Fortini · Lettera n. 659

Franco Fortini a Elio Vittorini, 29 ottobre 1964

Caro Elio, ho ricevuto ora 'Le donne', sono corso a leggere passi della seconda parte, con molta emozione, puoi capire; e ho inteso che devo leggermi tutto con molta calma, invece. Ma mi è molto difficile respingere l'emozione, o il crepitìo, se vuoi, di questi quattordici anni, io vorrei anzi, a quel fuoco, scaldarmi più di quanto non debba uno come me... Mi prende propriamente rabbia, di quello che avremmo potuto fare, in questi quattordici anni e che non abbiamo fatto e abbiamo invece lasciato fare. Ma ormai è tardi e corriamo dritti come sull'autostrada. Io poi - che da un anno sono entrato nella "buia storia che non si racconta"; ma basta così, da un po' di tempo ho la tendenza a lamentarmi. Spero che tu stia bene: quel tuo pensare a Pierre Bezuchov me lo fa credere. E che tu abbia fatto riferimento ad un autore come il Tolstoj mi [fa] anche sperare bene, per te e per tutti...
Ricordami a Ginetta, e abbiti i saluti di Ruth e miei. Il tuo
Franco