Foscolo · Lettera n. 1492
- Mittente
- Ciciliani, Michele
- Destinatario
- Foscolo, Ugo
- Data
- 2 maggio 1811
- Lingua
- italiano
- Regesto
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Quando il, C. scrisse al F. nell’autunno scorso [e sarà la lettera che abbiamo dato al n.° 1057], era pronto a partire per Corfù; ma fu sconsigliato, e fece bene a non partire, perchè la barca fu presa e incendiata poco dopo che fu uscita dal porto di Venezia Tornato a Bologna domandò notizie di Ugo a parecchi, e lo mandò a salutare; ma non seppe mai nulla di preciso di lui, e ignora anche se i saluti furono fatti. Così egli è stato mal soddisfatto, e il F. forse lo accuserà di poco amore. Adesso che è davvero risoluto a partire, vuole scrivergli per congedarsi e per ripetergli il proprio affetto. - Se ne andrà fra 8 o 10 giorni alla volta di Roma e di Napoli, e di lì salperà per Corfù. Spera di ricevere una lettera di Ugo prima di lasciar Bologna [...] Dopo aver detto che non aveva più saputo nulla dello Zambelli da quando era partito (ed era un anno), e che soltanto da Corfù gli avevano scritto ch’egli era in pochi giorni tornato in patria prometteva di voler essere più sollecito nel dar di sè notizie agli amici, e prosegguva: "E tu da me attenderai anche quelle che riguardano le origini e l’accrescimento di Alì Pascià. Cercherò di dartele meno incerte e più seguite e circostanziate che sia possibile. Non dovrò per lo più far altro che ordinare ed estendere quello che per patrio bisogno sarà necessario ch’io studi. Il genio di quest’uomo infausto e de’ membri della sua famiglia, le abitudini, le relazioni, le forze, le risorse reali, tutto fa d’uopo che accuratamente si osservi e si calcoli da ogni uomo che non possa contemplare pazientemente la deplorabile servitù del suo paese. Mi toccherà fra poco vedere davvicino il malgenio della Grecia pesarle tremendamente sul collo, e divenire ognora più sicuro di sua stabilità. La famiglia di Alì si è ora innalzata al più alto grado di potenza e di auge, nè più le manca, che di affettare indipendenza d’Impero. Tutta la Grecia propriamente detta è soggiogata da lui. Il figliuolo maggiore Muctar (uomo però che ha qualche carattere come lealtà e franchezza) ha sede in Lepanto e tiene l’Etolia e una parte della Beozia: gode un comando distinto nell’esercito ed è uno de’ generali più reputati. - Veli il secondogenito, uomo astutissimo e perfido opprime il Peloponeso: tenta incessantemente di spegnere quell’ ultima scintilla di greca libertà che arde ancora e immacolata si compiace nelle capanne de’ generosi Mainotti: tiene ora il comando in secondo del grande esercito Ottomano, anzi ne è a lui affidata quella porzione che avrà la parte più operativa e gloriosa della guerra; e si è già acquistato il credito di primo Capitano dell’Impero. Io ho di mal augurio la sua fortuna perchè mi ricordo che sotto la sua condotta cadde Sulli, quel meraviglioso asilo di forti, non mai domi nè prima nè dopo il lòro espatriamento. - La vecchia tigre calca l’Epiro, l’Acumania, la Tessalia, gran parte della Macedonia, il resto della Grecia e qualche poco dell’Illirio, e sta fornmandosi un allievo nel figlio ultimo, il prediletto Ibrahim, cui spera di far erede della miglior parte di sua fortuna. Ei gode adesso nella vecchiaia il frutto delle indefesse fatiche del suo intelletto, e de’ suoi delitti. Ma la sua vecchiaia non è inoperosa riposa solo dalle opere del corpo: ma vuole tutto vedere, tutto pensare, tutto dirigere da sè; e porta l’attenzione dalle cose le più minute alle più lontane e difficili combinazioni di sua politica. Ei conosce e muove sapientemente a suo vantaggio le diverse suste di tutte le provincie dove non ha dominio diretto. Spia le intenzioni del suo principe e dei grandi dell’Impero, ed ha sì bene avanzato il suo partito e il suo intrigo, che quasi ei fosse il vero Monarca ha un'influenza preponderante in tutte le determinazioni della Corte. Tiene relazioni non solo con i Governi stranieri, ma per mezzo di emmissari e di doni, sa cattivarsi l’animo de’ più potenti e distinti personaggi delle altre nazioni. - Tal è la presente situazione di questa famiglia. Quello che più mi addolora è ch’ella ora aggiunge alla altre sue sorti anche i talenti militari, e la riputazione, e un’influenza immediata nelle forze di tutto l’Impero. Se Alì fosse più giovane, non mi maraviglierei punto ch’egli aspirasse alla sovranità. E guai alla Grecia se dovesse assolutamente tenere il principato un uomo si sagace, prudente, ed attivo. - Ma noi con tutto ciò non Vogliamo disperare affatto, nè imporre vile silenzio ai movimenti del nostro cuore. - Ti ho fatto una lunga leggenda; ma il soggetto a te non spiace, e a me sta come una spina fitto sempre nel cervello"
- Testimoni
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Firenze, Biblioteca nazionale centrale, Manoscritti Foscoliani, vol. VIII, lettera n. 4, 11-14
Originale, manoscritto autografo.Fogli rilegati.Segni di piegatura.
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Firenze, Biblioteca nazionale centrale, Manoscritti Foscoliani, vol. VIII, lettera n. 4, 11-14
- Edizioni
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- Foscolo EN 16 Ep. 3, In nota 1 a EN 1100
Scheda di Michele Stefani | Ultima modifica: 25 maggio 2025
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