Leopardi · Lettera n. 1126

Mittente
Leopardi, Giacomo
Destinatario
Leopardi, Carlo Orazio
Data
[23 agosto 1827]
Luogo di partenza
Firenze
Luogo di arrivo
Recanati
Note alla data
Firenze 23 Agosto. L'indicazione dell'anno, altrimenti assente, si ricava dalla biografia e da un'annotazione apposta nello spazio della sovraccarta (c. 62v); è inoltre aggiunta accanto alla data da mano non leopardiana.
Lingua
italiano
Incipit
Carluccio mio caro. Scrivo subito a Bunsen, e scrivo nel miglior modo che io so fare, per l'effetto che ci proponiamo.
Explicit
Giordani, tornato da Pisa, saluta te e Paolina non so quanto: me l'avrà detto dieci volte, e tornò ieri. Addio, addio.
Regesto

Leopardi, ironizzando sulle «buone ragioni» di suo zio, afferma che spedirà una copia del Manuale di Epitteto una volta stampato, ma che la stampa non era imminente. Riprendendo poi le sollecitazioni fatte da Carlo nella l. del 5 agosto [BL 1118], che stimavano impossibile vivere male a Firenze, Giacomo risponde che il malessere provato nella città è riconducibile sia al suo stato di salute che a un episodio accaduto con un vecchio tale che, spacciandosi per civitanovese e fingendo di avere conoscenze recanatesi, aveva provato a spillargli dei soldi.

Note

Risponde alla l. di Carlo e Paolina Leopardi del 16 agosto 1827 [BL 1124].
Giuseppe Persiani, compositore recanatese, aveva messo in scena, in quel periodo, il Danao re d'Argo, e andava sostenendo di aver ricevuto un riconoscimento dal consiglio di Recanati per diretto intervento del conte Monaldo. Giacomo ne chiede conferma a Carlo.

Testimoni
  • Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 14344, c. 62r-v
    Originale, manoscritto autografo.
    Fogli rilegati, mm 215 x 158, 1 c..
    Indirizzo presente, timbro postale, segni di piegatura, segno di sigillo.
    Elementi non verbali: [Assenti].

    Note: Autografo, senza firma.
    Filigrana: disegno della capra.
    La lettera è conservata all'interno di un codice che presenta la seguente legatura: coperta in tessuto, cartonato con piatti rivestiti in tessuto verde bottiglia e punte e dorso rinforzati in pergamena; sul piatto anteriore, in basso a sinistra, due stemmi; sul dorso, cartiglio incollato con la segnatura del manoscritto e, subito sotto, la stessa segnatura impressa a inchiostro. Sul contropiatto anteriore, cartiglio con la segnatura del manoscritto. Sul contropiatto posteriore, cartiglio del laboratorio di restauro vaticano, su cui si legge: «Registro n. 8» e subito sotto la data «29 GEN. 1999» stampigliata a inchiostro blu. Il codice contiene 18 lettere a Monaldo e Carlo, una nota di libri, una lettera di Adelaide Antici a Carlo Antici e un estratto di altra lettera in duplice copia. Una annotazione premessa ai manoscritti specifica la provenienza delle carte: «Questi autografi, dati da Mons. Alessandro Avoli all’Istituto Massimo alle Terme di Roma l’8 giugno 1906, furono dal P. Giovanni B. Scarpellino S. I., Rettore dello stesso Istituto, donati alla Biblioteca Vaticana il 12 gennaio 1948, per i buoni uffici del P. Pietro Tacchi Venturi S. I.»; i dettagli sono confermati dalla busta che conteneva i documenti, legata entro il codicetto in ultima posizione e corredata dalle seguenti note: «Autografi di Giacomo Leopardi – consegnatimi | da Mons.r Alessandro Avoli il giorno 8 giugno 1906» cui segue la sigla dello Scarpellino e l’annotazione a lapis «Autografi | Lettere | Leopardi». Poiché tutte le note sulla provenienza parlano di autografi leopardiani, non è chiaro se attraverso questa strada siano giunte in Biblioteca anche la lettera di Adelaide Antici e le due copie di un estratto di lettera (probabilmente indirizzata a Monaldo Leopardi ma di mittente ad oggi ignoto). Al tempo stesso, restano parzialmente sconosciute anche le circostanze che condussero le lettere autografe e la lista di libri nelle mani di Alessandro Avoli, sebbene si possa ipotizzare che esse siano state cedute da Teresa Teja Leopardi, ereditaria delle carte del secondo marito, Carlo Leopardi.
    Il testo si dispone sia al recto che al verso.
    A c. 62v si legge l’indirizzo.
    È presente la traccia del sigillo di chiusura che ha causato uno strappo nel lato destro al centro, successivamente restaurato.
    Nello spazio della sovraccarta si legge l’annotazione «23. agosto -27.», relativa alla datazione. A c. 62v, nell’angolo in basso a destra, si nota quella che sembrerebbe una precedente cartulazione o un numero d’ordine: «16». [Fonte: Manus]

Edizioni
Bibliografia
  • Antona-Traversi 1930a = Camillo Antona-Traversi, Carlo e Luigi Leopardi (Documenti inediti e rari), Trieste, Edizioni C.E.L.V.I, 1930
  • Vian 1966 = Nello Vian, Annunzio, in «Giornale Storico della Letteratura italiana», CXLIII, fasc. 443, 1966, pp. 470-471
  • Giuliano 1994 = Antonio Giuliano, Giacomo Leopardi e la restaurazione, Napoli, Accademia di Archeologia Lettere e Belle Arti, 1994 (Memorie dell’Accademia di Archeologia Lettere e Belle Arti in Napoli, 8)
  • Buonocore 1998 = Marco Buonocore, Le lettere di Giacomo Leopardi presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, in Leopardi a Roma, a cura di Novella Bellucci e Luigi Trenti, Milano, Electa, 1998, pp. 374-379
  • Panajia 2002 = Alessandro Panajia, Teresa Teja Leopardi. Storia di una scomoda presenza nella famiglia del poeta. Con un inedito di Giacomo Leopardi, Pisa, ETS, 2002 (CollanaOro, 14)
  • Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
  • Abbate 2016 = Carteggi leopardiani inediti. Prospero Viani e la famiglia Leopardi, a cura di Lorenzo Abbate, Macerata, eum, 2016 (Leopardiana. Testi, 1)
  • Marozzi 2023 = Gioele Marozzi, Percorsi nell'Epistolario di Giacomo Leopardi. La storia e le carte riemerse, Macerata, eum, 2023 (Leopardiana)
Nomi citati

Scheda di Ilaria Cesaroni | Ultima modifica: 14 dicembre 2024
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/1126