Leopardi · Lettera n. 242

Mittente
Leopardi, Giacomo
Destinatario
Leopardi, Monaldo
Data
[luglio 1819]
Luogo di partenza
Recanati
Luogo di arrivo
Recanati
Note alla data
L'indicazione della data alla fine di luglio 1819, altrimenti assente, è assegnata dalla critica sulla scorta delle biografia del poeta. La lettera non venne mai inviata, poiché era stata redatta con l'intento di farla trovare a Monaldo in casa.
Invio / ricezione
La lettera non è stata inviata né ricevuta
Lingua
italiano
Incipit
Mio Signor Padre. Sebbene dopo aver saputo quello ch'io avrò fatto, questo foglio le possa parere indegno di esser letto
Explicit
se la sorte non ha voluto ch'Ella si possa lodare di lui, non ricusi di concedergli quella compassione che non si nega neanche ai malfattori.
Regesto

Leopardi scrive al padre prima del suo fallito tentativo di fuga da Recanati, motivando la sua decisione con il desiderio di autodeterminazione e la ricerca di una vita intellettuale più libera. Dopo aver ricordato la propria condotta irreprensibile e il riconoscimento del suo talento da parte di uomini illustri, lamenta la rigidità del padre, che lo ha costretto a una vita di isolamento e frustrazione. Sottolinea come la sua salute fisica e mentale soffrisse a causa della reclusione forzata e dell'impossibilità di vivere esperienze adatte alla sua vocazione. Altre famiglie, sebbene meno agiate, avrebbero incentivato l'ingegno di un figlio ritenuto promettente, mentre Monaldo, per esercitare sempre una sorta di prevaricazione su Giacomo, ne aveva sempre limitato le capacità intellettive, benché ne fosse pienamente cosciente.
Accusa Monaldo di anteporre i propri progetti di famiglia alla felicità dei figli, costringendoli a sacrifici ingiustificati. Giustifica la propria decisione di andarsene, pur consapevole delle difficoltà e del rischio di essere considerato pazzo, preferendo la sofferenza all’inerzia. Chiede infine perdono per il dolore arrecato al padre e, pur sentendosi obbligato a prendere alcuni beni per la sopravvivenza iniziale, promette di restituirli in futuro. Conclude implorando comprensione e compassione, anche se non può più restare.

Testimoni
  • Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 14344, cc. 7r-8v
    Originale, manoscritto autografo.
    Fogli rilegati, mm 265 x 192.
    Elementi non verbali: [Assenti].

    Note: Autografo, senza firma.
    Filigrana: colomba con testa rivolta indietro, ala chiusa e zampa su monte a tre cime; il tutto inscritto entro cerchio.
    Il documento è inserito in un codice contenente 18 lettere a Monaldo e Carlo, una nota di libri, una lettera di Adelaide Antici a Carlo Antici e un estratto di altra lettera in duplice copia. Una annotazione premessa ai manoscritti specifica la provenienza delle carte: «Questi autografi, dati da Mons. Alessandro Avoli all’Istituto Massimo alle Terme di Roma l’8 giugno 1906, furono dal P. Giovanni B. Scarpellino S. I., Rettore dello stesso Istituto, donati alla Biblioteca Vaticana il 12 gennaio 1948, per i buoni uffici del P. Pietro Tacchi Venturi S. I.»; i dettagli sono confermati dalla busta che conteneva i documenti, legata entro il codicetto in ultima posizione e corredata dalle seguenti note: «Autografi di Giacomo Leopardi – consegnatimi | da Mons.r Alessandro Avoli il giorno 8 giugno 1906» cui segue la sigla dello Scarpellino e l’annotazione a lapis «Autografi | Lettere | Leopardi». Poiché tutte le note sulla provenienza parlano di autografi leopardiani, non è chiaro se attraverso questa strada siano giunte in Biblioteca anche la lettera di Adelaide Antici e le due copie di un estratto di lettera (probabilmente indirizzata a Monaldo Leopardi ma di mittente ad oggi ignoto). Al tempo stesso, restano parzialmente sconosciute anche le circostanze che condussero le lettere autografe e la lista di libri nelle mani di Alessandro Avoli, sebbene si possa ipotizzare che esse siano state cedute da Teresa Teja Leopardi, ereditaria delle carte del secondo marito, Carlo Leopardi.
    Il testo si dispone su tutte le carte.
    Sono assenti indirizzo e bolli, probabilmente perché la lettera non avrebbe dovuto essere spedita, ma lasciata trovare. [Fonte: Manus]

Edizioni
Bibliografia
  • Bellucci 1985 = Novella Bellucci, In nome del padre. Riscontri retorici di un conflitto nelle lettere di Giacomo Leopardi a Monaldo, in «Quaderni di Retorica e Poetica», I, 1, 1985
  • Damiani 1988 = Rolando Damiani, La complicità di una comune origine. In margine al carteggio tra Giacomo e Monaldo Leopardi, in «Lettere italiane», XL, 3, 1988, pp. 402-414
  • Herczeg 1994 = Giulio Herczeg, Strutture sintattiche nell'Epistolario di Giacomo Leopardi, in Lingua e stile di Giacomo Leopardi. Atti dell'VIII Convegno internazionale di studi leopardiani, Firenze, Olschki, 1994, pp. 493-525
  • Palmieri 1993 = Pantaleo Palmieri, La lingua degli affetti: parole al padre, in Lingua e stile di Giacomo Leopardi. Atti dell'VIII Convegno internazionale di studi leopardiani, Firenze, Olschki, 1994, pp. 473-492
  • Tellini 1995a = Gino Tellini, Lo stile della dissimulazione, in L’arte della prosa. Alfieri, Leopardi, Tommaseo e altri, Firenze, La Nuova Italia, 1995, pp. 145-154
  • Meschini 2001 = Michela Meschini, Le imprese di Andrea Broglio e di Giacomo Beltrami: postille in margine alla «divisata fuga» del giovane Leopardi, in Microcosmi leopardiani. Biografie, cultura, società, a cura di Alfredo Luzi, Fossombrone, Metauro Edizioni, 2001, pp. 161-174
  • Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
  • Marozzi 2023 = Gioele Marozzi, Percorsi nell'Epistolario di Giacomo Leopardi. La storia e le carte riemerse, Macerata, eum, 2023 (Leopardiana)

Scheda di Ilaria Cesaroni | Ultima modifica: 17 dicembre 2025
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/242