Leopardi · Lettera n. 1548
- Mittente
- Leopardi, Giacomo
- Destinatario
- Leopardi, Monaldo
- Data
- 8 luglio 1830
- Luogo di partenza
- Firenze
- Luogo di arrivo
- Recanati
- Note alla data
- L'indicazione dell'anno, altrimenti assente, è assegnata dalla critica. A c. 1r, nell'angolo in alto a destra, è presente l'annotazione a matita di mano ignota «1831», ma a partire da Duro, Notarelle, la critica propende per l'anno 1830; l'indicazione del luogo, altrimenti assente, è desunta dai bolli postali
- Lingua
- italiano
- Incipit
- Dio sa quanto le son grato de' suoi avvertimenti circa il mio libro.
- Explicit
- Io, grazie a Dio, sto benino; ma occhi e testa non riguadagnano un atomo.
- Regesto
-
In una l. non conservata, Monaldo aveva evidentemente mosso degli ammonimenti alle Operette morali e Giacomo, con diplomazia, risponde che trattandosi di una «poesia in prosa» era consentito passare da una «mitologia» ad «un'altra». Alcuni «dottissimi preti», quali Gioberti e Muzzarelli, avevano lodato l'opera. Alla proposta, probabilmente perentoria, di Monaldo, di modificare alcuni luoghi del libro per non offendere troppo la fede cristiana, Giacomo risponde di non sentirsi, almeno per ora, «fisicamente» in grado di farlo. Il poeta sposta poi l'attenzione sulla pubblicazione del Memoriale di frate Giovanni con l'aggiunta di nuove leggende apocrife. Sulla possibilità di spedire il ritratto di Guadagnini a Roma, Giacomo si oppone, definendolo «troppo brutto».
- Note
Risponde a una l. di Monaldo non conservata.
1. I documenti epistolari restituiscono le difficoltà monaldiane ad accettare le opere del figlio. In una l. di Monaldo a Pierfrancesco del luglio 1837, ad esempio, si legge: «non vi dispiaccia se non vi mando le Operette morali del nostro amato Giacomo. In quel libro ci erano cose che non andavano bene. Io glie ne scrissi, ed egli ne convenne, e promise di ritrattarle. Ditelo pure in suo e nostro onore». Ancona, una testimonianza giunge dall'epistolario di Paolina; la contessa scriveva all'amica Marianna Brighenti il 19 ottobre 1845: «dopo la disgrazia che abbiamo avuto di perdere due miei fratelli, e dopo l'immenso ed eterno dolore che tal perdita ne ha cagionato, abbiamo veduto noi fratelli che non piaceva più a nostro padre di nominare questi cari ed amati oggetti; sicchè, noi che avremmo voluto parlarne ogni momento, abbiam dovuto fare studio per tacere quei nomi che ci venivan sempre sulle labbra. Di Giacomo poi, della gloria nostra, abbiamo dovuto tacere più che mai tutto quello che di lui ne veniva fatto di sapere, come di quello che non combinava punto col pensare di papà e colle sue idee. Pertanto, non abbiam fatto mai parola con lui delle nuove edizioni delle sue opere, e quando le abbiamo comprate le abbiamo tenute nascoste e le teniamo ancora, acciocchè per cagion nostra non si rinnovi più acerbo il dolore». Dall'epistolario di Monaldo, invece, emerge un riferimento sprezzante verso le Operette morali, riscontrato in una l. ad Annesio Nobili del 29 settembre 1833: «Ho piacere che i Libri che spedirà per il Sassetti il quale io procurerò di tenere in debita regola. Per sua norma la Baviera parte martedì, e sarà in Sinigaglia la sera stessa. Se però ella è in tempo levi dal pacco le Operette Morali del mio Giacomo giacchè quel libro non mi piace, e non darò una mano perchè si venda. Se non è in tempo non importa, e le rimanderò. Bensì non mi scriva niente di questo non volendo che gli altri figli entrino in quanto le dico sopra di ciò.». Leopardi aveva tentato in tutti i modi di non far giungere il testo sotto le grinfie del padre. Con i fratelli, desiderosi di leggere le sue cose, spesso usava parole in codice per riferirsi alle proprie opere. Funga da esempio questo accenno all'invio delle Operette, riferito a Carlo in lingua inglese: «You will find, at the same address at
Which I sent you the moral performations
Another small book of mine.» [BL 995].
- Testimoni
-
-
Recanati, Biblioteca privata Leopardi, Lettere autografe, 166, c. 1r-v
Originale, manoscritto autografo.Fogli sciolti, mm 203 x 135.Lettera firmata, firma autografa, indirizzo presente, timbro postale, segni di piegatura, segno di sigillo.Elementi non verbali: [Assenti].
Note: Autografo.
Filigrana: P M (porzione).
Inviata a Monaldo Leopardi, la lettera rimase tra le carte dell'archivio di Casa Leopardi dove è conservata ancora oggi.
Il testo si dispone sul solo recto.
A c. 1v si legge l'indirizzo.
A c. 1r, nell'angolo in alto a destra, è presente l'annotazione a matita di mano ignota «1831», ma a partire da Duro 1946 la critica propende per l'anno 1830. [Fonte: Manus]
-
Recanati, Biblioteca privata Leopardi, Lettere autografe, 166, c. 1r-v
- Edizioni
-
- Leopardi 1849, lettera n. 477, vol. II, p. 163
- Leopardi 1856, lettera n. 477, vol. II, pp. 164-165
- Leopardi 1892a, lettera n. 703, vol. II, pp. 427-428
- Leopardi 1923-1924, lettera n. 703, vol. II, pp. 427-428
- Leopardi 1934-1941, lettera n. 1606, vol. VI, pp. 84-85
- Leopardi 1949, lettera n. 762, p. 979
- Leopardi 1988b, lettera n. 171, p. 244
- Leopardi 1997, lettera n. 97, p. 173
- Leopardi 1998, lettera n. 1548, vol. II, pp. 1740-1741
- Bibliografia
-
- Duro 1946 = Aldo Duro, Noterelle filologiche all'«Epistolario» leopardiano, in «Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa. Classe di lettere, storia e filosofia», s. II, vol. 16, 1946, pp. 52-70
- Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
- Marozzi 2023 = Gioele Marozzi, Percorsi nell'Epistolario di Giacomo Leopardi. La storia e le carte riemerse, Macerata, eum, 2023 (Leopardiana)
- Nomi citati
Scheda di Ilaria Cesaroni | Ultima modifica: 23 aprile 2025
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/1548