Leopardi · Lettera n. 1078

Mittente
Papadopoli, Antonio
Destinatario
Leopardi, Giacomo
Data
17 maggio 1827
Luogo di partenza
Firenze
Luogo di arrivo
Bologna
Note alla data
Di Firenze adi 17 di Maggio 1827 [dopo la firma]
Lingua
italiano
Incipit
Mio carissimo amico. Non accade che io ti dica del mio viaggio, perchè penso
Explicit
perchè la mi par una viltà che tu ci vada. Amami, caro Giacomo, chè io ti amo con tutto il mio cuore.
Regesto

Papadopoli ha finalmente raggiunto Firenze, a seguito di un viaggio piuttosto burrascoso. Dopo il riferimento alla presunta edizione pirata delle Canzoni e date nuove di Giordani, Papadopoli chiede dei tempi di stampa dei 'Dialoghi', ovvero le Operette Morali. La lettera si chiude con un accenno poco lusinghiero riferito alla contessa Teresa Malvezzi.

Note

La lettera deve essere stata consegnata a Leopardi per il tramite del Rangoni, di stanza a Bologna, come rivela la nota apposta accanto all’indirizzo. La lettera, come si legge, sembra essere inserita in un preciso dialogo, che, con buone probabilità, affonda le sue radici nel passaggio di Papadopoli a Bologna nel 1827, a seguito della sua partenza da Napoli. Non si esclude che parte della corrispondenza, scambiata tra l'ultima lettera leopardiana del settembre 1826 [BL 983] e questa del Papadopoli del maggio, sia andata dispersa.
La voce di una diffusione pirata della Canzoni 1824, che avrebbe compreso anche i Versi del 1826, era stata diffusa da Pietro Brighenti, come si legge nella lettera del 2 marzo 1827 [BL 1049]; ancora una volta, è attivo il ruolo di intermediaria tra i due amici della contessa Anna Pepoli.
Leopardi si stava dedicando alla correzione delle bozze delle Operette Morali; il lavoro era rallentato, come era accaduto per il Petrarca, dal pessimo servizio postale, come si può dedurre dal carteggio con lo Stella.
Malgrado le prime buone impressioni nei confronti della Malvezzi, donna che, a detta di Leopardi, lo aveva «disingannato dal disinganno» [BL 927], i rapporti andranno a peggiorare, come si può intuire da una letterina dello stesso Giacomo dell’ottobre 1826 alla donna, la quale aveva confessato che «la mia conversazione da solo a solo mi annoiava» [BL 1009].

Testimoni
  • Napoli, Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III, C.L. XXV.238, cc. 1r-2v

    Vedi immagini

    Originale.
    Fogli sciolti.
    Lettera firmata, indirizzo presente, segni di piegatura, segno di sigillo.

    Note: La lettera è tràdita da un bifolio.
    Il testo si dispone su c. 1r; bianche le cc. 1v-2r; non si registrano interventi significativi.
    Su c. 2v si legge l'indirizzo, cui segue una nota di altra mano e apposta con inchiostro più scuro: «Rangone riverisce il co. Leopardi, e gli rimette la lettera avuta dal co. Papadopoli»; sulla stessa carta si rilevano i segni del sigillo in ceralacca nera. Non è rimasta traccia dei timbri postali.
    Filigrana: assente.

Edizioni
Bibliografia
  • Genetelli 2016 = Christian Genetelli, Storia dell'epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016
  • Marozzi 2023 = Gioele Marozzi, Percorsi nell'Epistolario di Giacomo Leopardi. La storia e le carte riemerse, Macerata, eum, 2023 (Leopardiana)
Nomi citati

Scheda di Ilaria Burattini | Ultima modifica: 20 gennaio 2026
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/leopardi/letters/1078