Foscolo · Lettera n. 1395

Mittente
Herbel, F. (sergente maggiore riformato del 9° reggimento francese di linea)
Destinatario
Foscolo, Ugo
Data
19 luglio 1810
Luogo di partenza
Gournay-en-bray
Lingua
italiano
Regesto

Lo ringrazia delle accoglienza cordiali che gli ha fatte a Milano, non sdegnando di interessarsi alla sua sorte e «al partito che dovrebbe ritrarre dalla sua rinascente libertà, di quel sommo ed insperato bene! » « Vi feci allora -soggiunge - l'ommaggio dell'ammirazione e del sincero attaccamento che m'ispiraste più anni sono nel mezzo del finto Ortis; ricevete adesso quello del mio rispetto più profondo e della mia riconoscenza ». Seguita dando notizie del «suo presente stato ». Parla del suo viaggio di ritorno in Francia Passando per Lione - dice - «io non poteva far di meno che ricordarmi del Bruto dei Comizi: piansi sul poco frutto dei sensi che gli furono ispirati dall'amore della sua patria ». Fermatosi a Parigi, si è assicurato un impiego in una Casa commerciale; poi si è trasferito al luogo natio, donde scrive, e quivi, accolto affettuosamente dal padre e dalle sorelle, si è affidato alle cure di un buon medico «acciocchè ristorasse la sua salute alterata dal peso dell'antiche sua catene»; ora, sta facendo una cura d'acque minerali, che già ha «prodotto buonissimo effetto». « Ma conviene ch'io vi confessa (sia) il vero - prosegue -, benchè nulla non mi manchi per la parte del fisico, l'alma patisce, qui non ritrovo l'Italia, quel cielo così puro, quei eccelsi monti, quelle selvatiche rupi, quei torrenti, quelle vaste pianure, quelle frondi sempre varie ed ondeggianti, quelle viti inghirlandate dell'olmo [= all'olmo?], al pioppo; infine quella divina favella: nulla di questo non vi ritrovo: qui tutto è muto; piove, soffia il vento freddo come di ottobre; tutto è prato, ma questi prati son separati in tanti pezzi che vi sono di possessori; l'acque indolenti hanno appena un corso; le case costrutto per la più parte in brutto modo, negrissime; ciò che s'è fatto da 30 anni in qua è ancor immerso nel gotico de' nostri avi; qui tutto è piccolo, ristretto ed uniforme. È vero che si vive meglio che là, di [= da ?] voi; ma, a che giova il vivere del corpo, se l'anima non ha di che pas[c]ersi? Fortunato me di aver l'Ortis! Con lui vivo dell'intere giornate, vivo veramente. Ne ho già tradotto 80 e più fogli; cerco di renderlo letteratamente (sic) tanto che lo permette la povertà della nostra lingua. Non saprei numerarvi, Sig.r Capitano, le dolci sensazioni ch'egli mi ha fatto provare; ad ogni passo risorgono immagini varie, e di colorito così nitido e corretto, ch'io non mi stanco di rivederle ». Accenna a un suo vicino, che fu già prete e intende sufficientemente l'italiano, e anch'egli si diletta dell'Ortis quanto lo scrivente: è professore in un Liceo «e non sdegna smacchiare lo stile » della sua traduzione; ma purtroppo partirà fra due giorni. « Ho mille e mille ragioni - riprende - per ripetermi quell'epigraffo (sia) di un traduttore di Virgilio, il Signore de Gaston: Tu longe sequere et vestigia semper adora. Tal è la distanza che ci separa; tutti lì miei sforzi tendono a minorarla ». Prega quindi il F. che gli suggerisca il modo di «raddolcire » - se non ritiene indegna della luce questa sua traduzione - quella «tirata alla pag. 291: potrò io vedermi dinanzi agli occhi ecc., e quell'altra alla pag. 7: Oh se il T. etc. »; e soggiunge: « Ortis confessa di aver ricercato lo bello stile nel descrivere a Lorenzo la sua visita in casa della moglie del patrizio M***; non ho provato meno fatica nel tradurla, non trovo espressioni equivalenti di queste: e vedeva Madama tutta molle e rugiadosa entrar etc.... - Sforzatamente ho dovuto mutare questo passo della pagina 29: da, Colui, che ne' tempi addietro mi aveva mangiata la metà del cuore; ho detto: de celui qui auparavant m'avait dechiré le coeur; stimando ripugnante (in francese) quella metà di cuore mangiata, mentre in italiano ci presenta meglio l'atroce condotta del vile insolente. Quel pensiero delle colpe rispettate ne' potenti etc. è troppo bella, benché ardita, per che sia permesso troncarla [sic, per evidente influsso del femminile francese pensée]. Lo stesso è da dirsi de' perigli della Celebrità (non ho già da temergli) alla pagina 34, se però vi fosse qualche modo... L'episodio della morte di Glicera m' ha fatto piangere. Tal tu fioriva un dì, così dico all'ombra di mia madre allora che vado visitare (sic) la sua tomba. È di dovere sopprimere a[f]fatto quel pezzo della pagina 49 ...tutti supplichevoli sotto il terribile flagello... egli è della tempra la più acerba. Il disordine prodotto dall'amore nelle facoltà intellettuali, descritto nella lettera del 29 Aprile è bello al di sopra di ogni espressione. Prolungare di più questa lettera vi sarebbe troppo tedioso; per quest'oggi mi fermo. Mi avete dato speranza di vedervi in Parigi, questo è l'oggetto di tutti i miei voti; ditemi s'io posso lusingarmene ». Chiede quindi nuove di un signor Camillo [l'Ugoni?], che ha avuto per lui «molte bontà », e a; cui deve la fortuna di aver conosciuto il Poeta - Ringrazia il F. di un ritratto da lui stesso donatogli: «lo guardo dieci volte al giorno - dice - cerco di leggergli in fronte ciò che' scrive Ortis » - e conclude: «Permettete ch'io v'abraccia (sic) di cuore, qual vostro rispettoso dìscepolo; sì che sarete il mio Maestro nell'arte di pensare e di scrivere. O quante mi vi vorrebbero delle vostre lezioni per essere degno di voi! »

Testimoni
  • Firenze, Biblioteca nazionale centrale, Manoscritti Foscoliani, vol. VIII, lettera n. 20, 75-78
    Originale, manoscritto autografo.
    Fogli rilegati.
    Segni di piegatura.
Edizioni

Scheda di Michele Stefani | Ultima modifica: 25 maggio 2025
Permalink: https://epistulae.unil.ch/projects/foscolo/letters/1395