Leopardi · Lettera n. 1138
- Mittente
- Puccinotti, Francesco
- Destinatario
- Leopardi, Giacomo
- Data
- 8 settembre 1827
- Luogo di partenza
- Macerata
- Luogo di arrivo
- Firenze
- Note alla data
- Macerata 8 7mbre 1827 [precede la firma]
- Lingua
- italiano
- Incipit
- Caro Leopardi La tua ultima mi ha molto addolorato. Ti sento oppresso
- Explicit
- [...] quelli che lo tengono per quel che è, ne ridono sgangheratamente. Addio.
- Regesto
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Colpito dalla lettera di Leopardi ricevuta, Puccinotti tenta di esortare l’amico ad abbandonare la sua malinconia e di ridere dei mali e della noia, da cui anche il medico dice di essere colpito. La missiva prosegue con toni più rilassati, facendo accenno ad alcuni lavori di Puccinotti e chiedendo parere a Leopardi circa la condizione del Monti e, in campo strettamente letterario, riguardo la tragedia di Niccolini, l’Antonio Foscarini. Ancora una volta, Francesco Puccinotti si conferma interlocutore sensibile e profondo conoscitore dell’animo e della filosofia leopardiana, oltre che intellettuale aggiornato delle novità che animavano i milieux intellettuali dell’epoca.
- Note
La lettera risponde alla precedente leopardiana del 16 agosto 1827 [BL 1123]; abbiamo conferma che a questa Leopardi non risponderà da una missiva di Vieusseux del fine di novembre [BL 1180].
Il riconoscimento del valore culturale e politico dell’opera leopardiana, insieme all’argomentazione con cui esorta a non abbandonarsi alla malinconia, fa dedurre la comprensione profonda da parte di Puccinotti del sistema-Leopardi. Ulteriore conferma arriva dalle stesse parole del medico che sprona l’amico: «Viviamo dunque, e ridiamo del nostro stesso desiderio di morire» che non può ricordare la celebre chiusa del Dialogo di Plotino e Porfirio, operetta composta, non a caso, proprio nel 1827.
Come spiegato da Leopardi nella sua precedente lettera [BL 1123], Il Discorso in proposito di una orazione greca di Giorgio Gemisto Pletone e volgarizzamento della medesima era apparso nelle pagine del «Nuovo Ricoglitore» nel febbraio 1827.
Già in una lettera del 6 luglio 1826 [BL 952] Pacinotti parlava di «due grossi volumi manoscritti», probabilmente identificabili con i due testi, la Patologia induttiva del 1828, di cui anche in questa lettera deve far riferimento, e le Lezioni di medicina legale del 1830, dove riassumeva l’esperienza dell’insegnamento di patologia e medicina legale presso l’Università di Macerata; nessun esito editoriale avrà invece il suo lavoro sui temperamenti (Trattato dei temperamenti, cui alludeva in una sua lettera del 28 ottobre 1825 [BL 763].
Il medico Giuseppe Tonelli ha composto una recensione a Periodicità nelle febbri e della sua causa e natura. Comentario di Francesco Puccinotti urbinate, apparso per i tipi di Annesio Nobili a Pesaro nel 1826. Abbiamo testimonianza della lettera di Puccinotti inviata al Vieusseux perché l’ editore fiorentino, sul verso della stessa, che accompagnava i testi del medico Giovanni Tonelli e di Angelo Carnevalini, vi ha poi trascritto una missiva indirizzata a Leopardi nel novembre 1827, dove si declinava la proposta di pubblicazione. Interessante il ruolo mediatore di Leopardi, come si evince anche da una lettera del 5 dicembre, cui si rimanda: BL 1186]. Come spiega lo stesso Puccinotti, articoli a riguardo sono stati pubblicati negli «Annali Universali di medicina» compilati da Annibale Omodei (Causa e natura della periodicità nelle febbri, V. 42. F. 126. Gi. 1827. P. 423) e su «Biblioteca Italiana ossia Giornale di letteratura scienze ed arti», nel Vol. 44, dicembre 1826, p. 416. Puccinotti in questa lettera a Leopardi lamenta che il suo lavoro sia stato condannato all’oblio in quanto «ipotetico»; in effetti, leggendo solo l’estratto pubblicato su «Biblioteca Italiana» si legge: «Ecco nuovi discorsi e nuove ipotesi sopra uno dei più profondi arcani della medicina […]. Gli sforzi dell’autore del Comentario sono ingegnosi, non mancando a lui nè perspicacia d’ingegno, nè erudizione medica; ma sono molte e di non facile scioglimento le difficoltà e le eccezioni che possono apporglisi. Quando i medici sappiano ben curare le febbri periodiche, è poco male se non giungono a scoprire la causa e la natura della loro periodicità».
