Leopardi · Lettera n. 1118
- Mittente
- Leopardi, Monaldo; Leopardi, Carlo Orazio; Leopardi, Pierfrancesco
- Destinatario
- Leopardi, Giacomo
- Data
- 5 agosto 1827
- Luogo di partenza
- Recanati
- Luogo di arrivo
- Firenze
- Note alla data
- Recanati 5. Agosto 1827.
- Lingua
- italiano, latino
- Incipit
- Mio caro Figlio. La cara vostra delli 24 si ricevè da me, e si accolse da tutti come una festa
- Explicit
- Sappiatemi dire se è vero che questo don Pietro conosce Giordani. Cura ut valeas.
- Regesto
-
Preoccupato dalla recrudescenza dell'oftalmia del figlio, Monaldo domanda a Giacomo notizie più frequenti. Adelaide era guarita dal gonfiore che l'aveva colpita al piede, e lui aveva praticamente ultimato l'invettiva che stava scrivendo contro Mazzanti. Il nuovo governatore di Recanati sembrava «un ottimo galantuomo», e si era in attesa di eleggere anche il nuovo gonfaloniere per restituire a Recanati la «sua antica pace». In riferimento a quanto gli aveva confessato Giacomo, ossia che a Firenze non aveva ancora stretto molte amicizie, Monaldo propone di metterlo in contatto con Ambrosi, ministro delle finanze, una «buona e cordiale persona». Chiude la l. un riferimento ai moti insurrezionali sorti in Grecia contro l'impero ottomano.
Carlo aggiunge poche righe chiedendo di avere notizie del fratello e domandando il suo parere riguardo Firenze.
Pierfrancesco scrive a Giacomo che un certo Pietro Baglioni, definitosi amico del Giordani, andava dicendo che Leopardi a Napoli era «molto nominato»; costui aveva domandato a Paolina qualche opera del poeta, e la contessa gli aveva spedito il commento al Petrarca. Uno dei precettori di casa Leopardi, Sebastiano Sanchini, aveva avuto un'«ittorizie». - Note
Risponde alla l. di Giacomo Leopardi del 24 luglio 1827 [BL 1111].
1. Il riferimento al parere positivo nutrito da Leopardi nei confronti dei greci, di cui fa menzione Monaldo, è da ritrovarsi nel Discorso di una orazione greca di Giorgio Gemisto Pletone e volgarizzamento della medesima nel quale il poeta aveva espresso opinione molto positive nei confronti di quel popolo. Il Discorso era stato pubblicato nel «Nuovo Ricoglitore» nel febbraio del 1827, e composto qualche mese prima, tra novembre e dicembre del 1826. Inoltre, Giacomo aveva menzionato il popolo in questione anche in una l. con Antonietta Tommasini: «ancor io riguardo i poveri Greci come fratelli; se più si fosse potuto dire in loro favore, lo avrei detto certamente». Monaldo, ovviamente, era di opinione opposta rispetto a quella del figlio; il conte aveva espresso le sue idee sui moti insurrezionali contro l'impero ottomano nei Dialoghetti sulle materie correnti nell'anno 1831, in particolare nel Dialogo secondo. Il Giudizio, La Libertà, Il Turco e la Politica, ove espresse il suo disappunto nei confronti del desiderio di libertà manifestato dal popolo greco, che aveva il diritto di riconoscere il suo legittimo sovrano. L'autorità di un monarca sul popolo è trasmessa da Dio, e fronteggiarla significa andare contro Dio stesso.
2. L'autografo è in casa Leopardi.
- Edizioni
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- Leopardi 1934-1941, lettera n. 1099, vol. IV, pp. 288-289
- Leopardi 1988b, lettera n. 98, pp. 166-167 [nell'edizione è riportata la sola l. di Monaldo]
- Leopardi 1998, lettera n. 1118, vol. II, pp. 1360-1361
- Bibliografia
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- Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
Scheda di Ilaria Cesaroni | Ultima modifica: 04 aprile 2025
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/1118