Foscolo · Lettera n. 1319

Mittente
Apostoli, Francesco
Destinatario
Foscolo, Ugo
Data
30 marzo 1810
Lingua
italiano
Regesto

Apostoli si scusa, anzitutto, di tornare alla carica, incoraggiato dalla gentilissima lettera di Ugo. Sa ch’egli è generoso, ma non pretende, sapute le cose da lui confidenzialmente dettegli, di mettere alla prova la sua cordialità: gli basta che compri dal De Stefanis una copia del libro per poterlo giudicare con cognizione di causa - Sa di avere in Milano un gran numero di nemici, e che perfino il consigliere di Stato Bossi ha parlato male di lui e delle sue pubblicazioni alla conversazione del Gran Giudice: non comprende le ragioni di questo odio: non potendo difendersi né a stampa né a voce né di persona, prega il F. di proteggerlo specialmente contro chi denigrasse l’ultima sua pubblicazione. Parla quindi delle copie di essa che ha, mandate a Milano: si duole che il Ministro dell’Interno, suo superiore diretto, che può togliergli o dargli la vita sociale e la licenza di stare a Padova, non abbia detto nulla della copia inviatagli: invoca l’appoggio del F. presso di lui; lo Scopoli ringraziò per l’esemplare ricevuto e si congratulò con l’autore; Méjean partì per Parigi appena avuto il volume, o forse non lo ebbe ancora. Dal Monti, cui mandò dodici copie (e una, distinta, per lui) fino dai primi di marzo non ha avuto ancora riscontro; ma, - osserva - "rispetto il suo silenzio, occupato forse nell’ordinare i pensieri della Musa Erato che starà ora, ispirandolo sulle nuove nozze auguste". - Dopo altri particolari relativi alla distribuzione del libro e agli incassi, prosegue: "Il Cavaliere della Trista figura sarà molto rassomigliante alle ombre di Virgilio, se vivo sotto il nome di Ortiz (sic) il suo ritratto così bene intagliato fa malinconia alle ragazze che leggono le lettere di quel morto vivo". Incoraggia l’amico a bere "qualche nappo di Lieo": "confortanti - soggiunge - e guarendo le febbricciattole, fa sentire di nuovo qualche arcata del tuo lirone bronzino, quale suono giungerà fino ai Padovani". Lo prega di mandari sue pubblicazioni; e dichiara "tu, vivo ancora, vali più di Pittagora che ha addosso più di venti secoli"; poi prosegue: "Addio, buon Foscolo: sta’ bene, conservati con quel carattere prezioso, poi che vero, e costante, e forte, e nello stesso tempo sensibile. Abbandona tutti que’ vili che ne hanno preso e mutato tanti altri caratteri senza decreti, leggi, o comandi che abbiano loro ordinato, sotto pena di morte, di fame, o di esilio, che divenissero vili, bassi, bugiardi, calunniatori, furfanti. Quelli che ti viddero non ha guari mi dipinsero; il tuo contegno, e perchè ti trovarono al dissopra del livello dei concorrenti, riferirono di averti ritrovato influente, appunto perchè (come tu ti spiegasti) perchè vedi i Ministri e parli col tuo linguaggio solito; A ciò soltanto riducevasi il calcolo della tua influenza, che pur è una perchè ognuno aspetta la virtù e chi parla in di lei nome". Seguono scuse per la lungaggine, rinnovate raccomandazioni, ecc.

Testimoni
  • Firenze, Biblioteca nazionale centrale, Manoscritti Foscoliani, vol. VIII, lettera n. 2, 3-6
    Originale, manoscritto autografo.
    Fogli rilegati.
    Segni di piegatura.
Edizioni

Scheda di Michele Stefani | Ultima modifica: 25 maggio 2025
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