Il riferimento al Monti, colpito di nuovo nel maggio 1827 da un ictus, divenne via via cieco e paralitico. In questa condizione, cui si sommavano le ristrettezze economiche e la morte del genero, il Monti sembrò tornare ai sentimenti religiosi che animarono i suoi anni giovanili, pur negando l’autentica conversione.
Nei fascicoli dell’«Antologia» dell’ottobre e del novembre-dicembre 1827 la tragedia di Niccolini venne recensita da Giuseppe Montani, come si apprende anche da una lettera del Brighenti del 2 aprile 1827 [BL 1056].
- Testimoni
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Napoli, Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III, C.L. XXV.272, c. 1r-v
Originale, manoscritto autografo.Fogli sciolti.Firma autografa, indirizzo presente, timbro postale, segni di piegatura, segno di sigillo, notazioni di segreteria.
Note: La lettera è conservata in un foglio sciolto (c. 1r-v).
Il testo della lettera, presente sul recto, si dispone su tutta la carta, lasciando ampio solo il margine sinistro. La scrittura è fitta ma regolare, così come l’interlinea. Il tratto è spesso e l’inchiostro della penna risulta pesante, tanto che l’inchiostro traspare sul verso della carta.
Non si segnalano interventi significatici a testo, se non alcune sottolineature poste dallo scrivente. Si rivela inoltre una sottolineatura verticale posta a matita e sul margine sinistro, probabilmente seriore, che evidenzia le ultime 5 righe della lettera.
Sul verso, oltre a leggersi l'indirizzo, si rilevano tracce dei timbri postali che risultano però illeggibili.
Sono presenti tracce del sigillo in ceralacca rossa, la cui apertura ha provocato degli strappi anche al centro della carta, senza intaccare la sostanza del testo. Si rilevano inoltre i segni di piegatura della lettera.
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Napoli, Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III, C.L. XXV.272, c. 1r-v
- Edizioni
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- Leopardi 1932a, lettera n. 98, pp. 436-438
- Leopardi 1934-1941, lettera n. 1117, vol. IV, pp. 303-304
- Leopardi 1998, lettera n. 1138, vol. II, pp. 1379-1380
- Bibliografia
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- De Robertis 1991 = Domenico De Robertis, Leopardi e Firenze, in Le città di Giacomo Leopardi. Atti del VII Convegno internazionale di studi leopardiani (Recanati 16-19 settembre 1987), Firenze, Olschki, 1991, pp. 133-158
- Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
- Colombo 2022 = Paolo Colombo, «il libro della vera sapienza». Francesco Puccinotti lettore delle Operette Morali, in «RISL - Rivista internazionale di studi leopardiani», 15, 2022, pp. 139-151
- Marozzi 2023 = Gioele Marozzi, Percorsi nell'Epistolario di Giacomo Leopardi. La storia e le carte riemerse, Macerata, eum, 2023 (Leopardiana)
Scheda di Ilaria Burattini | Ultima modifica: 22 gennaio 2026
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/1138