pensiero riguardo la produzione artistica italiana del tempo. Trissino infatti accenna a Leopardi come le uniche branche della produzione artistica contemporanea siano, a suo modo di vedere, la scultura e alla letteratura. Infine, compare una diretta confessione riguardo le proprie condizioni di salute, con la dichiarazione riguardante la propria sofferenza per via di un «erpete rabbiosissimo» (ovvero una qualche forma di herpes zooster).
- Note
Risponde alla l. di Giacomo Leopardi del 23 agosto 1819 [BL 253].
Che la precedente l. di Leopardi abbia rappresentato anche per Trissino uno snodo importante, è evidenziato dal riferimento esplicito che fa, anche tramite una sottolineatura nell’autografo, del ruolo di questa «ultima lettera» che gli ha testimoniato in maniera plastica tanto la «benignità» del proprio corrispondente, quanto anche la gentilezza dell’animo di questi. Certo, la virata verso un registro più amichevole non è ancora del tutto evidente, e Trissino non manca di continuare a valersi dell’usus tutto epistolare della diminutio del valore della propria persona rispetto a quella del destinatario elogiato oltremodo. Ma ad ogni modo subito dopo, Trissino chiede esplicitamente a Leopardi notizie della sua salute e degli studi che lo intrattengono al presente.
- Testimoni
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Napoli, Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III, C.L. XXV.369, c. doc.369. Cc. 1r-2v.
Originale, manoscritto autografo.Fogli sciolti.Lettera firmata, firma autografa, indirizzo presente, timbro postale, segni di piegatura, segno di sigillo.Elementi non verbali: [Assenti].
Note: Autografo.
Il testimone consta di un bifolio (cc. 1r-2v).
Il testo della lettera si dispone sulle cc. 1r-2r.
Si segnala la presenza di una sottolineatura in interlinea.
A c. 2v. è presente l'indirizzo e si rilevano, sulla stessa carta, i segni del timbro postale di invio [VICENZA].
È presente il segno di sigillo, il quale, all'atto dell'apertura, ha provocato una lacerazione al margine della carta.
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Napoli, Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III, C.L. XXV.369, c. doc.369. Cc. 1r-2v.
- Edizioni
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- Leopardi 1934-1941, lettera n. 227, vol. I, p. 310
- Leopardi 1998, lettera n. 256, vol. I, pp. 342-343
- Marozzi, Abbate 2025, lettera n. 4, pp. 74-75
- Bibliografia
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- Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
- Nomi citati
Scheda di Ilaria Cesaroni | Ultima modifica: 25 settembre 2025
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/256