Leopardi · Lettera n. 161

Mittente
Antici, Carlo Teodoro
Destinatario
Leopardi, Giacomo
Data
30 dicembre 1818
Luogo di partenza
Roma
Luogo di arrivo
Recanati
Note alla data
Roma 30 Dec: 1818
Lingua
italiano, latino
Incipit
Caro Nepote. La vostra lettera dei 18 corrente rende troppo palese la verità dell'assioma che "la nostra immaginazione è la fucina dei nostri tormenti".
Explicit
non vorrei più gettar tempo e fatica per meritarmi il vostro disprezzo. Vi abbraccio, e mi ripeto con sincero attaccamento
Regesto

La l. reca una serie di tentativi di convincimento dello zio al giovane nipote di rimanere, per il momento, ancora a Recanati e a non spostarsi a Roma. Le motivazioni addotte sono diverse: innanzitutto, ricordando la cultura posseduta da Giacomo nelle lingue e letterature classiche, Antici sottolinea come ancora manchi alla formazione del ragazzo tutto un bagaglio di conoscenza ecclesiastica, scientifica e filosofica facilmente assimilabile in casa grazie alla fornitissima biblioteca paterna. Sostiene poi che in una città piccola e priva di concorrenza è più facile farsi conoscere; recentemente, infatti, Leopardi era stato definito "Principe dei poeti" in un articolo di Cancellieri (Lettera a Guido Calcagnini in lode del suo Commentario della vita e degli scritti [...] Clelio Calcagnini, s.i.e., Roma 1818). Antici fornisce poi al nipote una serie di consigli: lo prega di dedicarsi anche alla salute fisica, oltreché a quella mentale, e gli suggerisce di sostituire allo studio delle «belle Lettere» quello delle «buone Lettere», in linea con il profilo di un vero «letterato Cristiano»; lo sollecita, infine, a rafforzare le sue doti oratorie e, partendo dall'assunto che "la gloria è vana se non è utile", a fare in modo che l'utilità primaria dei suoi scritti sia quella di compiacere i genitori.

Note

Risponde a una l. di Giacomo Leopardi del 18 dicembre 1818 che non si è conservata. È tuttavia possibile ricostruirne alcuni aspetti grazie a una l. di Antici a Monaldo, riportata da Moroncini, ove è riassunto il contenuto della leopardiana: «Giacomo ha risposto alla mia lettera. Egli mi dichiara che pur troppo si sente disadattato ad aspirare al primo posto nella Vaticana, e che presentiva la non vacanza di un posto secondario. Geme sull'oscurità del suo destino e sulla vita che deve condurre lontano da tutto ciò che potrebbe dare una direzione ed un compenso alle sue fatiche. Il dolor di occhi che "da vari mesi lo tormenta e lo priva ancor dell'unica risorsa che trovava nei studi. Privo così di ogni sollievo, e senza neppure un raggio di speranza, confessa di esser vicino alla disperazione. La morte che temeva, ora la desidera, poichè soggetto per temperamento alla più nera malinconia, e senza alcun divagamento che possa strapparlo ai suoi pensieri, egli spasma la mattina perchè giunga la sera, e la sera perchè torni la mattina. Egli si vede tuttora nello stato di dieci anni fà, senza aver fatto un passo verso il consegui,mento dei suoi desideri giusti, moderati, approvati da chiunque; e considerando il frutto delle sue occupazioni, che nel fior degli anni lo hanno fatto dispregievolissimo della persona, e il cuore e la mente addolorata e l'esistenza miserabile e tormentosa, non ha più lena per applicarsi all'Odissea". Nel venturo ordinario risponderò per combattere queste lamentazioni, e concluderò che a voi pieno di fiducia confidi i suoi pensieri ecc. ecc. Mi sono creduto in dovere di porvi al giorno di tutto, affinchè se manca il coraggio a vostro Figlio di aprirsi con voi, ne prendiate argomento per aprirvi con lui, che sicuramente ha sommo bisogno dei vostri amichevoli consigli. Affinchè possiate regolarvi, vi accluderò la copia della mia risposta. Conosco della massima importanza per la vostra domestica felicità il mettere in calma lo spirito di Giacomo, poichè ne risentirà il buon effetto ancor quello di Carlo».
Dietro alle insistenze di Antici circa il voler convincere Giacomo a non lasciare ancora il tetto paterno, soggiacevano sicuramente le volontà di Monaldo di non far allontanare il primogenito da casa. Tra il conte recanatese e Carlo Antici, infatti, intercorse un lungo carteggio che dimostra come spesso il padre di Leopardi chiedesse all'amico di insistere con il nipote sul fatto che non fosse ancora giunto il momento di partire.

Testimoni
  • Napoli, Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III, C.L. XXV.11, c. doc.11

    Vedi immagini

    Originale, manoscritto autografo.
    Fogli sciolti, cc. 1r-4v.
    Lettera firmata, firma autografa, indirizzo presente, timbro postale, segni di piegatura, segno di sigillo.

    Note: Autografo.
    Il testimone consta di due bifogli ripiegati a metà (cc. 1r-2v e cc. 3r-4v).
    Il testo della l. si dispone sulle cc. 1r-4r.
    A c. 4v. è presente l'indirizzo e si rilevano, sulla stessa carta, i segni del timbro postale di cui è possibile leggere a malapena l'indicazione del mese: GE.
    È presente la traccia del sigillo che ha provocato una lacerazione al margine della carta.

Edizioni
  • Piergili 1887-1891, pp. 67-71. Ecco le parole che usa Moroncini sulla prima edizione della l.: «Di su la copia che ne aveva inviata a Monaldo, e che rimase nell'archivio di Casa Leopardi. Io ho confrontato detta copia con l'originale della lettera inviato a Giacomo, e da questo conservato fra le sue carte, passate poi alla Nazionale di Napoli; attenendomi all'originale stesso, che dalla copia in alcuni punti alquanto si scosta».
  • Leopardi 1934-1941, lettera n. 143, vol. I, pp. 203-206
  • Leopardi 1998, lettera n. 161, vol. I, pp. 227-231
Bibliografia
  • Pestelli 2009 = Corrado Pestelli, Carlo Antici e l'ideologia della Restaurazione in Italia, Firenze, Firenze university press, 2009, pp. 243-259
  • Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
Nomi citati

Scheda di Ilaria Cesaroni | Ultima modifica: 15 dicembre 2024
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/161