Leopardi · Lettera n. 1610

Mittente
Leopardi, Giacomo
Destinatario
Sinner, Gabriel Rodolphe Louis : de
Data
[maggio 1831]
Luogo di partenza
[Firenze]
Luogo di arrivo
Verona
Note alla data
L'indicazione della data, altrimenti assente, è assegnata dalla critica sull scorta di una testimonianza di Louis de Sinner; l'indicazione del luogo, altrimenti assente, è assegnata dalla critica sull scorta di una testimonianza di Louis de Sinner
Lingua
italiano, greco antico; latino
Incipit
Mio carissimo ed egregio amico, | Il luogo dell’Epistola al Pepoli che a voi parve difficile
Explicit
[…] e della gratitudine profondissima ch’io sento e sentirò eternamente all’affetto ed alla bontà che voi avete per me. Addio con tutto il mio cuore.
Regesto

Nelle prime righe epistolari, Leopardi rincuora il de Sinner che si diceva imbarazzato di non aver compreso il passo dell’Epistola al Pepoli, tanto oscuro da convincere a correggerlo. Spendendo parole di lode per lo specimen del Thesaurus, inviatogli nella corrispondenza precedente, Leopardi condivide con l’amico la nostalgia dei momenti trascorsi in compagnia a Firenze, anche se ammette che difficile sarebbe continuare a occuparsi di filologia in Italia, dove non ci sono né «libri» né «uomini». Lo ringrazia poi dell’impegno con cui sta tentando di far circolare le sue «bagatelle filologiche», per poi approvare la stampa del Saggio sopra gli errori: dal momento che crede che sia uno scritto per nulla meritevole di onore all’autore, è necessario far sì che, almeno, vi sia un discreto introito economico dall’impresa. In chiusa, aggiornato l’amico sulla morte di Hocqueda, Leopardi esorta De Sinner a rispondere alle polemiche mosse da Tommaseo sorte intorno ad Agostino Longo, dicendosi sicuro che Vieusseux avrebbe accolto nell’Antologia un suo scritto, a patto che non contenga troppe nozioni greche, adatte più a un giornale francese.
In allegato alla lettera, Leopardi invia un esemplare della nuova edizione dei Canti, per poi aggiungere in un poscritto la trascrizione di un’osservazione sopra Teone, rinvenuta fra le sue carte.

Note

Questa di Leopardi risponde alla lettera di de Sinner del 30 marzo 1831 [BL 1606].
Dal timbro postale che si legge dalla busta della lettera di de Sinner del marzo [BL 1606] è noto che è giunta a Firenze l’8 aprile; dunque Leopardi stende la sua risposta tra i primi giorni di aprile e il maggio 1831.
Per la polemica su Agostino Longo si rimanda a [BL 1606].
Come nota l'edizione Brioschi-Landi [LEOPARDI 1998: II 2331], Moroncini [LEOPARDI 1934] e Flora [LEOPARDI 1949], all'ultima riga leopardiana (i.e. chi mi comperasse) aggiungono tra parentesi il riferimento a (cfr. Pens. VII, 91, 120, 246), ovvero ai Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura - oggi Zibaldone - seguendo l'edizione Le Monnier del 1898-1900. Più nel dettaglio, si tratta di un passo presente in Zibaldone 4163 (24 gennaio 1826), dove Leopardi rifletteva sull'uso dell'infinito in Teone, citando l'autore da Theonis sophistae primae apud rhetorem exercitationes, a cura di J. Kammermeister (Camerarius), stampato a Basilea nel 1541. Si tratta di un'anticipazione degli Excerpta che Leopardi invierà poi nel giugno, come si legge anche in LEOPARDI 2006: 1552; si veda anche LEOPARDI 1969.
A questa lettera leopardiana, come le seguenti due [BL 1620;1631], non si avrà la risposta di de Sinner; le lettere devono essere giunte però al destinatario.

Testimoni
  • Firenze, Biblioteca nazionale centrale, Banco Rari, 342.23, cc. 1r-2v

    Vedi immagini

    Originale, manoscritto autografo.
    Fogli sciolti, mm 252 x 214.
    Lettera firmata, firma autografa, indirizzo presente, timbro postale, segni di piegatura, segno di sigillo.

