Leopardi · Lettera n. 1103
- Mittente
- Leopardi, Giacomo
- Destinatario
- Papadopoli, Antonio
- Data
- 3 luglio 1827
- Luogo di partenza
- Firenze
- Luogo di arrivo
- Milano
- Note alla data
- Firenze 3 Luglio 1827.
- Lingua
- italiano
- Incipit
- Mio carissimo Antonino. Dalla contessa intesi della tua disgrazia
- Explicit
- Pur non dispero di venir a trovarti quest'altr'anno, di primavera. Voglimi sempre bene. Sai quanto te ne voglio io.
- Regesto
-
Giacomo, che nel frattempo ha raggiunto Firenze, si rammarica con il Papadopoli per il suo incidente, di cui è stato informato dalla contessa Anna Pepoli. Aggiorna poi l’amico sul suo disturbo agli occhi, che lo costringe a uscire solamente al buio e a rinunciare a qualsiasi altra attività; per tale ragione, sarà costretto a posticipare la lettura della recensione di Francesco Ambrosoli alla sua traduzione di Gemisto Pletone. Rassicura poi il Papadopoli, quasi con quel po’ di adolescenziale vergogna, di non aver rivisto la contessa Malvezzi, dopo la partenza dell’amico da Bologna. La lettera si chiude con la conferma del suo soggiorno a Firenze per tutta la stagione estiva, prospettando di trascorrere il successivo inverno a Pisa. Se, al contrario, la malattia continuerà a tormentarlo, sarà allora costretto a fare ritorno a Recanati.
- Note
Le 16 lettere inviate da Leopardi al Papadopoli confluirono inizialmente nell’archivio privato Papadopoli-Aldobrandini, fonte cui attinse Prospero Viani. In seguito al matrimonio dell’erede della famiglia, le carte vennero annesse alla collezione Arrivabene Valenti Gonzaga. Alcuni degli autografi entrarono, per dinamiche ancora oggi ignote, nel mercato antiquario. La missiva in questione, sebbene annoverata nella raccolta privata degli eredi Papadopoli da Giovanni Ferretti, è ad oggi dispersa. Se ne conserva solo la versione apografa, curata da Propospero Viani.
La presente lettera segue a quella del Papadopoli del 15 giugno 1827 [BL 1092].
Effettivamente, Leopardi raggiungerà Pisa nel novembre 1827, facendo ritorno a Firenze solo nel giugno 1828.
Si noti che in questa lettera, nonostante l’accenno di Papadopoli, Leopardi non fa menzione del romanzo manzoniano, I Promessi Sposi, il cui ultimo tomo era stato pubblicato nel 1827, quasi in contemporanea alle Operette Morali; per l'accenno alla recensione dell'Ambrosoli alla traduzione leopardiana di Gemisto Pletone si rimanda a BL 1092.
Leopardi torna a ribadire, come nella primavera, di non aver rapporti con Teresa Malvezzi [cfr. BL 1078 e 1082].
- Edizioni
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- Leopardi 1849, lettera n. 333, vol. II, pp. 22-23
- Leopardi 1856, lettera n. 333, vol. II, pp. 22-23
- Leopardi 1892a, lettera n. 333, vol. II, pp. 22-23
- Leopardi 1923-1924, lettera n. 491, vol. II, pp. 216-217
- Leopardi 1934-1941, lettera n. 1082, vol. IV, pp. 269-270
- Leopardi 1949, lettera n. 527, pp. 765-766
- Leopardi 1998, lettera n. 1103, vol. II, p. 1343-1344
- Leopardi 2006, lettera n. 529, pp. 746-747
- Bibliografia
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- Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
- Marozzi 2023 = Gioele Marozzi, Percorsi nell'Epistolario di Giacomo Leopardi. La storia e le carte riemerse, Macerata, eum, 2023 (Leopardiana)
Scheda di Ilaria Burattini | Ultima modifica: 20 gennaio 2026
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/1103