Leopardi · Lettera n. 1217

Mittente
Papadopoli, Antonio
Destinatario
Leopardi, Giacomo
Data
10 febbraio 1828
Luogo di partenza
Venezia
Luogo di arrivo
Pisa
Note alla data
Di Venezia adi 10 di Feb. 1828 [anno sottolineato; la data segue la firma]
Lingua
italiano
Incipit
Mio carissimo Giacomino. È buon tempo che non ricevo lettere tue che mi diano nuove
Explicit
Vivi sano, ricordati di me, e scrivimi spesso che ti stimo grandemente e ti amo di singolare affezione.
Regesto

Trascorso del tempo dall'ultimo scambio epistolare, Papadopoli scrive a Leopardi, complimentandosi per la sua Crestomazia della prosa, chiedendo conferma di quanto riferito dallo Stella anche su una Crestomazia dei poeti e parlando delle novità editoriali, dal romanzo manzoniano all'impresa di Mustoxidi con il suo lavoro dedicato a Strabone. Successivamente offre a Leopardi un resoconto della ricezione delle Operette Morali, apparse per lo Stella, le quali sono state tanto apprezzate per lo stile quanto discusse per la loro filosofia «disperante». La lettera si chiude con una considerazione del Papadopoli sulla necessità di affinità tra il traduttore e l'autore tradotto, sulla scorta della nuova opera di Massimiliano Angelelli, e con un accenno malizioso al poema della contessa Malvezzi.

Note

Successivamente alla lettera leopardiana del novembre 1827 [BL 1166] e prima della presente non sono pervenuti testimoni epistolari. L’incipit del Papadopoli («è buon tempo che non ricevo lettere tue che mi diano nuove della salute tua e dei tuoi lavori») farebbe pensare che non siano intercorsi altri scambi dall'ultima lettera di Leopardi del novembre; confermerebbero l'ipotesi alcuni elementi della lettera del Papadopoli, che sembrano rispondere alla missiva leopardiana.
Lo Stella aveva chiesto a Leopardi di dedicarsi a una Crestomazia poetica già nel novembre del 1827 [BL 1162]; Leopardi, dal canto suo, non aveva avuto dubbi nell’accettare la proposta, tanto da chiedere subito al fratello Carlo dei volumi utili al progetto, lasciati a Recanati [BL 1173; 1176].
Ritornano gli accenni sia ai Promessi Sposi (ed. 1825-1827), di cui Papadopoli aveva già riferito in una sua del giugno 1827 [BL 1092], e alla Malvezzi, questa volta per il suo poema La cacciata del tiranno Gualtieri accaduta in Firenze l’anno 1343 (Magheri, Firenze, 1827).
L'accenno all'opera di Angelelli è riferito alla sua traduzione delle Opere di Sinesio e delle Tragedie di Sofocle.
L'accenno all'opera di Mostoxidi è riferito a La Biblioteca Greca Volgarizzata, edito da Sonzogno.

Testimoni
  • Napoli, Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III, C.L. XXV.241, cc. 1r-2v

    Vedi immagini

    Originale, manoscritto autografo.
    Fogli sciolti.
    Lettera firmata, indirizzo presente, timbro postale, segni di piegatura, segno di sigillo.

    Note: Il testo si dispone su cc. 1rv; bianca la c. 2r; non si rilevano interventi significativi a testo.
    Su c. 2v si legge l'indirizzo e si rilevano sia tracce del sigillo in ceralacca arancione, che ha lacerato parte della carta senza inficiare il testo, sia i timbri postali: uno indica il luogo, «VENEZIA», senza data, mentre il secondo registra la data di ricezione «20 FEBBRAIO 1828».
    Filigrana: assente.

Edizioni
Bibliografia
  • Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
  • Marozzi 2023 = Gioele Marozzi, Percorsi nell'Epistolario di Giacomo Leopardi. La storia e le carte riemerse, Macerata, eum, 2023 (Leopardiana)
Nomi citati

Scheda di Ilaria Burattini | Ultima modifica: 20 gennaio 2026
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/1217