Fortini · Lettera n. 805

Franco Fortini a Giovanni Giudici, 1974

Con i saluti del tuo
Franco Fortini

IL NIDO

Ogni primavera nel cavo delle persiane
certi uccelli di becco ostile giallo
miseri nervosi fanno di stecchi un nido
Quando è notte molto alta e non dormo
so che stanno dietro il muro i loro nati.

Leggo che le teste dei nobili uccisi a Praga
le fasciavano di raso a fregi di orsi e di aquile.
Da teatri profondi i valorosi umani
cantano. Fini squilli dividono la notte.
>Voci chiamano altere miserere< Altere voci alzano miserere

Dentro il nido ignoranti esserini
alla frenesia della madre tremeranno.
Griderà la fame e tutto insegnerà la madre.
Nell'aria inorridita voleranno
senza sapere nulla di più mai.

Mi hanno insegnato che non si separano
fame dei corpi e memoria degli spiriti
ma c'è un punto della notte che è difficile
subire il vero, accettare il riposo.
Vicini, miei vicini, dormite nel vostro sangue.

Il destino che può essere compreso
a poco a poco si fa chiaro nella stanza.
Aspettando che quei piccoli si sveglino
una forma fanciulla della coscienza guarda
il corpo tutto chiuso nel riposo.

1974