Leopardi · Lettera n. 1256
- Mittente
- Leopardi, Monaldo; Leopardi, Carlo Orazio
- Destinatario
- Leopardi, Giacomo
- Data
- 16 maggio 1828
- Luogo di partenza
- Recanati
- Luogo di arrivo
- Pisa
- Note alla data
- Recanati 16. Maggio 1828.
- Lingua
- italiano, latino
- Incipit
- Mio Carm̃o Figlio. Dalle poche righe vostre dirette a Paolina vedo che non mi sono ingannato giudicando del vostro cuore.
- Explicit
- Buccio mio, addio.
- Regesto
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Luigi era morto il 4 maggio, e due giorni prima, data nella quale normalmente la famiglia Leopardi si recava al podere di San Leopardo per festeggiare la celebrazione della Santa Croce, Monaldo, Adelaide e i figli si trovavano al capezzale del figlio, che coscientemente se ne stava andando. Prima di morire, Luigi aveva confessato con il parroco le sue intemperanze giovanili chiedendo perdono, e aveva poggiate sul petto le immagini del Crocefisso e di Maria. Il dolore di tutti, in casa, era forte. Carlo e Paolina sostenevano i genitori e Pietruccio, meritando la definizione di «eroi».
- Note
Risponde alla l. di Giacomo Leopardi del 14 maggio 1828 [BL 1254].
1. Il dolore per la morte del figlio perdurò a lungo, e se ne ritrova testimonianza anche in una l. di Monaldo a Carlo Antici, di qualche mese seriore alla morte di Luigi: «ecco arriva Giacomo e il mio diletto Luigi non c’è più. Addio e chiudo la lettera con le lagrime, le quali concludono tutte le cose umane» (19 novembre 1828). Un'altra testimonianza giunge dall'epistolario di Monaldo: si tratta di una circolare a stampa inviata a Francesco Cassi per comunicare la morte di Luigi: «La sera delli 4 corrente, dopo un'ora di notte, nell'età di anni 24 incominciati, giovane sano, robusto, amabile ed amatissimo, il mio caro figlio Luigi è morto per una infiammazione di petto, contro alla quale sono riusciti vani tutti i presidii dell'arte. I soccorsi augustissimi della nostra Santa Religione desiderati, ed accolti con lo spirito di un vero cristiano, il riso della pace che non è mai fuggito dal viso del caro defonto, e la immagine di Gesù Crocifisso, e di Maria Santissima che ha stretto sempre fralle sue braccia, e sopra alle quali ha mandato l'ultimo respiro, sono motivi di conforto incredibile per me, e per la mia desolata famiglia. Nulladimeno è reciso il Giglio dal campo, l'Angiolo della morte ha piantato sopra la mia abitazione lo stendardo del pianto, la giocondità è scomparsa per sempre dalla nostra casa, e i pochi giorni che mi restano saranno quelli di un Padre desolatissimo. L'Eccellenza Vostra preghi iddio per l'anima del mio caro figlio, e lo preghi di accordare a me, alla desolata madre, e alli fratelli trafitti il vivere rassegnati, e il morire penitenti e
cristiani. Tutto il resto è vanità, fumo, e nulla. Frattanto ho l'onore di segnarmi con ossequiosissima stima dell'Eccellenza Vostra
Recanati 6 maggio 1828
Si perdoni la lettera stampata, un'atrocità della circostanza
Umilissimo Obbligatissimo Devotissimo Servitore e Parente
Monaldo Leopardi».
2. L'autografo è in casa Leopardi.
- Edizioni
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- Leopardi 1934-1941, lettera n. 1232, vol. V, pp. 81-82
- Leopardi 1988b, lettera n. 111, pp. 185-187
- Leopardi 1998, lettera n. 1256, vol. II, pp. 1486-1488
- Bibliografia
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- Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
Scheda di Ilaria Cesaroni | Ultima modifica: 11 aprile 2025
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/1256