Fortini · Lettera n. 393
Franco Fortini a Italo Calvino, 15 maggio 1959
Caro Calvino, che ti prende? Che miracolo! Una lettera fitta! E maledettamente seria! E che accetto quasi completamente! Che mi prende?
Il testo a cui ti riferisci è di almeno un anno fa: trovo che va corretto esattamente nel senso che tu sostieni. È chiaro che il moralismo astensionistico tenderà sempre, in me, a prevalere, e in te il suo contrario, ma le tue precisazioni sono straordinariamente acute e giuste. Una raccomandazione però: non sorvoliamole, non corriamo a ‘superarle’, pensiamoci su e facciamo quel che si può.
L'immagine dell’amaca. Ti dispiacerebbe dirmela? L’ho scritta lì per lì e non me la ricordo più.
Non sono un collaboratore di quell’esoso giudeo surrealista. Se potrai prestarmi il Trotzki bene, e magari il Milton.
Penserò a mandar un manipolo di traduzioni a voi per Mila ma non posso mandare i testi. Sono felice di aver già superato il centinaio di pezzi. Purtroppo, pochissime finora le giovanili (rimate, gergali-villoniane) tradotte e traducibili senza vergogna. Complessivamente molto contento. Per i testi, debbo pensar che Mila li abbia, almeno per la maggior parte.
Ancora una volta grazie della lettera. È una buona manata sulla spalla e fraterno calcio nel sedere. Tuo