    Note: Gli autografi consegnati da Leopardi a Luis de Sinner sono oggi raccolte nella Biblioteca Nazionale Centrale, sotto la segnatura Banco rari 342. Malgrado l’impegno, il filologo svizzero riuscì solo parzialmente a rendere pubblici i lavori filologici di Leopardi in territorio d’oltralpe, tanto da suscitare non pochi dubbi sulla sua lealtà. Per placare le cattive voci che incominciavano a circolare, soprattutto in seguito alla morte di Leopardi, De Sinner consegna nel 1856 le carte a Gian Pietro Vieusseux. Risale al 14 aprile 1856 la celebre lettera dove De Sinner, oltre ai manoscritti filologici, dice di inviare una «copie très-exacte de 18 lettres que notre immortel ami m’a addressées de 1831 à 37. Elles contiennent mon apologie parfaite. […] Si in les publies, il faudrait les imprimer textuellement, et y joindre celles de Ranieri» [Piergili 1882: 9-10]. Trascorso appena un anno, De Sinner si trasferì a Firenze e, a causa della sua salute cagionevole e delle sue difficoltà finanziare, decise di donare la sua biblioteca alla Palatina: il materiale donato constava di ben 6000 volumi, comprendente anche i manoscritti leopardiani. Nel 1862, dopo l’acquisizione del cavaliere bibliotecario Francesco Palermo, le carte leopardiane confluirono prima tra i codici Palatini (Serie Sinner) e, successivamente, nel Banco Rari 342.1. Ad oggi, il materiale – tra cui anche il carteggio – è conservato in Banco Rari 342.1; 342.27; 342.28, I-II.

    Notizie sulla data di invio e ricezione vengono fornite dallo stesso De Sinner nel suo catalogo, dove scrive: «Sans date. Sur l'addresse: Verona. 23 Mai. Reçue par moi le 30 Mai 1831» [cfr. LEOPARDI 1882: 52].

    Il testo epistolare si dispone sulle cc. 1r-2r.
    Su c. 2v è presente l'indirizzo, il timbro postale e il sigillo in ceralacca nera, che ha causato un foro sul lato sinistro al centro all’atto dell’apertura, senza intaccare però la sostanza del testo.
    Il testo presenta diverse annotazioni di mano di de Sinner; a c. 1r, in alto a sinistra, è presente il numero «2», a indicare la serie numerica delle lettere leopardiane apposta da de Sinner.
    è possibile riconoscere due inchiostri, entrambi utilizzati da Giacomo Leopardi: il primo, bruno chiaro e spesso, per il testo della lettera; il secondo, bruno chiaro e sottile, per un’annotazione scritta lungo il margine sinistro delle carte (relativa a Teone) e l’indirizzo di spedizione.
    Su c. 2v è presente una nota di difficile lettura apposta da una mano diversa da quella di Leopardi e di de Sinner.
    Filigrana: c. 1: DOMENICO MAGNANI E FIGLI; c. 2: J. WHATMAN / TURKEY MILL / 1825 [fonte Manus]

Edizioni
Bibliografia
  • Leopardi 1882 = Giacomo Leopardi, Nuovi documenti intorno alla vita e agli scritti di Giacomo Leopardi raccolti e pubblicati da Giuseppe Piergili, a cura di Giuseppe Piergili, Firenze, Le Monnier, 1882
  • Timpanaro 1955 = Sebastiano Timpanaro, La filologia di Giacomo Leopardi, Firenze, Le Monnier, 1955
  • Leopardi 1969 = Giacomo Leopardi, Scritti filologici (1817-1832), a cura di Giuseppe Pacella e Sebastiano Timpanaro, Firenze, Le Monnier, 1969
  • Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
  • Marozzi 2023 = Gioele Marozzi, Percorsi nell'Epistolario di Giacomo Leopardi. La storia e le carte riemerse, Macerata, eum, 2023 (Leopardiana)
Nomi citati

Scheda di Ilaria Burattini | Ultima modifica: 13 giugno 2025
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/1610